Alzheimer: la ricerca e le nuove speranze vai allo speciale

Alzheimer: scoperto un circolo vizioso nella produzione di beta-amiloide

Quando gli accumuli della proteina distruggono le sinapsi, i neuroni producono nuove quantità di questa sostanza, e la strage si perpetua: il "loop" infinito potrebbe in parte spiegare perché molti trial farmacologici per questa forma di demenza non funzionano.

alzheimer_shutterstock-713571544
In occasione della XXV giornata mondiale di sensibilizzazione sull'Alzheimer (21 settembre 2018) c'è forse una piccola, buona notizia.|Awsome Design Studio / Shutterstock

Un gruppo di ricercatori britannici che studia i meccanismi degenerativi caratteristici della malattia di Alzheimer ha osservato un "circolo vizioso" nell'accumulo della proteina beta-amiloide, che potrebbe in parte spiegare perché molte sperimentazioni di farmaci incaricati di contrastarla siano risultate finora poco efficaci.

 

Uno dei tratti ricorrenti nel cervello colpito da Alzheimer è l'accumulo di placche di proteina beta-amiloide, mucchi disordinati di una sostanza di scarto metabolico che circondano e distruggono le sinapsi, i punti nevralgici della comunicazione tra neuroni. Questo processo porta a morte cellulare, atrofia del cervello e problemi cognitivi, tra i quali la perdita di memoria.

La natura della beta-amiloide e il suo ruolo nell'origine della malattia non sono del tutto chiari: ancora ci si chiede, per esempio, se sia causa o sintomo di questa forma di demenza; altri studi le attribuiscono, prima che proliferi in modo incontrollato, un ruolo protettivo sui neuroni.

 

Nel nuovo studio, pubblicato su Translational Psychiatry, i ricercatori hanno trovato che, quando le aggregazioni di beta-amiloide distruggono una sinapsi, per tutta risposta le cellule nervose producono nuove quantità della proteina, mettendo così a rischio nuove sinapsi.

 

«Dimostriamo che esiste un circolo vizioso nel quale la beta-amiloide stimola da sola la propria produzione», spiega Richard Killick dell'Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience del King's College London. «Crediamo che quando questo loop finisce fuori controllo è troppo tardi perché i farmaci che prendono di mira la beta-amiloide siano efficaci. Questo potrebbe spiegare perché così tanti trial farmacologici contro l'Alzheimer abbiano fallito.»

 

Aggirare l'ostacolo. Fra i principali attori di questo circolo vizioso c'è una proteina ben nota a chi studia la malattia di Alzheimer: si chiama Dkk1 ed è un potente stimolatore della produzione di beta-amiloide. La sua concentrazione nel cervello aumenta con l'età. Questa proteina potrebbe essere, secondo i ricercatori, un bersaglio farmaceutico migliore rispetto alle placche amiloidi vere e proprie. Prenderla di mira potrebbe aiutare a scardinare l'appena identificato meccanismo continuo di produzione della proteina tossica.

 

21 Settembre 2018 | Elisabetta Intini