12 cose che (forse) non sai su cannabis e marijuana

Da quanto è conosciuta, dove è venerata, che cosa c'entra coi Moai, perché fa male, quando fa bene, l'effetto che ha su di lei (e su di lui): 12 fatti più o meno noti sull'erba e sul suo consumo - In più: Cannabis (Gli Speciali di Focus)

Una storia antica. Anche se le origini esatte della Cannabis sativa (la pianta da cui si ricava la marijuana) non sono note, si pensa possa aver avuto origine in Asia centrale. Le prime evidenze tangibili del suo utilizzo risalgono al Neolitico (8.000 - 5.000 a.C.), quando veniva utilizzata per produrre fibre tessili e reti da pesca e ne venivano consumati i semi. Tracce di queste consuetudini sono state trovate in siti neolitici di Cina, Siberia, Taiwan, Turkestan e Hong Kong. Residui di semi di cannabis bruciati sono stati rinvenuti in Romania. La più antica testimonianza letteraria legata alla marijuana usata in ambito medico si troverebbe invece nella letteratura cinese, ma su questo punto non tutti gli storici si trovano d'accordo.

A ogni cosa il suo nome. Canapa, cannabis, marijuana: quando si parla di "erba" si assiste spesso a una confusione terminologica. La marijuana è una sostanza psicoattiva che si ottiene facendo essiccare le infiorescenze della Cannabis sativa. Non tutte le varietà di questa pianta sono però sfruttate a scopo ricreativo: solo quelle che appartengono al genotipo THCAS (volgarmente definite "canapa indiana") hanno effetti psicoattivi dovuti al contenuto di tetraidrocannabinolo (THC), una sostanza psicotropa che provoca euforia, rilassamento, appetito, disorientamento spazio temporale. Se il normale contenuto di THC in una pianta di cannabis è pari al 5-8%, oggi sono subentrate colture intensive di varietà che possono arrivare al 38% di THC, cioè 5 o 6 volte di più.

Esperienze "divise". Gli effetti del consumo di marijuana potrebbero essere diversi a seconda del genere. Uno studio sui ratti compiuto nel 2014 dagli psicologi della Washington State University ha evidenziato che le femmine sono più sensibili agli effetti analgesici del THC e che sviluppano più facilmente tolleranza alla sostanza (cioè devono aumentare la dose per ottenere lo stesso effetto), un fenomeno che può aprire le porte alla dipendenza. La differenza sarebbe dovuta al ruolo degli estrogeni, i principali ormoni sessuali femminili. In ogni caso, almeno in Italia, i maschi fumano più spinelli rispetto alle ragazze: a ogni consumatrice corrispondono quasi due consumatori maschi.

Pericolosa in adolescenza. Completamente unisex sono invece i danni che un consumo costante di marijuana può fare sul cervello - ancora in pieno sviluppo - degli adolescenti, i suoi principali consumatori. In questo periodo più che in altri il cervello vive una fase di pieno sviluppo, rafforzamento e sfoltimento di precise connessioni neurali. Il corretto funzionamento delle sue cellule è pertanto essenziale. Il THC è simile agli endocannabinoidi, neurotrasmettitori naturali del cervello, e interferisce con la loro azione compromettendo le funzioni nervose. Danneggiando le sinapsi e lasciando i neuroni privati del loro naturale sistema di regolazione, il THC può favorire, con il tempo, l'insorgenza di depressione, schizofrenia, psicosi e disturbi nell'apprendimento. Per alcuni ricercatori, l'uso costante di marijuana in questa particolare fase dello sviluppo finisce col produrre danni permanenti alle connessioni neurali.

In medicina. L'azione prolungata del THC è stata anche collegata a danni non neurologici come un rischio raddoppiato di contrarre un tumore ai testicoli (per l'alterazione del sistema endocannabinoide, che è coinvolto anche nella regolazione della sintesi degli ormoni sessuali) e un accentuato rischio di infarto (perché aumenta frequenza di battito e pressione sanguigna). Tuttavia, i benefici della marijuana in ambito medico - e quindi controllato - sono noti da millenni e includono effetti analgesici sul dolore cronico o di malati terminali, l'attenuazione degli effetti di malattie autoinfiammatorie e di alcuni disturbi legati alle demenze, benefici contro l'artrite, i tremori del Parkinson e gli effetti collaterali della chemioterapia, e buoni risultati nel trattamento di ansia patologica e disturbo post-traumatico da stress.

La più potente. La varietà più potente di marijuana è la Sinsimilla, che si ricava impedendo alle infiorescenze delle piante femmine di Cannabis di essere impollinate. La pianta rimane senza semi e produce un alto contenuto di resina, con un'alta concentrazione di THC.

Gli effetti sui cani. Gli animali domestici non sono immuni agli effetti del THC: il "fumo passivo" sortisce sui cani effetti molto più macroscopici di quelli che ha sull'uomo. E sono in aumento i casi di compagni a quattro zampe che finiscono nei pronto soccorsi veterinari per aver ingerito per sbaglio pezzetti di hashish lasciati in giro dai padroni. Quando accade, gli animali presentano pupille dilatate, iper eccitamento e movimenti muscolari incontrollati. Gli si somministrano terapie di sostegno e lavanda gastrica e si aspetta, sperando che l'effetto passi nel giro di 24 ore.

Fame "chimica". Non è una suggestione: fumare cannabis fa davvero venire fame, e il motivo è da cercare ancora una volta negli effetti del THC. Questo principio attivo si lega infatti a una molecola presente nei neuroni del bulbo olfattivo, la zona del cervello che riceve gli stimoli provenienti dal naso: questo fa sì che la sensibilità agli odori risulti amplificata, aumentando di fatto l'appetito.

Un uso inaspettato. La canapa avrebbe un legame inaspettato anche con i misteriosi Moai dell'Isola di Pasqua. Secondo uno studio della California State University pubblicato nel 2012, per spostare le colossali statue di oltre 4 tonnellate di peso gli antichi polinesiani potrebbero essersi di corde di fibre di canapa intrecciate. Tese da 18 persone, avrebbero fatto percorrere alle sculture anche 100 m in poco meno di un'ora.

Venerata. Per i seguaci del rastafarianesimo, un movimento religioso sviluppatosi in Jamaica a partire dal Cristianesimo negli anni '30 del Novecento (e all'origine della cultura "rasta") la marijuana è un'erba non solo medicinale, ma anche da usare come ausilio nella meditazione e nella preghiera. Ritengono che il suo uso sia citato nella Bibbia e sia necessario per raggiungere una sorta di illuminazione spirituale.

Non così "verde". Coltivare cannabis non è propriamente un'attività "green", a meno che non si coltivi all'esterno, o sotto LED a basso consumo energetico. In base a un report pubblicato nel 2011 dal Lawrence Berkeley National Laboratory (USA), per un singolo spinello si producono, nelle coltivazioni indoor, circa 0,9 kg di CO2, l'equivalente di quanto emesso da una lampadina accesa per 17 ore.

Love is in the air. Uno studio del 2012 condotto in varie città italiane dall'Istituto di Inquinamento Atmosferico di Roma del CNR ha evidenziato tracce di marijuana - non massicce, ma comunque ben rintracciabili - nell'aria attorno al Colosseo e al Pantheon a Roma, e in quella di Torino, Firenze, Bologna, Milano e Napoli, con il capoluogo toscano in cima alla lista per le concentrazioni di "erba" (probabilmente per il gran numero di studenti che ospita).

Una storia antica. Anche se le origini esatte della Cannabis sativa (la pianta da cui si ricava la marijuana) non sono note, si pensa possa aver avuto origine in Asia centrale. Le prime evidenze tangibili del suo utilizzo risalgono al Neolitico (8.000 - 5.000 a.C.), quando veniva utilizzata per produrre fibre tessili e reti da pesca e ne venivano consumati i semi. Tracce di queste consuetudini sono state trovate in siti neolitici di Cina, Siberia, Taiwan, Turkestan e Hong Kong. Residui di semi di cannabis bruciati sono stati rinvenuti in Romania. La più antica testimonianza letteraria legata alla marijuana usata in ambito medico si troverebbe invece nella letteratura cinese, ma su questo punto non tutti gli storici si trovano d'accordo.