Salute

Anoressia nervosa: negli USA si testa la carta della psilocibina

Il composto psichedelico dei funghi allucinogeni, già usato per trattare alcune forme severe di depressione, potrebbe rivelarsi utile contro il più letale dei disturbi alimentari.

La psilocibina, il principio attivo psichedelico dei funghi allucinogeni del genere Psilocybe, è da qualche tempo nel mirino dei neuroscienziati per il modo inedito in cui sembra alleviare i sintomi della depressione, di alcune forme di dipendenza e dei disturbi ossessivo-compulsivi. Ma la sostanza potrebbe rivelarsi utile anche nel trattamento dell'anoressia nervosa: ne sono convinti i ricercatori della Johns Hopkins Psychedelic Research Unit (Stati Uniti), che stanno per iniziare un trial clinico del composto su pazienti con forme croniche del disturbo alimentare.

Sorvegliata speciale. Lo scorso anno la Food and Drug Administration americana ha riconosciuto l'elevato potenziale dell'uso di psilocibina in contesti controllati, e in abbinamento alla psicoterapia, nella cura di alcune forme di depressione resistenti ai farmaci. La sperimentazione ha ottenuto lo status di FDA granted Breakthrough Therapy, una sorta di "corsia preferenziale" riservata ai trattamenti promettenti contro disturbi gravi, che dovrebbe portare il composto più velocemente verso l'utilizzo clinico. Il nuovo trial si inserisce in questa scia.

Il team ha già testato la psilocibina in pazienti dipendenti da nicotina, o per lenire ansia e depressione in persone con tumori terminali. Il nuovo studio clinico, che in una prima fase sarà aperto, cioè senza gruppo di controllo, verificherà se la psilocibina possa essere somministrata in modo sicuro e in un contesto guidato a persone con forme gravi di anoressia nervosa, il più mortale e difficile da curare dei disturbi alimentari, che da tempo richiede nuove strategie terapeutiche.

Confini sempre più sfumati. Le droghe psichedeliche come psilocibina, LSD e ketamina inducono un nuovo stato di coscienza, oggi studiato a fine terapeutico. © Shutterstock

Perché potrebbe funzionare. Si cercherà di capire se il composto abbia effetti positivi sull'umore, sulla qualità di vita e sui sintomi cognitivi e comportamentali della malattia. Alcuni elementi farebbero infatti pensare a una sua possibile efficacia.

Come ha spiegato a New Atlas Natalie Gukasyan, ricercatrice impegnata nello studio: «La fisiopatologia dell'anoressia nervosa rimane oscura, ma alcuni indizi suggeriscono che il sistema di recettori 2A (5-HT2A) della serotonina (un neurotrasmettitore che agisce sull'umore, ndr) possa essere coinvolto. L'azione della psilocina, il metabolita attivo della psilocibina (cioè la sostanza che nel corpo umano scatena l'effetto psichedelico) è mediata dalla stimolazione di questi recettori».

Senza contare che l'anoressia nervosa condivide alcuni tratti con disturbi d'ansia, da dipendenza e ossessivo-compulsivi, già trattati positivamente con la psilocibina.

Per tentativi ed errori. Non è la prima volta che si testano composti psicoattivi contro i disturbi alimentari. Uno studio del 2017 si è concentrato sulle potenzialità dell'ayahuasca, una tradizionale bevanda psichedelica dell'Amazzonia, mentre alcune esperienze aneddotiche riferiscono di presunti benefici di un uso controllato di LSD e MDMA contro i disordini legati al cibo.

Altri ricercatori sono scettici, soprattutto sulla seconda di queste sostanze, che potrebbe essere usata da alcune persone con anoressia per allontanare lo stimolo della fame.

Il team della John Hopkins si concentrerà sulla psilocibina soltanto, che ha già somministrato senza effetti collaterali a centinaia di soggetti sperimentali. Se la prima fase andasse a buon fine, le successive coinvolgeranno un alto numero di pazienti e avverranno in condizioni controllate, in parallelo all'assunzione di placebo.

4 settembre 2019 Elisabetta Intini
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