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Anche per il solletico ci vuole l'umore giusto

Un curioso studio cerca di fare luce su una sensazione tanto comune quanto misteriosa per la scienza.

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| Shimpei Ishiyama e Michael Brecht

Darwin diceva che per provare piacere dal solletico dobbiamo essere dell’umore giusto. La conferma che è davvero così viene da un gruppo di ricercatori che ha fatto un curioso esperimento con i ratti, individuando la zona nel cervello collegata alla sensazione del solletico.

 

Misteriosa sensazione. Secondo il padre della teoria dell’evoluzione, la risata provocata dal solletico deriva dall’anticipazione del piacere, ma nel Medioevo il solletico prolungato era una forma di tortura. Pensatori, filosofi e scienziati, da Platone a Galileo, si sono cimentati nel tentativo di comprenderne la natura. Ma ancora oggi, nonostante conosciamo bene la sensazione, si sa poco o niente di come si generi nel cervello, di quale funzione abbia, e del perché il tocco improvviso in certe parti del corpo qualche volta ci faccia ridere e saltare, in altre occasioni sia fastidioso, e a qualcuno non faccia niente.

 

Anche i ratti ridono. Due ricercatori dell’università Humboldt (Berlino), Shimpei Ishiyama e Michael Brecht, hanno provato a capirne qualcosa di più a partire dai ratti. Anche questi animali, infatti, come si era capito da ricerche precedenti, hanno la loro “risata”, che anche se non è udibile dall’orecchio umano (perché emessa in ultrasuoni), può essere facilmente misurata. Facendo varie prove di solletico agli animali, in diverse situazioni, gli scienziati hanno così potuto trarre alcune conclusioni, riportate in un articolo pubblicato su Science (abstract in inglese).

 

Qui sotto, il video di uno dei test con la traccia degli ultrasuoni, che sono anche stati trasposti per renderli udibili.

 

Balzi di gioia. La prima è che, come in molti casi per gli esseri umani, il solletico è piacevole anche per gli animali, che saltano e ridono quando vengono solleticati vigorosamente sulla pancia e sul dorso, e si avvicinavano a cercare la mano che ha fatto il solletico, dopo che l’hanno provato la prima volta.

 

In più, misurando l’attività dei neuroni nella corteccia somato-sensitiva degli animali, la parte dove viene recepita la sensazione del tatto, i ricercatori hanno visto che la sua attività, specialmente negli strati più profondi, aumentava - i neuroni “sparavano” di più - mentre agli animali veniva fatto il solletico. E, a conferma che quello è proprio il punto del cervello dove si genera la sensazione, stimolando i neuroni senza fare altro, i ricercatori hanno indotto nei ratti le stesse risatine e salti di quando grattavano la pancia agli animali.

 

Bloccati dalla paura. Quando invece i ratti si trovavano in una situazione di ansia, per esempio sollevati su una piattaforma cui non erano abituati, il solletico non faceva effetto: non c’erano salti né risate. Una conferma che il solletico è una forma di socialità fisica molto antica, legata al gioco, e che le emozioni negative possono inibirne la sensazione nel cervello.

 

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11 novembre 2016 | Chiara Palmerini