Nel cuore di un uragano

Tutto ciò che avreste sempre voluto sapere sul terribile fenomeno atmosferico, con le parole del tenente colonnello dell'Aeronautica Militare Daniele Mocio 

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Il tenente colonnello dell’Aeronautica Militare Daniele Mocio

Florence, Irma, Harvey Katrina.. Sono i nomi di alcuni degli uragani più violenti che negli ultimi anni hanno causato centinaia di vittime e danni per miliardi di dollari. Un fenomeno, quello dell'aumento della violenza degli uragani, che è collegato al riscaldamento globale: l'aumento delle temperature medie favorisce l'aumento di intensità dei fenomeni atmosferici più estremi.
 

Ma esattamente, che cos’è un uragano? In uno degli Speaker’s Corner della prima giornata di Focus Live, lo ha spiegato Daniele Mocio, tenente colonnello dell’Aeronautica Militare, e noto volto delle previsioni del tempo televisive. 
 

Il terrore dei Tropici. Tipico di una parte del mondo del nostro emisfero, quello boreale, «l’uragano si manifesta da giugno a novembre nelle aree tropicali che si affacciano sull’Atlantico e sul Pacifico«, spiega il meteorologo. L’elemento che ne scatena il processo di formazione è l’innalzamento della temperatura dell’aria che poi, a sua volta, fa salire anche quella del mare.


In una fase successiva, vanno ad aggiungersi alcune forze (tra le quali la più importante è quella di Coriolis), diverse energie e la rotazione - vorticosa - del vento, che forma le tipiche spirali del ciclone che avvolgono il suo occhio centrale.
 

Carica distruttiva. Per l’esattezza, prima di diventare tale, l’uragano inizia la sua evoluzione nella forma di un ciclone, appunto, e solo quando le forze di gradiente e centrifuga si incontrano, si trasforma, e si sposta aumentando via via di intensità, (quelli di categoria 3 sono già molto pericolosi, ndr) salvo quando incontra aree dove la temperatura del mare è più bassa o quando si avvicina alla terraferma, dove scatena tutta la sua violenza, per poi scemare.
 

E in Italia? «I recenti fatti di cronaca - conclude Mocio - hanno mostrato che anche il nostro Paese può essere interessato da fenomeni simili, seppure in misura e con un’intensità molto inferiore poiché il Mar Mediterraneo non ha un’estensione sufficiente a provocare uno scambio di masse d’aria dalle dimensioni paragonabili e quelle d’Oltreoceano». 

09 Novembre 2018 | Luciano Lombardi
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