Sogin e l'eccellenza italiana nello smantellamento delle centrali nucleari

L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha conferito a Sogin il prestigioso riconoscimento di Centro di collaborazione dell’Agenzia.  La società che gestisce lo smaltimento degli impianti nucleari italiani diventa un partner di rilievo per la promozione tecnologica, il trasferimento della conoscenza, la formazione e l’addestramento nel decommissioning nucleare.

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L'ex centrale nucleare Enel di Garigliano (Caserta), entrata in servizio nel 1964 e chiusa nel 1982.|shutterstock

Tra le eccellenze tecnologiche italiane più ricche e allo stesso tempo sfortunate c'è quella dello smantellamento degli impianti nucleari, l'ultima fase del ciclo di vita di una centrale dopo la costruzione e l'esercizio. L’Italia, infatti, con il referendum seguito al disastro di Chernobyl (1986) è stato uno dei primi Paesi a fermare la produzione di energia da fonte nucleare. Era il 1987 e da quel momento è iniziato un lunghissimo e accurato di processo smantellamento (il decommissioning, si dice in termini tecnici) delle centrali nucleari.

 

Per realizzare questo processo venne fondata nel 1999 una società ad hoc, Sogin, che in questi due decenni - e soprattutto negli ultimi tre anni - ha acquistato un know-how e un'esperienza che non ha eguali in nessun altro Paese del mondo. Tanto che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha conferito a Sogin il prestigioso riconoscimento di Centro di collaborazione per la trasmissione di conoscenze e pratica per il decommissioning degli impianti nucleari. 

 

La cerimonia di consegna del riconoscimento si è svolta durante la 63esima Conferenza Generale AIEA, alla presenza dell'Ambasciatore italiano presso le Organizzazioni internazionali a Vienna, Maria Assunta Accili, di Mikhail Chudakov, Vicedirettore Generale e Capo del Dipartimento per l’Energia Nucleare dell’Agenzia, e Luca Desiata, Amministratore Delegato di Sogin. Nella foto, da sinistra a destra, Luca Desiata, l'Ambasciatore italiano Maria Assunta Accili, il presidente di Sogin Marco Enrico Ricotti e Mikhail Chudakov. | Sogin

Con questa designazione l’Italia è fra i primi Paesi ad essere riconosciuta dall’Agenzia come partner per la promozione tecnologica, il trasferimento della conoscenza, la formazione e l’addestramento nel decommissioning nucleare. In altre parole, la nostra competenza in questo settore - che diventerà sempre più importante man mano che le centrali nucleari di tutto il pianeta raggiungeranno la fine del loro ciclo di vita - è stata riconosciuta come una delle più notevoli.

 

«Sogin - ha dichiarato il Vicedirettore Generale e Capo del Dipartimento per l’Energia Nucleare dell’AIEA, Mikhail Chudakov - ha una significativa esperienza nel campo del trasferimento delle conoscenze e della formazione nella disattivazione nucleare. L'Agenzia è lieta di beneficiare di tale esperienza e di aiutare Sogin a condividerla con i nostri Stati membri».

 

Come si smantella una centrale nucleare Le procedure per smantellare i siti nucleari, siano essi piccoli reattori per usi scientifici o grandi centrali per la produzione di energia, «sono tecnicamente molto complesse, anche perché riferite ad impianti che non erano stati progettati e realizzati per essere smantellati» ci ha spiegato Luca Desiata, amministratore delegato di Sogin.

 

La prima fase del decommissioning è stata completata. È la più pericolosa perché comporta l'allontanamento del combustibile nucleare che è stato portato quasi del tutto in Inghilterra e in Francia per il riprocessamento - operazione che consente il riutilizzo del 96-97% del materiale fissile. 

 

Le altre fasi - semplificando molto - comportano la cosiddetta caratterizzazione radiologica degli impianti (ovvero capire come e quanto sono state contaminate alcune parti delle centrali), la decontaminazione delle strutture, la demolizione degli edifici e, infine, la caratterizzazione radiologica del sito. Tutte queste operazioni vengono svolte mantenendo sempre in sicurezza gli impianti nei quali si lavora.

 

È POSSIBILE RICICLARE UNA CENTRALE NUCLEARE? Le capacità e le esperienza maturate in questi ultimi anni hanno persino permesso di applicare il principi dell'economia circolare anche al decommissioning di una centrale nucleare. Se infatti la gestione dei rifiuti radioattivi prevede la raccolta e lo stoccaggio in appositi depositi temporanei, tutti gli altri materiali prodotti dallo smantellamento, come ferro, rame o calcestruzzo possono essere recuperati e riciclati. E non sono pochi: il 90% dei materiali di una centrale è composto da calcestruzzo e metalli che, una volta decontaminati, possono essere avviati al riciclo.

 

Il percorso di Sogin. Il rapporto tra Sogin e gli esperti AIEA ha avuto un forte impulso a partire dal 2017 quando, su richiesta del Governo italiano, l'agenzia Onu ha avviato una revisione indipendente (tecnicamente detta Peer Review) dell’intero programma di decommissioning degli impianti nucleari italiani.

 

Nel 2018, è stata realizzata una analisi tecnica  sullo smantellamento dei reattori delle centrali nucleari di Trino e Garigliano. Anche in questa occasione, IAEA ha espresso un parere positivo.

 

Nel 2019, infine, è stato approfondito il tema della sostenibilità e dell’economia circolare nel decommissioning nucleare.

 

«Con la cerimonia di oggi – ha dichiarato l’Amministratore Delegato, Luca Desiata – Sogin viene designata “IAEA Collaborating Centre”, un riconoscimento prestigioso a livello internazionale che certifica l’eccellenza del nostro know-how nello smantellamento degli impianti nucleari. L’accordo si colloca in un percorso di collaborazione, avviato nel 2017, che ci ha consentito di acquisire il parere autorevole dell’Agenzia sulle nostre attività di decommissioning nucleare».

18 Settembre 2019