Scienza

2 aprile 2020, XIII Giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo

Per la giornata dedicata all'autismo pubblichiamo un estratto da "Eccentrico. Autismo e Asperger in un saggio autobiografico", di Fabrizio Acanfora.

Da quando è cominciata questa storia dell'asperger, ho scoperto un'infinità di cose. A volte, ciò che più mi sorprende è rendermi conto che un comportamento o un'abilità che ritenevo comuni a tutti, siano invece una prerogativa mia e di quelli come me. Altre volte, invece, dà sollievo scoprire che alcune mie caratteristiche già conosciute facciano parte di questa stessa condizione. (Fabrizio Acanfora)

«Le persone nello spettro autistico hanno un modo estremamente differente di pensare, si è detto. A prescindere dalle difficoltà sensoriali e dalla diversa percezione del mondo intesa come comprensione delle dinamiche sociali, il pensiero autistico è spesso concreto: in moltissimi casi si tratta di una modalità di pensiero visuale, uditiva, tattile, ovvero legata a uno o più sensi, in generale un modo di pensare che procede per riconoscimento e creazione di schemi spesso complessi.La diversa capacità di astrazione è documentata da numerosi studi e racconti in prima persona di persone autistiche, e non si scontra con le – talvolta – incredibili capacità matematiche o informatiche degli autistici. La matematica e l'informatica sono attività non necessariamente astratte perché seguono regole e protocolli ben precisi, percorsi e schemi facilmente visualizzabili.

Nei casi di autismo severo, vediamo spesso che la persona ha necessità di toccare gli oggetti e il proprio corpo, molte volte addirittura di colpire se stessa. Questo perché, come apprendiamo dai racconti di queste stesse persone, esse sono incapaci di percepire i confini e la posizione del proprio corpo nello spazio (carenze del sistema propriocettivo), e attraverso il tatto riescono a delimitare quei confini, anche i propri confini fisici.

Nel mio caso il canale preferenziale di entrata delle informazioni esterne è l'udito, ma quello di elaborazione del pensiero, diciamo quindi il canale interno, è prettamente visuale. Forse la mia passione per la musica nasce da una caratteristica già predominante nel mio cervello. I suoni, i rumori, le voci, tutto ciò che possa essere percepito dall'orecchio umano attira la mia attenzione istintivamente e inesorabilmente. Ma dal punto di vista di elaborazione di idee e concetti, ho fondamentalmente una capacità di formulare pensieri astratti estremamente particolare: mi risulta praticamente impossibile sviluppare un ragionamento che non possa in qualche modo 'vedere' o 'sentire'.

In pratica si tratta di una modalità di pensiero che si può definire bottom-up, ossia dal basso verso l'alto. Se un oggetto non è visualizzabile, anche come suono, non riesco facilmente a pensarlo. E questo vale per qualsiasi oggetto, anche un concetto, un'idea. In realtà con pensiero visuale credo sia possibile intendere non solo le immagini visive, ma anche quelle uditive, tattili e olfattive. Parlando di visualizzazione degli oggetti, quindi, mi riferisco al fatto che una parola, per chi rientra in questa modalità di pensiero, deve necessariamente corrispondere a qualcosa di riproducibile nella mente, a un'immagine di qualsiasi tipo, anche un suono, un sapore, ma che sia presente nella nostra mente come entità slegata dalla parola. In pratica, se una parola non fa riferimento a qualcosa di concreto, per alcuni di noi diventa difficile se non impossibile comprenderla e, soprattutto, utilizzarla in un discorso.

Eccentrico
La copertina del libro di Fabrizio Acanfora, "Eccentrico. Autismo e Asperger in un saggio autobiografico", vincitore del Premio Nazionale Divulgazione Scientifica “Giancarlo Dosi” 2019. Per acquistarlo, fai clic qui. © Editrice Effequ

In generale trascorro gran parte del mio tempo rinchiuso nella mia testa, e quello che avviene fuori mi arriva fondamentalmente dalle orecchie. Non è solo un udito particolarmente sensibile e sviluppato – a volte penso anche troppo sviluppato – ma estremamente attento a ogni minimo dettaglio.

Come musicista questa caratteristica mi è molto utile e, fin dall'inizio dei miei studi, ho sempre avuto un approccio più uditivo che concettuale nei confronti della musica. La mia insegnante non ne è mai stata molto felice, diceva che i dilettanti suonano a orecchio, che dovevo attenermi alla partitura, che l'orecchio non è un buon sistema per apprendere a suonare. Anche da questo punto di vista, la pressione del mondo 'normale' mi ha schiacciato senza che riuscissi a comprenderne il motivo.

Leggo la partitura, ci mancherebbe, uno non arriva al diploma in pianoforte o a dirigere un'orchestra se non sa leggere una partitura. Ma il metodo, l'approccio secondo cui dovevo fare riferimento prima di tutto a dei segni scritti sulla carta e poi, solo in un secondo momento, al suono che quei segni mi indicavano, mi ha reso la vita difficile. Costringermi ad affrontare un brano musicale partendo dalla teoria e non – cosa più naturale per me – dalla pratica, ha per un periodo sterilizzato il mio modo di suonare. Mi sentivo un dattilografo costretto a ricopiare montagne di fogli in una lingua sconosciuta.

Lo stesso mi accade per le lingue. Le imparo rapidamente e spesso la gente si meraviglia della mia pronuncia in inglese o in spagnolo, perfino in olandese. Eppure, tranne quel poco di inglese appreso a scuola, io le lingue non riesco a impararle studiandone per prima cosa la grammatica. Magari dopo sì, ma non posso cominciare dalla teoria, devo iniziare dall'ascolto. Ho bisogno di immergermi nei suoni, nelle inflessioni di una lingua: ascoltarne la cadenza, la retorica e la pronuncia; ho necessità di far corrispondere a ogni suono l'immagine di un oggetto, ogni frase deve essere prima di tutto assorbita come immagine. E poi, all'improvviso, comincio a parlare quella lingua.

Io vedo i miei pensieri. Se ho appuntamento con Luisa alle otto, nella mia testa scatta l'immagine di Luisa, poi l'orologio con le lancette ferme alle otto, e poi la fotografia di me e Luisa, nel luogo dell'appuntamento. È così per tutto, anche se devo andare da qualche parte: prima visualizzo il percorso esatto come in un film. E questo a volte può essere un problema, se la strada non l'ho mai percorsa prima. Quando devo andare in un posto che non conosco, mi perdo. Non c'è scampo.

Ripeto, credo che questa modalità di pensiero e percezione sia legata a una diversa capacità di astrazione. Anche quando scrivo funziona così. Se sto buttando giù un racconto, lo vedo scorrere davanti ai miei occhi come una pellicola, come un film. Se invece si tratta di altro, come ad esempio un saggio, una riflessione, allora semplicemente devo riuscire a sentirla nella mia testa; lo dico letteralmente, nel senso che sento la mia voce parlare, declamare enfatizzando la punteggiatura. In pratica è come se facessi un dettato, solo che a dettare sono io stesso; è la mia stessa voce che parla alla mia mente. E comunque a ogni concetto o parola è sempre associata un'immagine (visiva, uditiva, tattile, non ha importanza).

L'attenzione ai dettagli dal punto di vista uditivo a volte fa male. Non riesco a portare a termine un discorso o un pensiero per colpa dei rumori o dei suoni che percepisco dal mondo esterno. Sempre tutti insieme, una fatica enorme stargli dietro, non riuscire a filtrare, a stabilire a cosa prestare attenzione e a cosa no. Ma, ad esempio, questa mia caratteristica mi è estremamente utile quando lavoro con gruppi di musica. Riesco a sentire ogni cosa. E forse è per questo che mi risulta così facile lavorare in sala di registrazione come direttore di produzione.

I musicisti, l'orchestra nella sala accanto sono impegnati a suonare, e quando sei così preso dall'atto di suonare ti sfuggono sempre tante cose. Per me invece è estremamente facile individuare il minimo errore di intonazione, l'entrata appena un po' in ritardo dell'oboe o quella nota fuori posto del secondo violino. Ho la sensazione di 'vedere' i suoni, per la chiarezza con cui mi si presentano.

Se da un lato ho una ridotta capacità di astrazione e quindi mi riesce difficile fare e afferrare dei ragionamenti apparentemente semplicissimi, dall'altro la mia abilità di visualizzazione compensa questa mancanza. Il mio modo di pensare mi è stato incredibilmente utile, soprattutto nel lavoro. Costruire un clavicembalo richiede un numero enorme di procedimenti, ogni pezzo può avere bisogno di decine di lavorazioni differenti prima di giungere alla sua forma definitiva. E ogni singola lavorazione deve essere effettuata con la massima precisione possibile, perché a volte la tolleranza minima di errore non supera uno o due decimi di millimetro.

Ovviamente ci sono diversi modi per ottenere un risultato, molti dei quali già sperimentati e noti. Però spesso nel lavoro mi capitava (soprattutto succedeva all'inizio) di trovarmi a dover risolvere un problema e non sapere come fare. Succede a tutti, ovviamente, ma come superare certi ostacoli? Come ottenere, ad esempio, un ponticello a forma di S lungo un metro e mezzo, di altezza variabile con uno dei due lati obliquo, da una tavola di legno grezza? Nell'antichità avevano i loro sistemi e si potrebbe semplicemente copiare quelli, ma il mio problema era: riuscirci ottimizzando i tempi, aumentando la precisione e rendendomi possibile la replicabilità esatta del risultato per gli strumenti futuri dello stesso tipo.

Ed è qui che il mio modo di pensare rappresenta un grande vantaggio, perché come in una simulazione al computer nella mia mente cominciano a partire immagini, film dei vari procedimenti da seguire fino a ottenere il risultato, perfetto e senza sbavature. Se devo effettuare dei tagli particolari nel legno, mi si materializza nella testa un film in cui assemblo una guida speciale per la sega circolare o per la fresatrice, e la sequenza è estremamente precisa: vedo la costruzione della guida pezzo per pezzo fino al momento in cui la utilizzo e ottengo il taglio particolare che cercavo. Suppongo che in questi momenti, mentre il cervello lavora e io sono completamente concentrato e chiuso in me stesso, da fuori sembrerò bloccato, paralizzato».

1 aprile 2020 Chiara Guzzonato
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