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Il cannabidiolo aiuta a ridurre la dipendenza dalla cannabis?

Il cannabidiolo, componente non psicoattivo della cannabis, sembra favorire un taglio nell'uso di marijuana in chi ha problemi di consumo eccessivo.

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La dipendenza da cannabis riguarda, in misura più o meno importante, la vita di 22 milioni di persone nel mondo. | Shutterstock

Potrebbe sembrare paradossale che una possibile soluzione alla dipendenza da cannabis venga da un "ingrediente" della cannabis stessa: il cannabidiolo (CBD), la seconda sostanza più abbondante nella marijuana dopo il THC, potrebbe essere sfruttato come aiuto per uscire da un consumo problematico di erba. Come suggerisce uno studio pubblicato su Lancet Psychiatry il cannabidiolo, che non ha effetti psicoattivi, riesce a ridurre la dipendenza da marijuana dove altre terapie falliscono. 

 

Dati promettenti. In un nuovo trial farmacologico condotto nel Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bath, nel Regno Unito, un gruppo di neuroscienziati ha somministrato a 48 volontari con un problema di dipendenza da cannabis dosi giornaliere di cannabidiolo o un placebo, per un periodo di 4 settimane. I soggetti hanno ricevuto per via orale una dose quotidiana di 400 oppure 800 milligrammi di CBD; un trial preliminare su 34 volontari prevedeva una dose giornaliera di 200 milligrammi, che però si è rivelata troppo bassa e inefficace, ed è stata in una seconda fase scartata.

 

Al termine del trattamento, i partecipanti trattati con cannabidiolo avevano dato un taglio all'uso di cannabis molto più di chi aveva ricevuto il placebo: avevano totalizzato più giorni senza far uso di marijuana e presentavano minori livelli della sostanza nell'urina. Il cannabidiolo aveva in effetti ridotto l'uso di cannabis, oltretutto senza provocare dipendenza a sua volta o altri effetti collaterali.

senza fretta... La ricerca non si è spinta a spiegare il meccanismo, ma gli scienziati precisano che, diversamente dal THC, il cannabidiolo non agisce sul sistema della ricompensa e non ha un effetto intossicante. Studi passati hanno dimostrato la sua capacità di ridurre ansia e pulsioni in chi soffre di dipendenza da eroina, altri suggeriscono possa avere un effetto positivo nei trattamenti controllati della depressione, dell'insonnia o dell'epilessia. Allo stesso tempo però, molte affermazioni sulle presunte proprietà di oli e altri prodotti a base di cannabidiolo appaiono fuorvianti e prive di fondamento scientifico. In attesa di un quadro più chiaro i medici mettono in guardia da terapie fai da te con prodotti commerciali che contengono questa sostanza. Chi ha un problema di abuso di cannabis dovrebbe prima di tutto cercare l'aiuto di un medico e di uno psicoterapeuta.

 

8 agosto 2020 | Elisabetta Intini