Waterloo, che cosa è andato storto a Napoleone. E cosa sarebbe successo se avesse vinto

Se Napoleone fosse stato più deciso e avesse avuto vicino a sé uomini più abili, a Waterloo avrebbe potuto vincere. E siamo portati a credere che se nel 1815 avesse vinto, tutto in Europa sarebbe stato diverso. Invece...

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I corazzieri francesi dell’Armée du Nord di Napoleone durante un reenactment, una rievocazione storica dedicata alla Battaglia di Waterloo.

Alle ore 16 del 18 giugno 1815 il campo di battaglia di Waterloo, lungo la strada Charleroi-Bruxelles, tra le linee anglo-olandesi del generale Wellington e quelle francesi di Napoleone, è un pantano disseminato di cadaveri di soldati e di carcasse di cavalli. È allora che il deposto imperatore dei francesi si trova al fianco la sua nemesi. Dai boschi sulla sua ala destra compare l’avanguardia prussiana del maresciallo Blücher, e ogni speranza di vittoria per il grande còrso si dilegua: da quel momento, per le successive ore, si tratterà solo di salvare il salvabile. Eppure, Napoleone aveva avuto diverse possibilità di liberarsi dai prussiani prima che si congiungessero agli inglesi, nei giorni precedenti. 


Fattore meteo. Se non ci riuscì, fu per colpa del maltempo, dei suoi subalterni e di se stesso. Il 17 giugno sul campo di battaglia aveva piovuto a dirotto: la cavalleria francese doveva assalire le posizioni trincerate nemiche su un terreno fangoso, quindi più lentamente. E lo sforzo per portare l’artiglieria in posizione era maggiore, nonché meno efficace il suo fuoco, soprattutto nei colpi di rimbalzo. Per scongiurare l’intervento prussiano, inoltre, Napoleone avrebbe voluto dare battaglia dal primo mattino, ma dovette aspettare che il terreno si asciugasse, e il suo attacco partì all’una, quando ormai l’arrivo dei rinforzi prussiani era imminente.

 

Quanto agli altri fattori, se Napoleone avesse avuto accanto a sé, invece del generale Ney (che, intimorito dalla fama di Wellington, attaccò solo nel pomeriggio), il più abile Murat (che però lo aveva tradito), la battaglia non sarebbe stata costellata da tanti errori tattici. E se, infine, lo stesso ex imperatore, non più deciso come una volta, non avesse passato il giorno prima del combattimento a fare niente, contravvenendo alla sua massima “Posso perdere una battaglia ma non perderò mai un minuto”, avrebbe davvero potuto vincere a Waterloo. 

 

Il 18 giugno 1815, due secoli fa, Napoleone fu sconfitto a Waterloo. Ma che cosa accadde dopo la battaglia? La storia della cattura del tesoro dell’imperatore ve la raccontiamo nel numero 105 di Focus Storia, dedicato agli esploratori e in edicola fino al 18 luglio 2015 (e in digitale per sempre).

 

Variabile impazzita. L’ipotesi, dunque, è plausibile. Ma un opposto esito di quello scontro sarebbe stato davvero così decisivo per il futuro? Siamo portati a credere di sì, perché Napoleone è un “imprevisto” della Storia, come diversi grandi uomini. Nel Ciclo della Fondazione, una serie di romanzi fantascientifici di Isaac Asimov (1920-1992), si immagina l’esistenza della “psicostoria”, una disciplina che sulla base di previsioni statistiche può delineare un futuro altamente probabile. Ma nella Storia “calcolata”, ecco che irrompe un personaggio: il Mulo, un mutante ambiziosissimo che fa saltare tutte le previsioni. Solo il tempo permetterà agli eventi di tornare sui binari previsti. Napoleone è il Mulo dell’Ottocento: in grado di modificare radicalmente il corso degli eventi nel breve periodo e solo parzialmente a lungo termine, sia che lo si consideri un braccio armato della Rivoluzione francese, o viceversa la negazione degli ­ideali rivoluzionari.


L’influenza napoleonica sulla Storia, in effetti, fu ambivalente. Se non fosse stato per lui, le idee progressiste scaturite dalla Rivoluzione francese difficilmente si sarebbero diffuse in Europa così in fretta. Con la sua genialità bellica e fondando un impero che inglobava, in forma diretta o indiretta, gran parte del continente, il generale còrso consentì alla Francia rivoluzionaria di resistere alla coalizione conservatrice. E anche di far germogliare all’estero i mutamenti sociali che aveva promosso: miglioramento generale dell’istruzione, delle condizioni igienico-sanitarie, dei servizi pubblici, del diritto civile e penale e un ridimensionamento dell’influenza ecclesiastica sulla società. Mutamenti che, Waterloo o no, la reazione conservatrice seguita alla caduta dell’imperatore non fu in grado di cancellare.

 

Un momento del reenactment a Waterloo: la fanteria francese con il copricapo shakò, che serviva a rendere i soldati più imponenti.

 

Repubblica aristocratica. D’altra parte Napoleone, affermatosi durante la repubblica, tornò a un sistema monarchico, recuperando persino gli odiati titoli nobiliari e ponendosi dunque, sotto l’aspetto costituzionale, in continuità con i Borbone di Luigi XVI. E la borghesia liberale soffocata dall’ancien régime era annichilita anche sotto di lui: alzò la testa solo con la rivoluzione, quella sì davvero borghese, del luglio 1830, che rovesciò i Borbone per incoronare Luigi Filippo d’Orléans e condurre alla Seconda repubblica e al Secondo impero, sempre di stampo borghese, di Napoleone III. La catena di eventi avrebbe potuto essere diversa, ma il risultato (la rivalsa della borghesia) non sarebbe cambiato.

 

Qualcuno ha immaginato che senza l’esilio a Sant’Elena (conseguenza della sconfitta di Waterloo) Napoleone avrebbe potuto spingere le sue conquiste fino a controllare il trono d’Inghilterra. In politica estera, espansionismo e aggressività differenziarono infatti il dominio di Bonaparte dal regno dei Borbone post-Restaurazione. Ma, dopo aver già perso il suo impero con la sconfitta di Lipsia (1813) e con l’invasione della Francia da parte della coalizione antinapoleonica, una vittoria a Waterloo non avrebbe certo messo Napoleone al sicuro dallo spirito di rivalsa degli altri Stati europei (Inghilterra in testa).

 

A Waterloo avrebbe vinto una battaglia, ma non la guerra, e avrebbe dovuto affrontare altre coalizioni, perfino se avesse scelto di limitarsi a difendere la Francia. E alla fine, da solo, prima o poi avrebbe subìto una sconfitta, costringendo i discendenti di un’ipotetica dinastia di Napoleonidi a cedere il passo al ritorno dei Borbone, come fu nella realtà.

 

Napoleone a Sant'Elena.


Vittoria ininfluente. Se Napoleone avesse mantenuto il potere dopo Waterloo, probabilmente la Francia avrebbe fomentato e sovvenzionato moti rivoluzionari ovunque, nei Paesi dove era stato ripristinato l’ordine costituito voluto dal Congresso di Vienna, e forse le rivoluzioni liberali sarebbero scoppiate prima del 1848. Ma sarebbero avvenute comunque. Nella Storia, infatti, l’espansionismo dei regimi nati da idee democratiche poi tradite (oltre a quello napoleonico, quello comunista sovietico, per esempio) ha finito per favorire la diffusione delle idee da cui erano nati. E il timore dei monarchi europei di fine ’700 che le idee della Rivoluzione francese attecchissero nei loro Paesi diede vita a politiche reazionare (così come la paura del comunismo spianò la strada a fascismo e nazismo): ma queste politiche finirono per aumentare le aspirazioni libertarie. Non è casuale che i primi moti democratici siano scoppiati in Europa appena cinque anni dopo la batosta di Waterloo, dapprima in Spagna poi in Italia, per poi ripresentarsi con cadenza quasi regolare fino alle grandi rivoluzioni del ’48. 

 

Napole I d'Inghilterra? Nel fotomontaggio, un finto Napoleone davanti a Buckingham Palace (Londra), residenza ufficiale dei sovrani britannici. Ma per gli storici, anche vincendo a Waterloo, Bonaparte non sarebbe mai riuscito a dominare di nuovo l’Europa.


Rivoluzione permanente. Se a Waterloo Napoleone avesse vinto, si sarebbe verificata quasi subito una condizione di ribellione permanente alle monarchie, e probabilmente gli stessi francesi avrebbero finito per ribellarsi alla loro monarchia, che si trattasse di Borbone o di Napoleonidi. Ostacolando magari l’avventurismo di Napoleone III, che favorì, con le sue mosse azzardate, l’ascesa della Prussia di Bismarck. Di conseguenza in Francia sorse un senso di rivalsa verso la Germania: uno dei fattori scatenanti della Prima guerra mondiale. 


In sostanza, se avesse vinto a Waterloo, la Storia sarebbe cambiata, ma di poco. Difficilmente, nel 1814, il suo impero si sarebbe potuto estendere ancora a tutta Europa. Il Napoleone riemerso dall’abdicazione cui lo avevano costretto dopo Lipsia era un condottiero in tono minore, non più dominatore di un continente, ma della sola Francia, senza parenti o eredi sufficientemente rappresentativi da permettergli di instaurare una dinastia. Inoltre, gli Stati europei si erano già liberati dal giogo francese recuperando la loro sovranità. 


La vittoria del grande còrso a Waterloo insomma avrebbe inciso molto meno in Europa rispetto alla sua onorata e quindicennale carriera precedente: quella sì dirompente e capace di cambiare i destini di milioni di vite umane, che subirono in un modo o nell’altro le conseguenze della sua sfrenata ambizione e della sua ineguagliabile capacità di leadership. 

 

Gli altri "se" di Napoleone

Come tutti i grandi condottieri che hanno compiuto imprese importanti, Napoleone (1769-1821) ha più volte rischiato il fallimento. Forse non sarebbe rimasta traccia di lui nella Storia, se ad Arcole, durante la Campagna d’Italia (1796), un ufficiale non lo avesse buttato nell’Adige per salvarlo dai colpi nemici. E non ci sarebbero stati i Cento giorni e Waterloo, se il condottiero fosse morto durante l’invasione della Francia, nel marzo 1815.


Ostica Russia. E che cosa sarebbe cambiato se fosse riuscito a conquistare la Russia? Ma la Storia ha dimostrato che conquistare la Russia è impossibile. Ogni occupazione del suo sterminato territorio può essere solo temporanea e destinata a logorarsi presto. Questo valeva soprattutto ai tempi di Napoleone, quando mantenere i contatti tra le colonne distanti centinaia di chilometri, assicurare il sostentamento di migliaia di soldati e fronteggiare i rigori dell’inverno era pressoché impossibile. 


E se anche l’imperatore e il suo esercito avessero superato l’inverno, avrebbero ben presto dovuto ricominciare tutto da capo. Inoltre, lontano da Parigi, Napoleone avrebbe potuto perdere la Francia.  


In Italia. In caso di sconfitta nelle Campagne d’Italia, invece, qualcosa sarebbe cambiato. I transalpini avrebbero perso ciò che rimaneva loro nella Penisola e Napoleone si sarebbe trovato ancora più accerchiato dalla coalizione europea. A Marengo nel 1800, nella 2a campagna, a metà giornata il còrso aveva virtualmente perso la battaglia. Arrivò Desaix, suo amico, che disse: “Questa battaglia è perduta; ma sono soltanto le due, e vi è il tempo di vincerne un’altra”. Desaix morì in battaglia e Napoleone ebbe garantita la gloria militare.


Andrea Frediani per Focus Storia 77

18 Giugno 2015