Antibiotici di nuova generazione dal letame di cavallo

È una sostanza che funziona anche quando i tradizionali antibiotici falliscono. Non è proprio nuova, anzi: c'è da sempre. Negli escrementi di cavallo.

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Ci portano a spasso, ci aiutano nel lavoro, ci fanno fare sport, qualcuno li mangia. Presto potrebbero diventare farmacisti. | Tom Blackwell /Flickr

La notizia è di quelle che fanno storcere il naso: un team di ricercatori europei ha recentemente scoperto, nel letame di cavallo, una sostanza in grado di uccidere diversi tipi di batteri nocivi.

 


Il nuovo antibiotico è una proteina, la copsina, facilmente estraibile dai funghi che crescono sugli escrementi degli equini. I ricercatori sperano di poter utilizzare la nuova sostanza al posto degli antibiotici tradizionali, che nella cura di molte infezioni stanno perdendo progressivamente efficacia.

Come sopravvivere nella cacca. Secondo Markus Aebi, professore di Microbiologia all’Università di Zurigo e coautore dello studio, il letame equino costituisce un terreno di coltura eccezionale per funghi e batteri.

 

Questi organismi sono in costante competizione tra loro per le sostanze nutritive e lo spazio vitale, e così i funghi hanno sviluppato questo antibiotico per eliminare i batteri rivali.

La copsina elimina un batterio legandosi ad alcuni elementi portanti della sua parete cellulare: questo meccanismo, unico nel suo genere, rende la copsina efficace là dove gli antibiotici tradizionali non funzionano più.

 

Non solo farmacia. I ricercatori vorrebbero sviluppare una nuova classe di farmaci in grado di curare malattie sempre più resistenti, come la TBC, ma secondo i biologi la copsina potrebbe trovare applicazione anche nell’industria alimentare, per prevenire contaminazioni (per esempio, da Listeria).

 

Funziona da sempre. Al momento è troppo presto per dire se la copsina sarà la base per una nuova generazione di antibatterici. Quel che è certo, ha spiegato Aebi, è che i funghi la utilizzano con successo da milioni di anni per sopravvivere ai loro nemici, mentre gli antibiotici tradizionali stanno perdendo progressivamente efficacia dopo solo 70 anni di utilizzo.

 

17 marzo 2015 | Rebecca Mantovani