Salute

Biden e Trump: la memoria e le altre doti necessarie a un Presidente

Biden vs Trump è diventata, negli ultimi giorni, anche una sfida di lucidità e fitness cerebrale: cosa dice la scienza, su cervello e invecchiamento?

Nell'ultima settimana si è molto speculato sulle condizioni di salute del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, apparso affaticato durante durante il primo, molto atteso faccia a faccia con lo sfidante Donald Trump, avvenuto in diretta tv sulla CNN nella notte tra il 27 e il 28 giugno. Ma al di là di ogni superficiale ipotesi e delle simpatie politiche, che cosa dice la scienza sul declino cognitivo legato all'età? Quali capacità cognitive servono, per vestire i panni del leader più influente al mondo?

A ben vedere, durante il dibattito, sia il Presidente Biden (81 anni), sia l'ex Presidente Trump (78 anni) hanno avuto défaillance. Il primo si è spesso impappinato, ha avuto la parlata biascicata, si è dimostrato poco efficace negli attacchi all'avversario; ha fornito risposte confuse, si è bloccato. Donald Trump ha fornito un repertorio di risposte spesso fuori dal ragionamento logico e ha mentito su fatti facilmente verificabili.

Le performance di Biden, che è sembrato più fragile, hanno destato più preoccupazione, soprattutto tra i pensatori e la stampa Democratici. Che cosa, ci si è chiesti, è un normale segno di invecchiamento e che cosa è invece un declino patologico? Come si fa a distinguere tra le due condizioni?

Abbiamo provato a rispondere a domande e risposte. Con una precisazione doverosa: gli esperti affermano in modo unanime che non è possibile esprimere un giudizio senza una valutazione neuropsicologica diretta di un paziente, e che chiunque si avventuri in un'ipotesi diagnostica rischia di prestarsi a uno sfruttamento politico di una questione medica, sempre che ci sia.

Che cosa accade in un cervello che invecchia?

Con l'avanzare dell'età, il volume cerebrale inizia a diminuire, per via della perdita di cellule cerebrali che non vengono sostituite, della riduzione del volume delle cellule stesse e della degenerazione delle fibre nervose, i prolungamenti delle cellule nervose. Dopo i 40 anni, il peso del cervello cala del 5% ogni decennio, ma è solo attorno ai 60, 70 anni di età che si iniziano a vedere i sintomi di questa fisiologica riduzione di volume, o atrofia.

È un processo che avviene naturalmente anche in assenza di patologie cerebrali e che può causare inciampi nella memoria. Come spiega a Fortune Patricia Boyle, neuropsicologa del Rush Alzheimer's Disease Center: «La perdita di memoria legata all'età non è sempre un segno di un grave problema cognitivo. La maggior parte delle persone non capisce che la perdita di memoria legata all'età è solitamente associata a una lieve dimenticanza ed è una parte normale dell'invecchiamento cerebrale e non necessariamente un segno di un grave problema di memoria».

Quali sono allora i sintomi di un "normale" invecchiamento cognitivo?

Così come un corpo che invecchia si muove più lentamente o ha più spesso dolori, un cervello in là con gli anni può prendere più spesso una decisione sbagliata, scordarsi un pagamento, perdere momentaneamente la cognizione del tempo o non trovare la parola giusta che serve in quel frangente, o ancora dimenticare le cose in giro per casa e faticare di più nel trovarle.

«Il declino nelle funzioni cognitive che osserviamo, nel normale invecchiamento, in assenza di malattia, è solitamente associato alla velocità di elaborazione e recupero delle informazioni», spiega a Stat News John Rowe, Professore di Politiche sanitarie e invecchiamento alla Columbia University Mailman School of Public Health. Potrebbe per esempio capitare di incontrare un conoscente per strada e non ricordare il suo nome, o di faticare di più a rievocare, o a memorizzare in primo luogo, un numero di telefono. Si tratta però di un rallentamento, non di una compromissione grave.

Ci sono anche capacità cognitive che migliorano, con l'età?

Il termine cognizione fa riferimento a diverse funzioni, al di là della semplice memoria: per esempio quelle esecutive (la capacità di pianificazione, multitasking, organizzazione), attentive, linguistiche, alla risoluzione di problemi e ai processi decisionali. Tutte queste capacità cambiano con l'età, non necessariamente in peggio. L'elaborazione di informazioni, anche se spesso più lenta, di solito avviene comunque correttamente. Con l'esperienza accumulata, la capacità di giudizio spesso migliora. Anche le capacità lessicali, l'abilità di risolvere conflitti e la stabilità emotiva spesso si espandono con il passare degli anni.

Quali capacità cognitive servono in un ruolo di leadership?

Come chiarisce Leo Gugerty, Professore emerito di Psicologia della Clemson University (USA) su The Conversation, le decisioni complesse come quelle con cui si confronta un Presidente degli Stati Uniti sono di tipo sia intuitivo, sia deliberativo: il capo della Casa Bianca si trova sia a dover risolvere questioni minori, per le quali è sufficiente l'intuito che deriva da un'esperienza politica decennale, sia - più spesso - ad affrontare sfide complesse e fatte di tanti passi consequenziali, su temi come cambiamenti climatici, politiche migratorie, conflitti internazionali.

In questi casi si deve poter attingere con facilità alla conoscenza concettuale del mondo (memoria semantica: per esempio, la storia del Medio Oriente), avere l'apertura mentale che permetta di considerare tutte le opzioni rilevanti per prendere quella decisione, anche se confliggono con le proprie convinzioni; la capacità di prevedere le conseguenze di quella decisione e di fidarsi di esse, anche se si deve ragionare in termini di probabilità e non di certezze.

Serve anche saper lavorare in squadra per raccogliere i suggerimenti dei membri del proprio staff o della propria parte politica.

Secondo Gugerty, le basi delle capacità decisionali, come la conoscenza decennale di questioni di politica internazionale, l'apertura mentale, la capacità di soppesare probabilità e certezze e la disponibilità a farsi consigliare, non si deteriorano con l'età.

Che cos'è invece un declino cognitivo patologico?

A metà strada tra il normale invecchiamento e la demenza lieve si trova il declino cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment, MCI), una sfumata difficoltà in uno o in più domini cognitivi la cui presenza sia attestata da una valutazione neuropsicologica (cioè un'indagine complessa ed effettuata da professionisti delle funzioni cognitive), che però solitamente non pregiudica la capacità di condurre le normali attività quotidiane.

Tra il 10 e il 20% degli ultra sessantacinquenni sviluppa MCI, e tra questi, il 10-15% ogni anno andrà incontro a una demenza, spesso di tipo Alzheimer. Non tutti i pazienti con MCI peggiorano. «La maggior parte non lo farà - spiega Rowe - in effetti alcuni di loro migliorano con l'età, man mano che si abituano ad affrontare tutto ciò. E usano trucchi di memoria, ausili e cose del genere per affrontare questi problemi».

Quali sono i sintomi di declino cognitivo lieve?

Il dimenticarsi le cose o gli appuntamenti più spesso di come accadrebbe in una situazione di invecchiamento fisiologico. Perdere il filo del discorso o non riuscire a seguire la trama di un libro o di un film. Faticare a finire una conversazione. Trovare più difficile prendere una decisione, portare a termine un compito, seguire delle istruzioni. Avere difficoltà a orientarsi in luoghi noti o a giudicare una situazione. Di solito, anche amici e familiari notano questi cambiamenti.

Come si applicano queste considerazioni a Biden e a Trump?

Quelli commessi ultimamente dal Presidente Biden sono per lo più errori di memoria episodica (la capacità di rievocare episodi del proprio vissuto personale), che rimane però distinta dalla memoria semantica su cui si basa il processo decisionale. Per intenderci, anche quando un candidato sbaglia il nome di un politico che deve incontrare, probabilmente comprende comunque il concetto che si basa dietro a quel nome errato: le conoscenze semantiche sono infatti conservate nelle regioni posteriori del cervello, il cui declino avviene più lentamente.

Inoltre c'è da considerare il valore dell'esperienza politica, senza la quale, anche le decisioni basate sull'intuito diventano insidiose. Altri scienziati, pur precisando che non si può far diagnosi sulla base di filmati televisivi, sottolineano che segnali come un'incertezza nel passo, una camminata non accompagnata dal movimento delle braccia, lo sguardo fisso e un volto praticamente privo di movimenti potrebbero indicare un processo di invecchiamento non del tutto sano, comunque meritevole di attenzioni mediche.

5 luglio 2024 Elisabetta Intini
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