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L'AI può indovinare l'età a partire dal microbiota

Man mano che una persona invecchia, il suo microbiota cambia in modo prevedibile. Con un campione di saliva, l'AI può indovinare l'età.

Illustrazione: batteri.
Illustrazione: batteri. | CHIARI VFX / Shutterstock

Il microbiota umano è l'insieme di microrganismi con i quali condividiamo il nostro corpo. È molto conosciuto quello che abita l'intestino (flora intestinale), ma il microbiota è presente anche sulla pelle e nella bocca di ogni essere umano. Un nuovo studio ha recentemente tracciato una corrispondenza fra queste particolari popolazioni di microrganismi e l'età della persona che li ospita.

 

Quanti anni mi dai? La correlazione è talmente forte da permettere, tramite il machine learning (apprendimento automatico) di risalire all'età di una persona a partire solamente dalla composizione del suo microbiota. Indagando i microrganismi presenti negli escrementi si ha una precisione marginale, con un errore di 11,5 anni. Invece, analizzando il microbiota prelevato da pelle e bocca, si raggiunge una precisione più elevata, con uno scarto, rispettivamente, di 3,8 e 4,5 anni.

 

Per curare. «Questa nuova abilità di correlare i microrganismi con l'età ci aiuterà in futuri studi sul ruolo che essi giocano nel processo di invecchiamento e nelle malattie ad esso legate», ha dichiarato Zhenjiang Zech Xu, coautore dello studio e ricercatore dell'università di San Diego. «Inoltre ci aiuterà nel testare potenziali interventi terapeutici sul microbiota».

 

Per diagnosticare. Il potere predittivo del machine learning è stato realizzato dando "in pasto" i dati sulla composizione del microbiota e l'età di ogni individuo all'algoritmo appositamente creato da IBM. Già un altro studio aveva sviluppato un'AI simile, ma utilizzando i dati relativi alla flora intestinale, più difficili da prelevare. I ricercatori sperano in futuro di riuscire a correlare la composizione del microbiota di bocca e pelle anche ad alcune patologie, in modo da diagnosticare eventuali malattie senza test invasivi.

 

19 febbraio 2020 | Davide Lizzani