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Coronavirus COVID-19: cosa c'è da sapere Vai allo speciale

USA: come ci si avvelena per combattere la covid

Succede negli USA: con la covid c'è stata un'impennata di chiamate ai centri antiveleni, per l'abuso e l'uso improprio di prodotti disinfettanti.

COVID-19: il disinfettante per le superfici non si beve!
Il panico da COVID-19 e l'aumento delle vendite di detergenti per la casa possono dare origine a combinazioni esplosive. | Shutterstock

In tempi di covid l'eccesso di zelo nelle pulizie può essere pericoloso quasi quanto lo sporco: un rapporto dei CDC (i centri USA per il controllo e la prevenzione delle malattie) mette in luce che, negli Stati Uniti, le chiamate ai centri antiveleni legate all'esposizione a detergenti e disinfettanti sarebbero aumentate nei mesi della pandemia.

Una (strana?) coincidenza. Da gennaio a marzo 2020, 55 di questi centri avrebbero ricevuto 45.550 chiamate per problemi di salute legati all'esposizione a disinfettanti e detergenti, circa il 20% in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Anche se non è possibile provare un rapporto di causa-effetto tra questi episodi e l'emergenza COVID-19, l'aumento si è verificato nel periodo di massima copertura mediatica della pandemia, nei giorni in cui gli scaffali dei reparti detergenza dei supermercati venivano svuotati e nelle settimane di "segregazione domestica" da lockdown. L'impennata delle chiamate sarebbe legata al contatto con candeggina, disinfettanti e salviette detergenti.

 

Flebo di disinfettanti per combattere la covid... Ecco la ricetta di Donald Trump per togliere di mezzo il
In una recente conferenza stampa, Donald Trump ha suggerito la possibilità di sottoporre i malati di COVID-19 a "iniezioni di disinfettante" o di sottoporli a un'intensa luce ultravioletta per eliminare il virus. Le sue esternazioni hanno sbalordito e allarmato medici e scienziati di tutto il mondo, che temono comportamenti di emulazione e ricordano che introdurre disinfettanti nel corpo umano porta alla morte. | Shutterstock

Due episodi emblematici. Nel rapporto si citano due casi in particolare per illustrare i pericoli di un uso non corretto di prodotti per la pulizia. Il primo riporta di una donna che pare avesse sentito da un notiziario che è meglio lavare i prodotti appena acquistati al supermercato. La signora ha riempito il lavello con un mix di candeggina, aceto e acqua calda in cui immergere frutta e verdura, ma la miscela ha dato origine a fumi tossici di cloro che le hanno causato tosse e gravi difficoltà respiratorie. Per la donna si è reso necessario un intervento in ospedale con ossigeno e broncodilatatori.

 

La seconda vicenda ha visto protagonista una bambina in età prescolare che ha bevuto il contenuto di un flacone di detergente per le mani lasciato incautamente dai genitori sul tavolo della cucina. La piccola ha vomitato prima dell'arrivo in Pronto Soccorso, ma anche così i medici hanno rilevato nel suo sangue una concentrazione di alcol oltre tre volte più alta di quella massima consentita per guidare in molti Stati americani (273 milligrammi per decilitro di sangue, contro gli 80 "legali" per un conducente adulto). Per la bambina è stato necessario un ricovero in terapia intensiva pediatrica, ma si è rimessa e dopo 48 ore è stata dimessa.

Attenzione agli eccessi. Nel rapporto si ricorda che la maggior parte degli esperti non ritiene necessario pulire ogni articolo acquistato quando si rientra a casa: anche se il SARS-CoV-2 (il nome del nuovo coronavirus) può resistere per giorni su alcune superfici, non ci sono prove di un possibile contagio attraverso il cibo o il suo packaging. Per prevenire il contagio occorre invece rispettare le norme di base ormai note, come lavarsi le mani dopo la spesa e dopo aver svuotato i sacchetti, tenere i cibi crudi separati da quelli cotti, cuocere alle corrette temperature. 

 

24 aprile 2020 | Elisabetta Intini