È possibile bruciare calorie stando in poltrona?

Due nuovi studi sugli animali indagano sui meccanismi con cui il grasso può consumare energia invece di accumularla.

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Dimagrire stando in poltrona: un sogno?|Kary Nieuwenhuis/Thinkstock

Bruciare calorie senza dieta e senza sudare sembra il classico sogno impossibile. Eppure gli scienziati stanno indagando per vedere se questa apparente contraddizione in termini possa essere superata grazie a un particolare tipo di grasso presente nel nostro corpo, il cosiddetto grasso bruno.

Il grasso bianco, il grasso bruno...
Tutti ci portiamo addosso due tipi di tessuto adiposo, con caratteristiche molto differenti, il grasso bianco e il grasso bruno. Il primo, sostanzialmente, è quello che si accumula nella ciccia sulla pancia, e in cui vengono stivate le calorie di troppo assunte con l’alimentazione; il secondo è una forma di tessuto adiposo presente nei bambini (e anche negli animali che vanno in letargo), ma che tende con l’età a scomparire.

... e il grasso beige
È risaputo che il grasso bruno protegge il corpo dal freddo e che, con le basse temperature, si innesca una temporanea trasformazione del grasso bianco in bruno. In base a quanto visto in studi su animali e in alcune ricerche preliminari sull’uomo, sembra che nel processo si crei un tessuto chiamato grasso beige che aiuta a generare calore e a bruciare calorie.

Due diversi team di ricercatori hanno pubblicato studi, per ora solo su animali, che sembrano rendere possibile la trasformazione del grasso bianco in bruno, così da accelerare la spesa calorica dell’organismo, e quindi un eventuale dimagrimento, senza però fare ricorso al freddo.

Effetto «freddo» a temperatura ambiente
Nel primo studio, scienziati dell’Università della California a San Francisco hanno chiarito il meccanismo con cui il freddo fa da interruttore della conversione da «bianco» a «bruno». In precedenti ricerche avevano evidenziato che il freddo agisce attivando nel grasso un particolare tipo di cellule del sistema immunitario, i macrofagi.
Nel nuovo studio, sui topi, hanno spiegato in maggiori dettagli come funziona questo circuito. La proteina che sembra in grado di attivare i macrofagi, con lo stimolo del freddo, è l’interleuchina. Se si fornisce la proteina a temperature normali, che cosa succede? Gli scienziati hanno verificato che in topi, allevati a 30 gradi, la somministrazione di interleuchina fa aumentare del 15-20 per cento la loro spesa calorica. In più, è stato anche osservato l’innalzamento di un’altra proteina che serve all’organismo per produrre calore ed è espressa proprio nel grasso beige.

Un’arma contro l’obesità?
In un’altra ricerca, scienziati della Harvard Medical School di Boston hanno indagato su un’altra sostanza che sembra legata all’imbrunimento del grasso e hanno identificato un gene che svolgerebbe un ruolo chiave in questo meccanismo. Il gene stimolerebbe la produzione di un ormone normalmente presente nei muscoli dopo l’esercizio fisico e con l’esposizione al freddo: lo stesso che, nei topi, è responsabile dell’imbrunimento del grasso. Gli animali sottoposti a terapia genica con questo ormone hanno infatti dimostrato migliore tolleranza al glucosio e hanno perso un po’ di peso.

È presto per dire se queste ricerche troveranno una qualche applicazione nell’uomo, ma il tentativo è quello di manipolare questi circuiti per mettere a punto un’arma contro l’obesità.

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12 Giugno 2014 | Chiara Palmerini