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Gli accumulatori di carta igienica al tempo della pandemia

Gli scienziati hanno tracciato il profilo del "compratore seriale" di carta igienica, una figura che si è diffusa durante la pandemia da CoViD-19 (ora in via di estinzione).

Carta igienica
| Lazy_Bear | Shutterstock

Sembrano lontani i momenti in cui correvamo al supermercato per accaparrarci l'ultimo rotolo di carta igienica, l'ultimo cubetto di lievito o l'ultima confezione di farina: eppure sono passati solo poco più di tre mesi dall'inizio della quarantena in Italia. Se anche voi avete contribuito a svuotare gli scaffali del discount vicino a casa, siete probabilmente emotivi, scrupolosi e vi sentivate minacciati dalla CoViD-19: lo dice la scienza.

IL COMPRATORE SERIALE. A marzo 2020 alcuni cittadini europei, statunitensi e canadesi si sono sottoposti anonimamente alla valutazione del Brief HEXACO Inventory (BIH, una versione breve del più conosciuto modello HEXACO, un test psicologico): hanno raccontato quanto si sentivano minacciati dalla pandemia, descrivendo i loro comportamenti in quarantena e, in particolare, specificando quanta carta igienica avevano usato negli ultimi mesi.

 

Uno studio pubblicato su Plos One ha analizzato i risultati: è emerso innanzitutto che chi era più avanti con l'età tendeva a fare scorta di carta igienica, che in Europa il prodotto veniva acquistato più di frequente, mentre in Nord America ogni acquisto avveniva in grandi quantità. Lo studio ha poi rivelato che gli "accumulatori di carta igienica" sarebbero tipi ansiosi, perfezionisti, molto organizzati e diligenti, oltre che emotivi e spaventati dall'emergenza sanitaria.

Tutto compreso? Tuttavia, sottolineano i ricercatori, sarebbero ancora «lontani dal comprendere questo fenomeno in modo completo». Probabilmente esistono ulteriori spiegazioni psicologiche e altri fattori da tenere in conto che non sono stati considerati nello studio, e potrebbero avere giocato un ruolo fondamentale anche le differenze locali o regionali (ad esempio relative a situazioni sanitarie o socioeconomiche).

 

26 giugno 2020 | Chiara Guzzonato