Salute

Consumare alcol ad alta quota fa male al cuore

L'accoppiata alcol più altitudine è dannosa per il sistema cardiaco, poiché fa diminuire l'ossigeno nel sangue e aumentare i battiti del cuore.

Alcol e altitudine non sono una buona accoppiata: lo afferma uno studio pubblicato su Thorax, che ha rilevato che chi consuma bevande alcoliche durante un volo a lungo raggio correrebbe un maggior rischio di soffrire di problemi cardiaci a causa dell'abbassamento dei livelli di ossigeno sanguigno e l'aumento della frequenza cardiaca.

Ipossia ipobarica. La pressione atmosferica cala esponenzialmente con l'aumentare dell'altitudine, causando normalmente un crollo nell'ossigenazione del sangue fino al 90% (a livelli normali è tra il 95% e il 100%). Quando si scende al di sotto di questa soglia si parla di ipossia ipobarica, uno stato che normalmente si sviluppa oltre i 2.500 metri di altitudine.

L'alcol rilassa le pareti dei vasi sanguigni, aumentando la frequenza cardiaca durante il sonno – un effetto simile a quello dell'ipossia ipobarica. Per questo i ricercatori hanno voluto indagare ulteriormente quali effetti potesse avere l'alcol in combinazione con la pressione in cabina a quota di crociera.

Lo studio. Gli autori hanno dunque coinvolto 48 persone tra i 18 e i 40 anni e le hanno divise in due diversi gruppi: uno è stato assegnato a un laboratorio del sonno in condizioni ambientali normali (pressione a livello del mare) e l'altro a una stanza che simulava la pressione in cabina ad alta quota (2.438 metri). Ognuno di questi due gruppi è stato ulteriormente diviso: 12 persone hanno dormito quattro ore senza assumere alcol, mentre le altre 12 hanno dormito quattro ore dopo aver bevuto alcol (l'equivalente di due lattine di birra o due bicchieri di vino).

Ossigenazione sotto i tacchi. Dai risultati è emerso che chi aveva bevuto e si trovava nella stanza che simulava la pressione della cabina di un aereo in volo ha avuto un crollo nell'ossigenazione sanguigna fino all'85% e un aumento del battito cardiaco fino a una media di 88 battiti al minuto durante il sonno; l'ossigenazione sanguigna di chi aveva bevuto la stessa quantità di alcol ma si trovava a livello del mare era invece scesa all'88%, e i battiti si attestavano a 73 al minuto.

Diversa la questione per chi aveva dormito nel laboratorio del sonno: chi aveva assunto alcol aveva comunque una buona ossigenazione sanguigna al 95% e una frequenza cardiaca a 77 bpm, mentre per chi non aveva bevuto l'ossigeno nel sangue era al 96% circa e i battiti al minuto 64.

Sonno disturbato. Anche il sonno ne risentiva: oltre alla fase REM, si vedeva ridotta anche la fase di sonno profondo (detta stadio N3 o NREM profondo) a poco più di 46 minuti per chi aveva bevuto ad alta quota, contro gli 84 minuti di chi aveva assunto alcol e i 67 minuti di chi non ne aveva assunto in condizioni normali.

I limiti della ricerca. Gli autori riconoscono di aver coinvolto un esiguo numero di partecipanti, tutti giovani e in salute – un campione che non riflette la popolazione generale. I volontari hanno inoltre dormito in posizione supina, un lusso che normalmente può permettersi solo chi viaggia in business class o prima classe. Tuttavia, sottolineano, «i risultati dimostrano che, anche in individui giovani e in salute, la combinazione di alcol e sonno in condizioni ipobariche affatica notevolmente il sistema cardiaco». Questi effetti potrebbero essere addirittura peggiori per i più anziani e per questo, concludono, sarebbe bene pensare di modificare le normative limitando il consumo di alcol a bordo degli aerei.

21 giugno 2024 Chiara Guzzonato
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