Scienza

Green New Deal, più ossigeno per la Terra… e per l’economia

L'adozione di modelli di business sostenibili non è un dazio da pagare per il futuro del Pianeta, ma una preziosa occasione per il rilancio della nostra economia.
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Il lockdown ha materializzato più di ogni discorso di Greta Thunberg quanto le condizioni del nostro Pianeta siano indissolubilmente legate al nostro agire, individuale e collettivo. Ovunque si sono osservate riduzioni importanti (-35/40%) del diossido di azoto e di particolato atmosferico 2.5, riportandoci, seppur fugacemente, a livelli dei primi anni Novanta. D'altra parte hanno continuato a crescere sia l'ozono che le concentrazioni globali di CO2, facendo registrare ad aprile il valore più alto dall'inizio delle misurazioni nel lontano 1958, un qualcosa di mai visto negli ultimi 800.000 anni del Pianeta.

Insomma l'esserci fermati, ci ha chiarito meglio chi deve far cosa, ma la situazione è ben lontana dall'essere stata risolta. Anzi, il problema non è stato neppure scalfito. Ecco perché diventano particolarmente importanti gli obiettivi (mondiali e) nazionali al 2030 specificati nel Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC), resi noti a gennaio dal Ministero dell'Ambiente e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che hanno così recepito le novità contenute nel Decreto Legge sul Clima e quelle sugli investimenti per il Green New Deal previste nella Legge di Bilancio 2020.

Decarbonizzazione: una transizione da completare quanto prima

Insomma, è evidente che dobbiamo renderci autonomi dalle fonti di energia fossile quanto prima e la prima tappa forzata prevede per l'Italia, tra gli altri obiettivi da perseguire entro il 2030, circa 41 GW di nuova capacità rinnovabile (+32 GW di solare, +9 GW di eolico). Ma perché questo obiettivo sia plausibile, lo sforzo di tutti deve essere accompagnato da un cambio di paradigma: la transizione energetica non è un fastidioso dazio da tollerare, ma deve essere visto per quello che è, ovvero un'opportunità preziosa per l'economia del Paese: l'energia rinnovabile, unita alle nuove tecnologie, non solo consente un notevole incremento di efficienza energetica delle imprese, con una conseguente loro maggiore competitività, ma apre all'industria manifatturiera italiana l'occasione di acquisire un ruolo chiave nella produzione di pannelli fotovoltaici ad alta tecnologia, e di componenti importanti della filiera eolica. La spina dorsale della nostra economia, rappresentata dalle PMI, potrebbe subire così una benefica sferzata proprio andando a costruire un'importante filiera produttiva del rinnovabile.

Enel Green Power: motore della transizione energetica italiana

Se si parla di rinnovabili, un ruolo da protagonista lo svolge sicuramente Enel che nel 2019 ha prodotto in Italia 24 TWh da fonti rinnovabili (oltre metà della sua produzione complessiva) pari al 21% della produzione energetica nazionale da queste fonti. Un impegno partito da lontano che prevede ancora per il 2020-2022 lo sviluppo in Italia di nuova capacità rinnovabile per circa 700 MW, in accordo al piano industriale annunciato lo scorso anno. Uno sviluppo che prevede la costruzione di nuove infrastrutture e il rinnovamento e potenziamento di quelle esistenti. Si pensi al parco eolico in costruzione di Partanna, in Sicilia, costituito da sei aerogeneratori da 2,4 MW ciascuno, da cui è prevista dal 2022 una produzione annuale di energia elettrica di 40GWh, corrispondente alla fornitura per circa 10mila abitazioni, con il conseguente stop all'immissione in atmosfera ogni anno di 33mila tonnellate di CO2. Un cantiere cui ne seguiranno altri in Molise, Basilicata e Campania, e a cui si affiancherà il potenziamento di impianti idroelettrici ed eolici già esistenti in Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Molise e Sardegna.

Il processo di decarbonizzazione del Paese è iniziato. Il Pianeta ringrazia.

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I contenuti di questo articolo sono stati prodotti integralmente da Enel.

 
4 ottobre 2020
Tag scienza - energia -
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