Salute

9 fattori che influiscono sul rischio demenza

Un caso su tre di decadimento cognitivo legato all'età si può prevenire con lo stile di vita, già a partire dall'infanzia: ecco comportamenti e misure che possiamo adottare già da ora.

Non è vero che la demenza senile è una compagna inevitabile dell'età avanzata: in un caso su tre, la si può prevenire. Lo sostiene un rapporto commissionato e pubblicato dall'autorevole rivista medica The Lancet.

Gill Livingston, psichiatra specializzata in demenze presso l'University College London, ha analizzato con i colleghi un'ampia letteratura sul tema, e sviluppato un modello che mostra come i diversi stili di vita adottati a varie età possano ridurre il rischio di deterioramento cognitivo negli anziani.

Merito dello studio è sottolineare come una condizione che creerà disagio in età avanzata possa essere combattuta già a partire dai primi anni di vita e lungo tutto l'arco dell'esistenza, senza che si pensi sia troppo presto, o troppo tardi, per iniziare.

9 regole auree. I nove fattori preventivi individuati sono una maggiore istruzione giovanile, l'esercizio fisico, avere una vita socialmente attiva, smettere di fumare, tenere controllati e contrastare la perdita dell'udito, il diabete, la depressione, l'obesità e la pressione sanguigna. Ciascuno di questi accorgimenti può ritardare l'insorgere di demenza senile o aiutare a prevenirla del tutto.

Con una popolazione mondiale sempre più anziana, il deterioramento cognitivo è uno dei problemi più grandi, per quanto riguarda le politiche sanitarie. Si calcola che 47 milioni di persone nel mondo siano affette da forme di demenza, e che questo numero salirà a 115 milioni di persone entro il 2050.

Spesa astronomica. Nel 2015 il costo globale di questa condizione è stato di circa 818 miliardi di dollari (per l'85% spesi per assistenza familiare e sociale). Si tratta di oltre 700 miliardi di euro. Non in tutti i casi lo stile di vita, da solo, basta a contrastare il decadimento cognitivo: il 7% dei casi di demenza ha origini genetiche. Per gli altri, però, c'è ancora molto che possiamo fare.

24 luglio 2017 Elisabetta Intini
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