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Insonnia cronica: una patologia vera e propria, da non sottovalutare

L'insonnia cronica in passato è stata considerata alla stregua di una caratteristica personale. Si tratta invece di una patologia su cui intervenire perché ha molte ripercussioni sulla qualità di vita.

Per molto tempo l'insonnia cronica è stata considerata un disordine collegato alle caratteristiche di una persona e quindi da accettarsi. Il risultato è stato spesso quello di sottovalutarla, sottostimarla e non capirne le ripercussioni ad ampio raggio. Il rischio che si è presentato, e ancora si presenta, è quello dell'automedicazione: ci rivolge ad amici e parenti per consigli e si ritarda la consulenza da specialisti, che, invece, sarebbe tanto più utile quanto tempestiva se fatta nelle prime fasi di insorgenza del disturbo. A contribuire a questa visione è stata anche la sua narrazione tradizionale. Nella cultura preponderante il sonno è considerato uno tra i bisogni opzionali e le scelte di vita ricadono conseguentemente su stili che portano alla deprivazione o comunque a una riduzione delle ore di sonno.

Insonnia cronica, una grave patologia da non sottovalutare e che ha ripercussioni sull’organismo

La prospettiva degli studiosi del sonno è, però, cambiata. L'insonnia cronica, infatti, deve essere considerata una vera e propria patologia. Più precisamente una "patologia delle 24 ore", perché i disagi a essa correlati si riverberano sulle ore diurne in molti modi coinvolgendo anche il benessere dell'organismo. Ci sono impatti sulle capacità cognitive, sull'equilibrio emotivo e nella sfera fisica, con sintomi come stanchezza cronica, fatica e sonnolenza. Sono tutte conseguenze che portano spesso le persone che ne soffrono a rinunciare ad alcuni aspetti della vita quotidiana come le relazioni interpersonali.

Le persone che soffrono di insonnia evidenziano una probabilità tre volte maggiore di sentirsi giù di morale o depresse, rispetto alle persone con un ritmo di sonno normale; hanno probabilità due volte maggiori di sperimentare scarsi livelli di energia e bassa motivazione per dedicarsi all'esercizio fisico o per partecipare ad attività sociali; maggiori probabilità di sentirsi irritabili e incompresi, con possibili ripercussioni sulle relazioni nella vita privata e lavorativa; probabilità tre volte maggiori di scarsa concentrazione durante il giorno rispetto a chi dorme bene.

Ulteriori studi hanno indagato la relazione tra insonnia e depressione: se da un lato il disturbo del sonno è il sintomo più evidente nei pazienti depressi e in passato era considerato una manifestazione secondaria della depressione, oggi molti studi longitudinali hanno identificato l'insonnia come un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di depressione emergente o ricorrente tra gli adulti giovani, di mezza età e anziani.* Questa associazione bidirezionale tra disturbi del sonno e depressione ha creato una nuova prospettiva secondo cui i disturbi cronici del sonno non sono più un epifenomeno della depressione, ma un sintomo prodromico di questa ultima.

Esiste, peraltro, una provata relazione tra la perdita di sonno e l'obesità: minori sono le ore di sonno, maggiore è il rischio di obesità, misurata dall'indice di massa corporea. Uno studio di coorte durato circa 13 anni su un campione di 500 adulti ha dimostrato che gli individui che a 27 anni avevano una durata del sonno inferiore alle 6 ore avevano una probabilità 7,5 volte più alta di avere un indice di massa corporea più elevato.

L'insonnia è inoltre correlata anche al diabete e a un'alterata tolleranza al glucosio. In uno studio di coorte gli adulti di mezza età e più anziani che riferivano di dormire meno di 5 ore avevano una probabilità di 2,5 volte maggiore di sviluppare il diabete rispetto agli individui che dormivano più di 7 ore.

La perdita di sonno è associata alla morbilità cardiovascolare, compreso l'infarto del miocardio. Il legame con gli eventi cardiovascolari è determinato dall'aumento della pressione sanguigna, dall'alterata tolleranza al glucosio e dall'iperattività simpatica (aumento della frequenza cardiaca).

Come capire se si soffre di insonnia e come non sottovalutare il problema

Ci sono diversi tipi di insonnia. Una classificazione generica parla di:

  • insonnia episodica, quando i sintomi ricorrono da almeno un mese ma da meno di tre.
  • insonnia persistente, quando ricorrono da almeno 3 mesi.
  • insonnia ricorrente, quando l'insonnia persistente si presenta almeno due volte l'anno.

L'insonnia viene definita cronica quando si presenta per almeno tre volte a settimana per un periodo di almeno tre mesi e se compromette almeno un aspetto della funzionalità diurna (diminuzione delle performance, disturbi dell'umore, fatica o disturbi dell'attenzione).

I sintomi possono coinvolgere diverse fasi del sonno e consistono nella:

  • difficoltà ad addormentarsi.
  • problemi nel mantenimento del sonno, con risvegli durante la notte.
  • risvegli precoci con impossibilità ad addormentarsi.

Questi sintomi, poi, possono presentarsi tutti insieme. In tutti i casi gli insonni manifestano una sofferenza perché non riescono a prendere sonno o il sonno non si rivela rigeneratore. Inoltre, durante il giorno avvertono difficoltà a concentrarsi e a prestare attenzione, faticano nel regolare le emozioni con il rischio di sbalzi di umore poco controllabili, sono suscettibili a una maggiore reattività emotiva e a momenti di nervosismo e tensione.

Le cause dell’insonnia cronica

Per capire quali sono le origini dell'insonnia cronica, si potrebbe partire dalla comprensione del funzionamento del ritmo sonno-veglia. Si tratta di un bilanciamento delicato che è regolato da alcuni neurotrasmettitori. Questi hanno il compito di attivare i centri della veglia o i centri del sonno, per stimolare rispettivamente o il risveglio o l'addormentamento. L'insonnia cronica si presenta quando si verifica una problematica nello spegnimento dei centri di veglia. Nei pazienti affetti da insonnia cronica si osserva una difficoltà nel disattivare le regioni cerebrali coinvolte nel controllo esecutivo, nell'attenzione e nella consapevolezza di sé.

Non bisogna però pensare che il sonno e la veglia siano collegati direttamente alle fasi di giorno e notte. Per questioni legate alle abitudini di vita e all'organizzazione della società oggi il sonno è monofasico. L'attivazione dei centri del sonno e della veglia, però, naturalmente, si alternano durante il giorno e la notte. Basti pensare che spesso, dopo il pranzo, si avverte il bisogno di dormire. I neurotrasmettitori deputati a queste due funzioni quindi si alternano perché il cervello "faccia" o "non faccia" durante il giorno e la notte. Durante le ore diurne saranno prevalenti certi neutrasmettitori, durante la notte saranno predominanti altri, in una combinazione armonica. Dormire bene significa che tutte le fasi vengono rispettate, fasi che sono intese come ore di sonno, continuità del sonno, attivazione neurovegetativa.

Al funzionamento errato di questo sistema alternato concorrono diverse cause. I fattori di rischio sono: essere donna (i casi di insonnia cronica sono 1,5-2 volte maggiori rispetto agli uomini), l'assunzione di particolari farmaci, l'età avanzata, la menopausa, le sindromi dolorose, la depressione, lo status socio-economico basso, la cattiva salute e l'utilizzo di apparecchi elettronici, quali cellulari, computer, tablet, videogiochi e lettura a letto che abbassano la produzione naturale di melatonina, deputata a conciliare il sonno.

I disturbi del sonno interessano 790 milioni di persone nel mondo**, oltre 12 milioni in Italia***. Circa il 10-15% della popolazione soffre di insonnia cronica: tra i 6 e i 9 milioni di italiani. Nel tempo l'insonnia si è rivelata una patologia sottostimata, sottodiagnosticata e sottotrattata. Oggi però è sempre più importante capirne i meccanismi fisiopatologici che la causano e approfondire il punto sullo stato della ricerca per evidenziare l'impatto clinico, psicologico e socio-economico della patologia.

Un’app gratuita per il monitoraggio del sonno

L'insonnia cronica è una patologia da non sottovalutare su cui intervenire per migliorare la propria qualità di vita.

Per aiutare le persone a prendersi cura del proprio sonno, è disponibile su Apple Store e Play Store l'app gratuita MySleep, realizzata da PHD Lifescience grazie al contributo scientifico del prof. Luigi Ferini Strambi e del dott. Andrea Galbiati, specialisti del Centro di Medicina del Sonno dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano, e con il supporto non condizionante di Idorsia.

MySleep App (https://my-sleep.it) offre la possibilità di compilare un questionario di 11 domande per verificare e indagare le caratteristiche del proprio sonno e di valutare l'eventuale necessità di rivolgersi ad uno specialista; ha una sezione dedicata all'igiene del sonno, con tutte le regole utili da seguire; infine, in caso di pazienti con diagnosi di insonnia, può supportare il medico specialista nel monitoraggio a distanza del paziente stesso, attraverso strumenti come il diario del sonno digitale.

* Benca et al., 2008 - 23 Jaussent et al., 2011

**Schlack R, et al. Bundesgesundheitsblatt Gesundheitsforschung Gesundheitsschutz. 2013;56(5-6):740-748.

***Dati Associazione Italiana per la Medicina del Sonno.

In collaborazione con Idorsia.

15 dicembre 2023 - Contenuto sponsorizzato
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