Tumori: 4 miti da sfatare

4 false credenze sui tumori, in occasione del World Cancer Day che quest'anno è proprio dedicato ai "miti" che ancora circondano il cancro che - secondo gli ultimi dati diffusi dalla Iarc - uccide ogni anno 8 milioni e 200 mila persone nel mondo

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Si celebra oggi 4 febbraio il World Cancer Day, giornata mondiale contro il cancro, organizzata dalla Union for International Cancer Control (Uicc) con l'obiettivo di mantenere viva l'attenzione su una malattia tutt'altro che sconfitta.

Lo confermano i dati diffusi ieri dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione: i tumori causano ogni anno 8 milioni e 200 mila morti in tutto il mondo, e oltre la metà delle vittime ha un'età compresa fra i 30 e i 69 anni. Le cifre, poi, sono destinate purtroppo ad aumentare: si stima che fra vent'anni i decessi saranno almeno 13 milioni, con costi sociali e sanitari imponenti soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove già oggi si registra il 70 per cento della mortalità.
Nella consapevolezza che una migliore informazione è cruciale per contrastare i tumori, il tema scelto per il World Cancer Day 2014 è quello dei falsi miti che ancora lo circondano. Giunta alla seconda edizione, l'iniziativa vede il coinvolgimento degli oltre 800 gruppi e associazioni che aderiscono alla Uicc, attivi in 155 Paesi.

Mito 1: tumori? Meglio non parlarne
Affrontare in modo aperto il tema dei tumori è utile a tutti, malati e non. Riguardo ai primi, diversi studi hanno dimostrato che il supporto di amici, parenti e gruppi di pazienti riduce l'ansia e lo sconforto che si possono provare di fronte alla malattia e migliora sensibilmente la qualità della vita. Parlare apertamente di cancro è poi determinante per aumentare la consapevolezza dei rischi e far sì che le persone adottino abitudini e stili di vita atti a ridurli.

Mito 2: il cancro non dà sintomi
I sintomi del tumore possono essere subdoli, ma bisogna imparare a riconoscerli, anche perché i tumori si curano meglio se presi nelle fasi iniziali. Controlli periodici e una maggiore attenzione a segnali come la perdita di peso, l'affaticamento prolungato e inspiegabile, gonfiori e dolori, sanguinamenti o altro possono salvare la vita (per una guida sui diversi tumori si può consultare il sito dell'Airc).

Per il tumore della cervice uterina, quello della mammella e quello del colon sono inoltre attivi in Italia programmi di screening che permettono di scoprire la malattia precocemente, attraverso esami specifici (rispettivamente, il pap-test dai 25 anni, la mammografia e la ricerca di sangue occulto nelle feci dai 50).

Mito 3: contro il tumore non si può fare nulla
La prevenzione può fare moltissimo: basti pensare che il 22 per cento di tutti i decessi per tumore sono legati al tabacco, e nel caso del tumore del polmone la quota sale al 71 per cento. Per questo, le organizzazioni internazionali sottolineano che il fumo è la prima cattiva abitudine da eliminare per ridurre le probabilità di ammalarsi.

Ma esistono anche altri fattori di rischio che possono essere controllati: l'alcol, per esempio, è legato ai tumori del tratto digerente e della mammella mentre obesità e sovrappeso a quelli di intestino, utero, pancreas, esofago, reni, seno. L'attività fisica regolare e una dieta ricca di frutta e verdura, invece, riducono il rischio di contrarre moltissimi tumori e un'esposizione controllata al sole è cruciale per scongiurare il melanoma. Da qualche anno, per le ragazze è poi disponibile il vaccino contro l'HPV, che protegge contro il 70 per cento dei tumori della cervice uterina. Purtroppo però, secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità, solo il 69 per cento delle ragazze si è sottoposta alla vaccinazione.

Mito 4: essere curati non è un diritto
La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo sancisce che l'accesso alle cure deve essere garantito a tutti. In Italia questo diritto è assicurato dal Servizio sanitario nazionale. Purtroppo però non è ovunque così: nei Paesi in via di sviluppo sono spesso solo i ricchi a potersi permettere le terapie. E accade lo stesso anche in nazioni occidentali nelle quali sono però i cittadini a doversi garantire l'assistenza sanitaria, spesso attraverso la stipula di assicurazioni.

04 Febbraio 2014 | Margherita Fronte