Intervista a Piero Angela, ospite d'onore a Focus Live

Toccherà al più popolare giornalista e divulgatore scientifico del nostro Paese aprire la prima edizione di Focus Live: il festival della nostra rivista si terrà a Milano, al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia dall'8 all'11 novembre

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Quand’è nato lui, Charles Lindbergh aveva fatto il primo volo oceanico con un aereo. In Italia, al cinema si vedevano ancora i film muti. Per fare il bucato ci si metteva un’intera giornata. Non c’erano antibiotici e le infezioni potevano essere letali... Ma pur essendo nato in un altro mondo, è rimasto al passo coi tempi. Diventando, anzi, uno degli uomini più informati sui progressi scientifici.

 

Quest’estate, alla soglia dei 90 anni d’età, ha condotto sulla Rai un ciclo di documentari dedicati ai robot chirurghi, alla fusione nucleare e alle fake news. Negli ultimi 50 anni i suoi documentari sono stati visti da milioni di persone in tutto il mondo. E ora, mentre pensa alle prossime puntate di “Superquark musica”, sta organizzando “Costruire il futuro”, un ciclo di conferenze con esperti per spiegare ai giovani delle superiori il mondo che verrà. Non poteva esserci ospite più emblematico di Piero Angela per il nostro festival: sarà proprio lui ad aprire Focus Live giovedì 8 novembre alle 9:30. L’abbiamo incontrato in anteprima. 

 

Ai suoi incontri c’è il tutto esaurito ed è accolto come una rockstar. Come lo spiega?

Me lo sono chiesto anch’io. Oggi dico le stesse cose che ho sempre detto in passato. Faccio televisione dal 1956, non sono certo un personaggio nuovo. Forse sono diventati adulti gli spettatori che mi seguivano da bambini: si è creato un rapporto umano di simpatia, di affetto, di stima. Le persone dicono che mi sentono dalla loro parte: in effetti non ho mai fatto compromessi coi politici, sono sempre stato un battitore libero che crede nel servizio pubblico. Ho sempre cercato di fare il mio lavoro seriamente, senza secondi fini. Gli spettatori l’hanno colto, e si è creato un rapporto di fiducia.

 

Fa divulgazione da 50 anni. Com’è cambiata la scienza oggi?

I cambiamenti sono veloci. In passato la crescita era graduale, c’era tempo di adattarsi. Al tempo dei Romani, una spiga di grano produceva 5 chicchi. Nel Rinascimento era aumentata di 2 o 3 chicchi. Ora siamo a 30, a 50 chicchi. E questo vale in tutti i campi. Ma il nostro sistema scolastico non prepara i giovani a vivere in questo scenario.

 

Cosa dovrebbe fare la scuola per mantenersi al passo coi tempi?

In Italia la scuola valorizza la cultura letteraria, e le scienze restano in secondo piano. Si studiano le diverse discipline scientifiche (matematica, biologia, chimica) ma non “la” scienza: non si impara qual è il suo metodo e come funziona. Si dovrebbe insegnare una filosofia della tecnologia: spiegare il ruolo cruciale che la tecnologia ha nello sviluppo sociale ed economico. Solo questo consente di capire i problemi del nostro tempo, su cui non siamo aiutati a ragionare. In questo campo c’è un vuoto desolante.

 

Piero Angela sarà l'ospite d'onore di Focus Live, il festival della nostra rivista che si terrà a Milano, in collaborazione con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia, dall'8 all'11 novembre: 50 mila metri quadrati di incontri, laboratori ed eventi, per incontrare da vicino i "top player" della scienza internazionale.
Qui le info su programma, relatori e biglietteria. | Focus Live

Ma insegnare la scienza non è facile...

Guardi, fino alle elementari sono stato un buono studente: ero il secondo della classe. Poi, invece, ho sempre studiato il minimo necessario per la sopravvivenza, a volte anche meno. E sa perché? Perché non ho avuto insegnanti capaci di far amare la loro materia. Il più delle volte le lezioni erano piatte e poco stimolanti. Mi sono annoiato molto.

 

Ma quando, negli Stati Uniti, feci un reportage sul programma Apollo, che portò l’uomo sulla Luna, rimasi impressionato: le ricerche spaziavano dalle origini della vita alle telecomunicazioni. Era un campo sterminato, ed era sorprendente che nessun giornalista si dedicasse a tempo pieno a raccontarlo. Così ho lasciato il telegiornale per occuparmi solo di divulgazione. Passando le notti a scrivere, leggere, riassumere come un secchione. Perché ero molto motivato.

 

Qual è il segreto per comunicare bene la scienza?

Quand’ero piccolo mi regalarono L’enciclopedia dei ragazzi, in 10 volumi. Il mio preferito era quello dei “Perché”. è proprio quello che ho cercato di fare nel mio lavoro: rispondere a dei perché, rendendo attraenti argomenti difficili attraverso spiegazioni semplici. Anche coi cartoni animati o gli effetti speciali. La scienza è piena di cose straordinarie: per renderle interessanti basta raccontarle con un linguaggio semplice, stimolante e creativo. Ma per poter spiegare bene bisogna prima aver capito bene. Bisogna documentarsi con rigore. E mai accontentarsi: sforzarsi sempre di cercare l’immagine illuminante per mantenere alto il livello di attenzione. Ed è fondamentale mettersi nei panni degli altri: spesso, quando preparo i documentari, chiamo la prima persona che passa, per mostrargli il filmato: se i suoi occhi si illuminano, ho fatto un buon lavoro. Altrimenti rifaccio tutto da capo.

 

Perché secondo lei l’Italia è ferma, pur avendo tutte le potenzialità per primeggiare?

Siamo ultimi nelle prove Invalsi. I nostri studenti non sanno la matematica, ed è carente persino la comprensione dei testi scritti. Eppure manca quella mobilitazione che un Paese moderno dovrebbe avere su una questione così strategica. Le discussioni sono dominate dall’ideologia invece che dalla scienza. I politici non pensano al futuro, ma solo alle prossime elezioni. E promettono ricchezza facendo debiti. Nel 2011 avevamo un debito pubblico di 2.300 miliardi: ho fatto i conti, se fossero banconote da 100 € disposte una di fianco all’altra, coprirebbero 5 volte la distanza Terra-Luna. E, nel frattempo, il debito è aumentato.

 

Oggi le fake news sono aumentate: come lo spiega?

La pseudoscienza è sempre esistita. In passato erano le superstizioni del mondo contadino, come il malocchio. Oggi invece il pensiero magico, l’idea di risolvere i problemi difficili con soluzioni facili, colpisce due campi delicati: la nutrizione e la salute. E così si diffondono diete folli e terapie inutili. In parte queste credenze nascono da scarsa cultura scientifica, e in parte dalla sfiducia nelle istituzioni, colpite da tanti scandali. E la situazione si è complicata con l’arrivo del Web, dove chiunque può pubblicare, impunemente, quasi di tutto.

 

Quale considera il suo “scoop” più importante?

Un paio di inchieste storiche a cui ho dedicato molto tempo. Una sulla battaglia di Waterloo (1815): erano passati 150 anni, ma sono riuscito a trovare due 80enni che avevano conosciuto gli anziani soldati dell’epoca e mi hanno riportato i loro racconti. E un’inchiesta sull’agente segreto Mata Hari, morta nel 1917: lanciando appelli tra Francia, Olanda e Indonesia sono riuscito a trovare 45 testimoni che l’avevano conosciuta. È stato emozionante: mi sono sentito come un viaggiatore che entra in un territorio inesplorato.

 

Lei ha percorso tutti i campi dello scibile umano. Potendo, quali studi vorrebbe fare?

Neurologia. Lo studio del cervello. In quel fazzoletto di pochi centimetri di lato si concentra tutto il nostro mondo: l’intelligenza, la creatività, l’amore… A grandi linee si è capito come funziona, ma i dettagli sono tanti e ancora pieni di misteri.

 

Come vede il futuro?

Un mondo nuovo: fantastico e inquietante allo stesso tempo. È una scacchiera dove da una parte ci sono tecnologia, innovazione, produttività, e dall’altra le grandi incognite come disoccupazione, energia, disuguaglianze, fanatismo… è un mondo impossibile da immaginare, non solo dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto sociale, economico e ambientale. Ma c’è un elemento sicuro che si proietterà lungo tutto il secolo: l’andamento demografico. Da qui al 2050 l’Africa salirà a 2 miliardi di abitanti, l’Asia supererà i 5 miliardi. Le conseguenze si sentiranno dal punto di vista sociale, economico e ambientale.

 

E proprio l’immigrazione sarà uno dei temi delle conferenze di Focus Live. Ne parleranno il demografo Massimo Livi Bacci, accademico dei Lincei e docente di demografia all’Università di Firenze, e Roberto Cartocci, docente di scienze politiche a Bologna. Vi aspettiamo.

 

 

 

 

02 Novembre 2018 | Vito Tartamella