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Pile nucleari per lo sviluppo

Reattori portatili e sigillati potrebbero risolvere i problemi energetici dei Paesi in via di sviluppo? Dagli USA un progetto per evitare un cattivo uso di materiale radioattivo.

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Pile nucleari per lo sviluppo
Reattori portatili e sigillati potrebbero risolvere i problemi energetici dei Paesi in via di sviluppo? Dagli USA un progetto per evitare un cattivo uso di materiale radioattivo.

 

Nucleare o energia pulita? Un dilemma in Occidente (la foto è stata scattata in Belgio) e anche nel Sud del mondo. Guarda lo spaccato del minreattore.
Nucleare o energia pulita? Un dilemma in Occidente (la foto è stata scattata in Belgio) e anche nel Sud del mondo. Guarda lo spaccato del minreattore.

 

Il principale ostacolo alla realizzazione di impianti nucleari per la produzione di energia nei Paesi poveri è stato fino ad oggi di natura politica: il timore che i governi, seguendo l'esempio di Corea e Iran, utilizzassero le scorie dei reattori per realizzare armi ha fatto sì che nessun Paese occidentale vendesse più tecnologia nucleare nel Terzo Mondo e in Medio Oriente.
Il Dipartimento per l'Energia statunitense sta però mettendo a punto un progetto che permetterebbe anche ai Paesi in via di sviluppo di avere a disposizione una fonte di energia senza compromettere i trattati di non proliferazione di armi nucleari.
Reattori in scatola. Si tratta di un minireattore, che, alla stregua di una gigantesca pila, verrebbe trasportato e installato dove serve, e lì lasciato per circa 30 anni, fino all'esaurimento del combustibile fissile. Una volta spento, l'impianto verrebbe semplicemente smantellato e rimosso.
Il materiale radioattivo verrebbe conservato nel cuore del reattore, in una camera a prova di manomissione protetta da un sofisticato allarme. Un sistema di monitoraggio in costante contatto via satellite con una centrale ubicata negli Stati Uniti garantirebbe il controllo dell'impianto.
30 anni di autonomia. Un reattore alto 15 metri, largo 3 e pesante 500 tonnellate potrebbe produrre 100 megawatt di corrente, più che sufficienti per alimentare le reti elettriche dei paesi più poveri. Il primo impianto potrebbe essere pronto per il 2015, ma ci sono ancora alcuni problemi da risolvere.
Per permettere al reattore una vita così lunga bisogna implementare un processo di autoalimentazione: per fare questo viene utilizzato un cilindro di metallo che riflette verso l'interno una parte dei neutroni ottenuti dalla reazione nucleare. In tal modo si riesce a convertire un isotopo non fissile come l'uranio-238 in un isotopo fissile come il plutonio-239. Risolti questi dettagli tecnici non trascurabili, occorrerà affrontare anche i problemi di natura politica: i governi saranno disposti a rimettere nelle mani degli USA il controllo delle proprie fonti d'energia?

(Notizia aggiornata all'8 settembre 2004)

 

7 settembre 2004