Salute

24% diagnosi fra stranieri, nel Paese primato incidenza a Lazio, Lombardia e Piemonte

L'incidenza più alta fra i 25-29enni

Milano, 1 dic. (AdnKronos Salute) - Nel 2013 sono state 3.608 le nuove diagnosi di Hiv in Italia, una media di quasi 10 al giorno, e 1.106 i casi di Aids. Numeri che restano più o meno costanti secondo i dati del Centro operativo Aids dell'Istituto superiore di sanità (Iss). Oltre 7 nuovi sieropositivi su 10 (72,2%) sono maschi. Ad aumentare è l'età media della diagnosi che è 39 anni per gli uomini e 36 per le donne, e anche il numero di nuovi casi che si registrano fra gli omosessuali maschi, che costituiscono quasi la metà di quelli registrati nel Paese in tutto il 2013.

Secondo le segnalazioni arrivate, l'incidenza in Italia è dunque di 6 nuovi casi di Hiv ogni 100 mila residenti, numeri simili a quelli registrati in Spagna, Francia, Paesi Bassi, Grecia e Regno Unito. La fascia d'età che nella Penisola ha il primato di incidenza è quella dei 25-29enni: 15,6 nuovi casi ogni 100 mila residenti. Il virus continua a colpire e la sua corsa è sostenuta soprattutto da rapporti sessuali non protetti, ai quali sono attribuibili - spiegano gli esperti dell'Iss - l'83,9% di tutte le nuove diagnosi di Hiv (26% maschi, 18,5% femmine e 39,4% omosessuali maschi). Questa la fotografia dell'Hiv in Italia, mentre oggi in tutto il mondo si celebra la Giornata mondiale di lotta contro l'Aids, istituita per la prima volta nel 1988 per volontà dell'Organizzazione mondiale della sanità. Slogan di quest'anno 'Closing the gap in HIV prevention and treatment' (riduci il gap tra prevenzione e trattamento dell'Aids).

A preoccupare è anche il ritardo con cui si scopre la sieropositività: più della metà delle nuove diagnosi avviene in fase avanzata quando i linfociti CD4 sono già bassi o quando sono già comparsi i primi sintomi. Nel 2013, il 41,9% delle persone con una nuova diagnosi di Hiv ha fatto il test per la presenza di sintomi HIV-correlati, solo il 27,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 15,1% per controlli specialistici legati alla riproduzione sia nella donna che nel partner (gravidanza, parto, interruzione volontaria della gravidanza e procreazione medicalmente assistita).

Il numero di nuovi sieropositivi stranieri pesa sul totale per il 24% (casi che si concentrano soprattutto in Lazio, Campania, Sicilia e Sardegna): in particolare, in questo caso, le diagnosi risultano più frequenti fra le donne eterosessuali e l'incidenza tra gli stranieri residenti è più alta che fra gli italiani (19,7 nuovi casi ogni 100 mila, contro 4,9 ogni 100 mila).

Quanto alle Regioni che registrano l'incidenza più alta di nuovi casi di Hiv, nel 2013 il primato è di Lazio, Lombardia e Piemonte. L'incidenza più bassa è stata invece osservata in Calabria. L'andamento sembra essere stabile nella maggior parte delle regioni, anche se - fanno notare gli esperti - in alcune (Piemonte, Toscana, Abruzzo, Calabria) sembra essere in aumento e in altre si osserva un andamento in diminuzione (Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Trento, Emilia-Romagna, Umbria, Marche, Sardegna).

A fine 2012 sono state stimate circa 123 mila persone che in Italia convivono con l'Hiv. I pazienti in cura nei centri clinici (sia con Aids che asintomatici) sono circa 95 mila. Dall'inizio dell'epidemia nel 1982 a oggi sono stati segnalati nel Paese oltre 65 mila casi di Aids: fra questi circa 42 mila persone sono morte. Tra il 2006 e il 2013, segnalano ancora gli esperti dell'Iss, è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività, passando dal 20,5% al 68,2%.

1 dicembre 2014 ADNKronos
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