La sfida tecnologica che si sta giocando nei mari del mondo

Cavi elettrici sottomarini: un guasto in Inghilterra rivelatore del fermento del settore.

Cavo elettrico alta tensione
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Nei giorni scorsi Prysmian ha un pò sofferto il mal di mare, proprio lei che nel mare dovrebbe trovarsi a suo agio. La multinazionale Italiana, player mondiale nel settore globale della produzione e posa di cavi (di cui molti sottomarini), ha avuto dei problemi con l'avveniristico Western Link Submarine, di cui si era aggiudicato la commessa e che aveva completato a novembre.

 

Si tratta di un collegamento ad alta tensione tra Scozia, Inghilterra e Galles che invece di passare via terra passa appunto via mare. Avveniristico per le tecnologie usate, per il record di tensione (600 KV), per una capacità di trasmissione di 220 MV e per lunghezza del collegamento di 422 chilometri che non ha uguali per sistemi a lungo raggio. Prysmian aveva avuto inconvenienti tecnici già in fase di realizzazione ma una volta consegnato il collegamento, sembrava fosse tutto passato.


Al di là dei problemi che sta incontrando la multinazionale italiana, è interessante il fermento mondiale nel comparto dei cavi elettrici sottomarini dove è in atto una sfida tecnologica sempre più agguerrita. Sopratutto per il moltiplicarsi degli impianti eolici in mare su cui molti Paesi stanno investendo e che necessitano proprio dei cavi sottomarini per portare l'energia a terra. Energia che oltretutto deve essere consumata subito perché nessuno ha ancora trovato la soluzione per immagazzinarla quando proviene da fonti rinnovabili. Anche per questo l'interruzione che ha investito l'impianto realizzato da Prysmian ha probabilmente avuto conseguenze economiche rilevanti: venendo da fonti rinnovabili (in particolare da impianti eolici e fotovoltaici), in casi simili o si ferma la produzione oppure l'energia va sprecata


Il Regno Unito sta investendo molto nell'eolico attorno alla sue coste anche se i paesi più all'avanguardia sono quelli scandinavi con una rete di impianti fittissima (aiutati da fondali non profondi). Certi ampi tratti di mare sono costellati da pale che girano continuamente e che producono energia pulita.


Perfino gli Stati Uniti, nonostante siano ormai i più grandi produttori mondiali di petrolio non si siedono sugli allori inquinanti dell'oro nero. Stanno infatti realizzando una gigantesca rete di pale eoliche in mare e recentemente la commessa miliardaria per i collegamenti attraverso cavi sottomarini è stata vinta dalla multinazionale francese Nexans, concorrente della Prysmian.

 

Ventimila cavi sotto i mari. Potrebbe essere questo il titolo della sfida economica e tecnologica che è in atto sui fondali del mondo e che avrà sviluppi negli anni a venire. Mentre il cielo va riempendosi di satelliti, lo stesso succede negli oceani con la rete di cavi per energia e telecomunicazioni.

16 gennaio 2020