La protesta dei nativi paralizza il Canada

Le tribù locali tengono in scacco il Canada, bloccandoo il traffico ferroviario in Ontario: un nuovo gasdotto dovrebbe passare attraverso i loro territori.

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Canada. Manifestanti bloccano una linea ferroviaria in sostegno della protesta della tribù nativa dei Wetʼsuwetʼen contro un nuovo gasdotto. | Shutterstock

I Wet'suwet'en sono sul piede di guerra: sulla loro terra il gasdotto non deve passare. Siamo in Canada, nella Columbia Britannica, all'altezza di Belleville (Ontario). Qui i nativi canadesi e i loro sostenitori da giorni stanno bloccando i binari della ferrovia. Oggetto del contendere: la costruzione del gasdotto Coastal GasLink, opera dal valore di 4,6 miliardi che dovrebbe trasportare gas naturale dalla Columbia Britannica al Pacifico attraversando pertanto il territorio delle Prime nazioni.

 

Indomabili da sempre: su Focus Storia 161 tutte le battaglie dei nativi americani in difesa delle loro terre. | Focus

GHETTIZZATI. I Wet'suwet'en rappresentano il 5 per cento della popolazione canadese e, come molte comunità di nativi, vivono tutt'oggi ai margini della società, con un basso livello di istruzione e povertà diffusa (ci sarebbero addirittura problemi di accesso all'acqua potabile).

 

Su Focus Storia 161, un lungo dossier racconta come sono nate le cosiddette "riserve indiane", ossia porzioni di terre assegnate alle varie tribù incontrate (e falcidiate) dai bianchi affamati di terre tra il 1776 (anno di nascita degli Usa) e il 1890 (ultima battaglia delle Guerre indiane combattute contro i nativi).

 

Per il capo del governo Justin Trudeau è una bella gatta da pelare, costretto in un gioco di equilibrismi fra l'esigenza di sostenere l'industria energetica e la volontà di migliorare i rapporti con i popoli nativi. Per Trudeau, inoltre, c'è anche il rischio di perdere l'agognato seggio al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: posto, questo, funzionale al ritorno del Canada ai grandi tavoli internazionali.

 

Ha collaborato Emanuela Cruciano.

25 febbraio 2020 | Anita Rubini