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Antimalarici contro la COVID-19: non utili e forse controproducenti

Clorochina e idrossiclorochina non sembrano aiutare i pazienti con la COVID-19, e sarebbero anzi legati a una più alta letalità per l'infezione.

Idrossiclorochina e COVID-19
Clorochina e idrossiclorochina non sono finora risultate utili nel trattamento della COVID-19. | Shutterstock

Clorochina e idrossiclorochina non sembrano aiutare i pazienti affetti da COVID-19 e anzi, potrebbero peggiorarne il quadro clinico: è quanto emerge da un ampio studio osservazionale, cioè di pura osservazione della realtà e senza interventi attivi da parte dei ricercatori, pubblicato sulla rivista scientifica Lancet. L'analisi, condotta su migliaia di pazienti curati in ospedale per COVID-19, ha evidenziato che non solo gli antimalarici non hanno migliorato il decorso della malattia, ma anzi che i pazienti che li assumevano correvano un rischio più alto di morire o di sviluppare aritmie cardiache.

 

Esiti poco incoraggianti. Lo studio ha coinvolto circa quindicimila pazienti covid di 671 ospedali in diversi continenti, curati con clorochina, con la sua variante idrossiclorochina o con uno di questi farmaci in abbinamento a un antibiotico della classe dei macrolidi. Gli esiti del trattamento sono stati confrontati con quelli di un gruppo di controllo formato da circa ottantunomila pazienti che non avevano assunto alcuno di questi farmaci. Nei pazienti in cura con uno o l'altro antimalarico si è registrata una mortalità più elevata, con quasi un soggetto su sei (16-18%) deceduto in ospedale, contro uno su 11 (circa il 9%) del gruppo di controllo. Quando gli antimalarici sono stati somministrati insieme ai macrolidi, la letalità è salita a 1 su 5 nel gruppo curato con clorochina e quasi 1 su 4 in quello trattato con idrossiclorochina.

 

Nei pazienti che avevano ricevuto uno di questi quattro tipi di trattamenti era inoltre più elevato il rischio di pericolose aritmie ventricolari, episodi di battito rapido e irregolare nelle camere inferiori del cuore. Ad aprile, uno studio sulla clorochina somministrata a pazienti con COVID-19, condotto in Brasile, era stato interrotto proprio per le complicazioni cardiache associate a un alto dosaggio del farmaco.

Come interpretare lo studio. La ricerca non prova che questi medicinali siano pericolosi e da evitare, ma solo che prima di un loro utilizzo su pazienti affetti da COVID-19 sarà necessario attendere gli esiti di studi clinici controllati, in cui alcuni pazienti vengono assegnati in modo casuale a questo trattamento o a un placebo. Questo perché sulla maggiore letalità potrebbero aver influito altre variabili, come i motivi stessi per cui quei pazienti sono stati curati con antimalarici, anche se clorochina e idrossiclorochina sono stati collegati a una mortalità più alta anche dopo aver considerato altri fattori come età, condizioni di salute preesistenti e stili di vita come l'abitudine al fumo.

 

Non è questa la cura. Clorochina e idrossiclorochina sono antimalarici normalmente impiegati per il trattamento di alcune malattie autoimmuni come lupus e artrite reumatoide, e sono attualmente testate contro la COVID-19 dopo che alcuni loro effetti antivirali sono stati evidenziati in laboratorio. L'utilizzo medico di questi medicinali per trattare specifiche condizioni rimane sicuro, anche se lo studio sembra allontanare le speranze che possano essere usati contro l'infezione da SARS-CoV-2. La ricerca non ha invece indagato la loro utilità nel prevenire la malattia da coronavirus, una possibilità che - soprattutto negli Stati Uniti - è stata più volte sbandierata a fini politici.

27 maggio 2020 | Elisabetta Intini