Fecondazione assistita: in 40 anni otto milioni di nascite

Louise Brown è stata "la prima della sua specie": da allora in poi, le tecniche di riproduzione assistita sono diventate routine e, in Europa, il 36 per cento dei tentativi si trasforma in una gravidanza.

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A 40 anni dalla nascita della prima “bambina in provetta” (Louise Brown, il 25 luglio 1978) sono 8 milioni i bambini venuti al mondo in questo modo. A fornire i dati è il rapporto annuale del comitato internazionale che monitora le tecniche di riproduzione assistita (ICMART), presentato nei giorni scorsi a Barcellona al congresso della European Society of Human Reproduction and Embriology.

 

Ormai le tecniche per la fecondazione assistita sono consolidate, e ogni anno si avvicinano a mezzo milione le nascite ottenute grazie alle tecniche di fecondazione in vitro, per due milioni di cicli di trattamento.

 

Dove si fa di più. La Spagna, con 119.875 cicli di trattamento è il paese più attivo nella riproduzione assistita. Segue la Russia (con 110.723 cicli), la Germania (96.512) e la Francia (93.918), che in precedenza risultava al primo posto.

La tecnica più utilizzata in Europa continua a essere l’ICSI, che sta per iniezione intracitoplasmatica. Introdotta nel 1992, consiste nell’iniezione diretta di un singolo spermatozoo all’interno dell’ovocita.

 

La sua indicazione originaria era per i casi di grave infertilità maschile, mentre oggi viene usata in più della metà delle procedure. La FIVET (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione) è invece la tecnica di inseminazione convenzionale, in cui gli spermatozoi sono semplicemente messi a contatto, in provetta, con l’ovocita.

 

Vedi anche: Storia di una bambina straordinaria, su Focus 310.

Gemelli in calo. Complessivamente in Europa, il tasso di gravidanze ottenute con la fecondazione assistita è di circa il 36 per cento. Con l’ovodonazione, permessa in Italia dal 2014, le percentuali di gravidanza continuano ad aumentare, e si assestano oggi intorno al 50 per cento.

 

Diminuiscono invece le gravidanze gemellari, dovute alla pratica molto comune negli anni passati di trasferire nell’utero più embrioni, per aumentare le probabilità di successo: in base agli ultimi dati sono circa il 15 per cento. Fenomeno che va di pari passo con l’aumento della pratica di trasferire un singolo embrione. Si faceva solo nell’11 per cento dei casi nel 1997, mentre oggi in quasi il 40 per cento.

 

 

 

24 Luglio 2018 | Chiara Palmerini