Salute

Alcol: identificati neuroni che influenzano ritmo 'bevute'

Roma, 4 set. (AdnKronos Salute) - Si esce per un solo drink, ma poi si continua fino a livelli pericolosi di ubriacatura. Cosa spinge il nostro comportamento correlato al bere? Gli scienziati sembrano vicini a risolvere il mistero: secondo una nuova ricerca, l'alcol modifica sia la struttura che la funzione di una specifica popolazione di neuroni, in una regione del cervello nota per regolare le nostre azioni dirette a uno scopo. In definitiva, le modifiche apportate a queste cellule le rendono più eccitabili e provocano l'invio di segnali che creano uno stimolo per un ulteriore consumo di alcol.

La scoperta, fatta da ricercatori della Texas A & M University, fa seguito a precedenti lavori dello stesso gruppo che avevano rilevato come l'alcol favorisca un importante processo neuronale all'interno di cellule situate in una zona del cervello chiamata striato dorsomediale. Questo processo, chiamato plasticità sinaptica, comporta modifiche alla forza delle giunzioni tra neuroni - le sinapsi - attraverso il quale scorrono i flussi informativi.

Per scavare un po' più in profondità, la squadra di studiosi ha ingegnerizzato dei topi in modo che le cellule che costituiscono la maggioranza dello striato dorsomediale, chiamate neuroni spinosi medi, diventassero fluorescenti.

Questi esili neuroni, simili a ragni, possiedono numerose strutture ramificate con piccole protuberanze, chiamate spine, che servono come punto di ingresso per le informazioni. Sono inoltre ricoperti da uno dei due tipi di recettori del piacere del nostro cervello, la dopamina, e possono essere quindi chiamati neuroni D1 o D2.

Ebbene, lo studio, pubblicato sul 'Journal of Neuroscience', sembra evidenziare un coinvolgimento di questi recettori nella dipendenza da alcol. Esponendo ripetutamente i topi all'alcol, il team ha scoperto che i neuroni D1 sono diventati più eccitabili, richiedendo una minore stimolazione. "Se questi neuroni sono eccitati, si vuole bere alcol", spiega l'autore Jun Wang. Ma questo porta a un circolo vizioso: più l'alcol diminuisce la soglia di attivazione, più si aziona il comportamento del bere.

I ricercatori pensano che tutto ciò potrebbe essere correlato a cambiamenti strutturali nei neuroni: rispetto alle cavie di controllo, i topi più attratti dall'alcol avevano neuroni con rami più lunghi e più maturi nei neuroni D1. "Il mio obiettivo finale è capire come funziona il cervello delle persone dipendenti dall'alcol - dice Wang - e una volta fatto questo, un giorno, saremo in grado di sopprimere il desiderio di un altro 'giro' di bevute interrompendo, in definitiva, il ciclo dell'alcolismo".

4 settembre 2015 ADNKronos
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