Anche i virus hanno una vita sociale

Non serve possedere abilità cognitive per cooperare con i propri simili (o ingannarli per interesse). Leggere le interazioni virali con i parametri tipici del comportamento animale ci può aiutare a comprenderne i meccanismi.

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Il virus H1N1 in un'illustrazione medica. | Shutterstock

Studiare le interazioni tra i virus con le stesse lenti utilizzate per descrivere le relazioni animali potrebbe aiutarci a comprendere meglio il loro comportamento. A suggerire questa nuova prospettiva è Samuel Diaz-Muñoz, microbiologo dell'Università della California Davis, in un articolo pubblicato su Cell Host & Microbe, nel quale porta alcuni esempi di relazioni virali per certi versi "familiari".

 

Contatti e scambi. Il passaggio di materiale genetico che ha luogo quando diversi ceppi virali infettano lo stesso organismo ospite - uno dei motivi per cui i vaccini anti-influenzali faticano a tenere il passo con i patogeni in rapida evoluzione - ricorda alcune dinamiche tipiche degli ecosistemi animali. All'interno dell'organismo infettato si ripetono i meccanismi di rivalità e cooperazione osservati, per esempio, attorno alle barriere coralline, o nelle foreste pluviali.

 

Darsi una mano... senza saperlo. Secondo il ricercatore, l'idea che anche i virus siano organismi con una vita sociale attiva è stata a lungo ostacolata per il fatto che sono privi di doti cognitive: eppure queste non sono necessarie, per avviare forme di cooperazione.

 

Un esempio? Ai virus manca l'intelligenza per capire che infettare e uccidere l'organismo ospite può andare contro il loro stesso interesse. Tuttavia, si sono evoluti per rallentare la loro riproduzione così da mantenere la "vittima" in vita il più a lungo possibile, e far sì che possa infettare altre persone. Anche questa è una forma di cooperazione all'interno della stessa specie virale.

 

Traditori. Anche nelle comunità di virus c'è chi minaccia la cooperazione per portare avanti un interesse di parte. Certi virus sfruttano la replicazione di altri per riprodursi a loro volta, senza portare alcun contributo alla comunità virale. La vendetta contro questi organismi può consumarsi anche senza bisogno che i patogeni sfruttati si accorgano del raggiro.

 

Diaz-Muñoz, che in passato studiava le interazioni tra tamarini, ha pensato ora di trasferire i paradigmi di cooperazione e conflitto studiati sulle scimmie alle interazioni virali.

 

28 ottobre 2017 | Elisabetta Intini