Salute

Il batterio della lebbra sa come far rigenerare il fegato (nell'armadillo)

Il patogeno della lebbra stimola la crescita di nuovo tessuto nel fegato degli armadilli che infetta: un superpotere che potrebbe tornarci utile.

Il batterio della lebbra è capace di riprogrammare le cellule del fegato e obbligarle a proliferare per produrre nuovo tessuto. Quando gli armadilli sono contagiati dal patogeno che causa la lebbra nell'uomo, il loro fegato cresce fino a diventare un terzo più grande del normale, mantenendo però intatte le sue funzioni: una stranezza che potrebbe insegnarci a stimolare la rigenerazione nel fegato anche nell'uomo. La scoperta è stata pubblicata su Cell Reports Medicine.

Ricrescere a comando. Il fegato è rispetto agli altri organi del corpo umano un vero asso nella rigenerazione cellulare. Se due terzi del fegato di un donatore vengono asportati per un trapianto, ciò che rimane può ricrescere fino alle dimensioni originali. Più difficile è stimolare questo processo di rinnovamento nei fegati malati perché affetti da patologie croniche e degenerative come la cirrosi epatica. Ma che cosa c'entra la lebbra in tutto questo?

Lancette all'indietro. Pur di diffondersi e ricavare nuovo tessuto in cui annidarsi, il batterio della lebbra Mycobacterium leprae è capace di quella che gli autori dello studio Anura Rambukkana e i colleghi dell'Università di Edimburgo definiscono un'alchemia biologica: riprogramma le cellule che infetta riportandole a uno stato meno maturo e con maggiori potenzialità, una condizione simile a quella delle cellule staminali.

Il team se ne era già accorto nel 2013, osservando in che modo il batterio manipola i geni delle cellule di Schwann, che rivestono i neuroni del sistema nervoso periferico. Il M. leprae le riporta in uno stato di immaturità e di grande capacità migratoria, sfruttandole poi per farsi dare un passaggio verso altri organi del corpo.

Fegato extralarge. Questa caratteristica era stata osservata in colture di cellule di topo. Ma succede anche negli animali vivi? Gli armadilli comuni o a nove fasce (Dasypus novemcinctus) sono tra i pochi mammiferi in grado di trasmettere la lebbra all'uomo. Parlando con un collega della Louisiana che li studiava, Rambukkana - un biologo che si occupa di rigenerazione dei tessuti - ha appreso che gli armadilli infetti avevano tutti una caratteristica inusuale, un fegato più grande del dovuto. Il nuovo studio lo conferma: quando il team ha provato a infettare nove armadilli, il batterio ha riportato gli organi a uno stato di immaturità cellulare simile a quello visibile nello sviluppo fetale.

organi di Ottima qualità. Non solo il fegato degli animali è cresciuto fino a diventare un terzo più grande di quello dei loro coetanei sani, ma ha mantenuto a ogni livello la sua corretta struttura anatomica: vasi sanguigni e dotti biliari si sono espansi in modo proporzionato e l'organo è rimasto perfettamente sano, senza ispessimenti, cicatrici o segni di crescita tumorale.

L'infezione è sembrata persino attivare i geni che contrastano l'invecchiamento e disattivare quelli a esso associati. L'analisi di diverse proteine per la funzionalità del fegato ha confermato che l'organo funzionava regolarmente.

A lezione da un batterio. Ora si spera di riuscire a sfruttare questo meccanismo per indurre naturalmente la rigenerazione del fegato in pazienti con malattie a carico di questo organo, mantenendo intatte le funzionalità epatiche ed evitando effetti collaterali comuni nella medicina rigenerativa, come la formazione di tumori o tessuto cicatriziale.

Restano però nodi importanti da chiarire: il fegato degli armadilli è più grande soltanto perché stracolmo di batteri al suo interno? E come fa il batterio della lebbra a non uccidere le cellule ospiti ma a indurre soltanto la loro rigenerazione?

21 novembre 2022 Elisabetta Intini
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