Salute

C'è un modo per bloccare la trasmissione della covid?

I vaccini intranasali potrebbero riuscire a bloccare non solo l'infezione, ma anche la tramissione della covid: ecco a che punto è la sperimentazione, e cosa rimane da capire.

A questo punto della pandemia è chiaro a tutti (o quasi) che i vaccini funzionano e che stanno salvando molte vite. Tuttavia, per quanto sia innegabile la loro efficacia nel ridurre ricoveri e decessi, non sono altrettanto efficaci nel bloccare la trasmissione del virus - ed ecco perché è fondamentale, anche per i vaccinati, indossare la mascherina. Questo succede perché gli attuali vaccini, somministrati per via intramuscolare, inducono la produzione di anticorpi nel sangue ma non nelle mucose respiratorie, dove il virus può quindi replicarsi e venire espulso dalla persona vaccinata tramite goccioline respiratorie o aerosol. Come spiega l'epidemiologo Michael Mina in un tweet (qui sotto), i virus come il SARS-CoV-2 non hanno bisogno di replicarsi "internamente" per ritrasmettersi, ma solo localmente: atterrano nel naso, si replicano e sono pronti a passare al prossimo ospite.

Stop definitivo. Un possibile stop alla trasmissione potrebbe venire dai vaccini somministrati per via nasale (tramite spray o aerosol) che, come spiega uno studio italiano, sarebbero in grado di produrre non solo le IgG (prodotte dai vaccini attuali) ma anche le IgA mucosali, riuscendo quindi ad agire non solo internamente ma anche localmente nelle vie respiratorie. «È molto difficile proteggere il tratto respiratorio superiore con i vaccini intramuscolari», spiega Vincent Munster del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). «I vaccini intranasali potrebbero riuscire a bloccare la tramissione del virus», afferma Martin Moore, cofondatore di Meissa Vaccines, azienda californiana che sta sviluppando un vaccino anticovid di questo tipo.

Vaccino mRNA
Il vaccino della Meissa Vaccines utilizza un virus respiratorio sinciziale (VRS) attenuato, modificato per esprimere la proteina spike di SARS-CoV-2: «Difficilmente i vaccini a mRNA messaggero (come quelli di Pfizer e Moderna, ndr), potranno diventare intranasali», ha spiegato Martin Moore, cofondatore della Meissa Vaccines. © thodonal88 | Shutterstock

Protezione totale. Un recente studio condotto da Munster sembra confermare la capacità dei vaccini intranasali di indurre sia una risposta immunitaria sistemica che mucosale. Questo aspetto, sottolinea Munster, è di particolare importanza poiché gli aerosol di SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la covid, possono depositarsi sia nel tratto respiratorio superiore che in quello inferiore, scatenando l'infezione nei polmoni, e l'immunità mucosale garantirebbe la protezione anche di questa zona.

Come funzionano i trial dei vaccini

Come funzionano i trial (test, sperimentazione) dei vaccini - Nei test di fase 1 il vaccino è somministrato a pochi volontari, per determinare la dose; la fase 2, a cui partecipa qualche centinaio di persone, serve per vedere se ci sono effetti indesiderati e una risposta immunitaria: in circostanze normali, per le fasi 1 e 2 occorrono in media cinque mesi. Per la fase 3 sono reclutate anche decine di migliaia di persone (per la covid almeno 20-30 mila) tra soggetti sperimentali e di controllo, per determinare se effettivamente il vaccino fornisce un effetto protettivo: questo passaggio richiede almeno sei mesi. In generale, lo sviluppo di un vaccino richiede anni per il lavoro di ricerca e l'analisi dei dati: per la covid, invece, molti passaggi sono condotti in contemporanea e vengono concesse - dalle autorità sanitarie - autorizzazioni di emergenza.

Trial di fase 1. La Meissa Vaccines ha appena cominciato i trial di fase 1 (su volontari umani), dopo i buoni risultati ottenuti con la sperimentazione animale: l'unico trial di fase 1 di un vaccino intranasale completato fino ad oggi non ha dato buoni risultati, scatenando una risposta immunitaria decisamente inferiore a quanto sperato. È quello del vaccino anticovid di Altimmune, biofarmaceutica statunitense, i cui risultati sono stati definiti dallo stesso direttore "deludenti".

Tuttavia, secondo Matthew Memoli (NIAID), la delusione potrebbe essere dovuta a un'incapacità di lettura dei dati: «La risposta immunitaria scatenata dai vaccini intranasali sarà sempre inferiore a quella dei vaccini intramuscolari, ma alti livelli di anticorpi non sempre sono sinonimo di un'ottima protezione contro una malattia». Secondo Memoli il problema di base potrebbe essere la scarsa conoscenza del funzionamento dell'immunità mucosale del tratto respiratorio, che porterebbe i ricercatori a conclusioni errate e farebbe abbandonare troppo presto le sperimentazioni di vaccini promettenti.

1 dicembre 2021 Chiara Guzzonato
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