Antibiotici e probiotici: un attacco combinato contro i batteri resistenti nelle ferite

Somministrati all'unisono cancellano ogni traccia di microbi dalle lesioni cutanee. Gli scienziati del MIT hanno escogitato un modo per evitare che i primi annientino i secondi "sotto fuoco amico".

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Nell'illustrazione, Lactobacillus in un intestino sano. | Shutterstock

In una delle tante mosse messe in campo contro i superbatteri più difficili da debellare, un gruppo di scienziati ha affiancato ai più tradizionali antibiotici, le proprietà dei probiotici, i microrganismi benefici che compongono parte della flora intestinale.

 

Questi batteri buoni aiutano a contrastare le infezioni producendo molecole antimicrobiche o sottraendo nutrienti essenziali ai patogeni. La loro azione è già stata testata con efficacia su ferite e bruciature, tuttavia i probiotici non sono capaci, da soli, di neutralizzare le aggregazioni batteriche (biofilm) che si formano sulle ferite infette.

 

Sull'altro fronte, anche gli antibiotici si stanno dimostrando sempre meno risolutivi contro alcune forme assai resistenti di infezioni. Per ottenere risultati occorrerebbe unire le due forze, ma gli antibiotici sono poco selettivi, e il rischio di eliminare i batteri buoni ancora prima che possano entrare in azione è dietro l'angolo.

 

la corazza perfetta. Un gruppo di scienziati del Koch Institute for Integrative Cancer Research del MIT ha affrontato il problema studiando un rivestimento che protegga i probiotici dall'attacco "amico". Per questa armatura, è stato utilizzato l'alginato, un polisaccaride già usato per accelerare la cicatrizzazione delle ferite che costituisce, inoltre, uno degli ingredienti principali dei biofilm, le pellicole di aggregati batterici che danno filo da torcere agli antibiotici. Mai prima d'ora qualcuno aveva pensato di utilizzare questa sostanza per proteggere i batteri buoni.

 

L'unione fa la forza. Nella capsula, sono stati inseriti tre ceppi di Lactobacillus efficaci contro lo Staffilococco aureus resistente alla meticillina (MRSA), uno dei più temuti superbatteri ospedalieri. Gli scienziati hanno affiancato alla capsula l'azione di un antibiotico, la tobramicina, efficace contro lo Pseudomonas aeruginosa, un altro batterio che prolifera sulle ferite. La combinazione antibiotico-probiotico ha ucciso, in laboratorio, ogni traccia di MRSA e Pseudomonas aeruginosa presenti in una coltura. Nessuno dei due componenti, da solo, è riuscito a eradicare i superbatteri, mentre l'assenza della capsula ha fatto sì che i batteri buoni fossero uccisi dagli antibiotici.

 

difesa meccanica Le potenziali applicazioni dello studio vanno al di là della lotta all'antibiotico resistenza. Capsule di polisaccaridi ripiene di probiotici potrebbero essere somministrate, per esempio, durante il trattamento con antibiotici, evitando che durante la terapia i microrganismi benefici vengano sterminati.

 

Ai probiotici e al microbiota è dedicato questo speciale

 

21 ottobre 2018 | Elisabetta Intini