Asma infantile e inquinamento dell'aria

Un nuovo studio statistico su 18 Paesi europei e oltre 60 milioni di bambini conferma la relazione tra inquinamento atmosferico e asma infantile.

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Il cielo sopra Milano.|FREEDOMPIC / Shutterstock

Uno studio pubblicato su European Respiratory Journal, condotto dall'istituto di ricerca ISGlobal (Barcellona), torna a sottolineare la forte correlazione tra inquinanti atmosferici e asma infantile: lo studio ha preso in esame i dati statistici di 18 Paesi europei (tra i quali l'Italia) e di oltre 63 milioni di bambini.

 

La percentuale di nuovi casi imputabili all'inquinamento atmosferico varia in funzione degli inquinanti: +33% di incidenza per le polveri sottili (PM 2.5), +23% per il diossido di azoto (NO2), +15% per il black carbon (sottoinsieme delle polveri sottili). Per calcolare l'esposizione ai diversi agenti inquinanti i ricercatori hanno utilizzato un metodo statistico europeo armonizzato noto come Land Use Regression, basato su serie di misurazioni fatte nel continente.

In un mondo virtuoso. Rispettando i limiti della OMS (l'Organizzazione Mondiale della Sanità) per quanto riguarda le polveri sottili l'asma infantile risparmierebbe 66.600 bambini l'anno (l'11% del totale). Invece, riducendo le emissioni di NO2 i casi diminuirebbero "solo" dello 0,4% (circa 2.400 bambini), ma non perché il diossido di azoto sia meno dannoso: «Le nostre stime indicano che i limiti di NO2 indicati dall'OMS sono troppo alti», spiega David Rojas-Rueda, uno degli esperti a capo dello studio: «proponiamo che questi valori vengano rivisti e modificati al ribasso».

Se invece diventassimo per davvero virtuosi e i livelli di inquinanti scendessero sotto i minimi storici, si potrebbero evitare addirittura 190.000 casi l'anno per il particolato (33% del totale), 135.000 per il diossido di azoto (23%) e 89.000 per il black carbon (15%).

 

«Negli ultimi due anni sono stati effettuati diversi studi sulla connessione tra asma infantile e qualità dell'aria, e da tutti è emerso che quest'ultima contribuisce in maniera sostanziale a quel tipo di patologie», commenta Haneen Khreis, coordinatrice dello studio: «queste conseguenze sono in gran parte prevenibili attraverso delle politiche ambientali che riducano le concentrazioni di inquinanti nell'aria.»

06 Settembre 2019 | Chiara Guzzonato