I Neanderthal potrebbero aver scalato un vulcano poco dopo un'eruzione

Nuovi elementi associano ai Neanderthal le Ciampate del Diavolo, orme fossili lasciate in un deposito del vulcano di Roccamonfina 350 mila anni fa.

Ciampate del Diavolo
Le Ciampate del Diavolo si trovano nei pressi del vulcano estinto di Roccamonfina, in provincia di Caserta. | Wikimedia Commons

Gli antichi predecessori dell'uomo erano affascinati dai vulcani al punto da scalarli subito dopo un'eruzione: nuove impronte fossili individuate nei pressi del vulcano estinto di Roccamonfina (in provincia di Caserta) sembrano appartenere non a un individuo in fuga dall'eruzione, ma a qualcuno che camminava nel senso opposto, verso la cima. Per ora l'attribuzione delle orme a una precisa specie è "sospesa", in mancanza di prove fossili. Tuttavia un nuovo studio coordinato da Adolfo Panarello, dell'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, suggerisce un'affinità tra queste impronte e la pianta di un piede fossile ritrovato nella grotta spagnola di Sima de los Huesos - piede forse appartenuto a un Neanderthal.

 

Uomini e demoni. La zona delle Ciampate del Diavolo comprende una serie di orme lasciate in antichità su un deposito piroclastico del vulcano di Roccamonfina, estinto da 50 mila anni. Il nome popolare deriva dalla convinzione che solo una creatura soprannaturale potesse aver camminato nella lava ancora calda di un vulcano attivo. Nel 2003, Paolo Mietto, esperto di stratificazioni geologiche dell'Università di Padova, datò le impronte fossili a 385-325 mila anni fa: un'epoca compatibile con l'Homo heidelbergensis, un progenitore dei Neanderthal che in quel periodo viveva nella zona. Allora erano note 56 impronte, divise in tre "tracce". In seguito ne furono scoperte altre, e il nuovo studio, pubblicato sul Journal of Quaternary Science, ne individua altre 14, portando il totale a 81.

 

Una prassi consolidata. Se la maggior parte delle impronte indicava una direzione verso valle, alcune di quelle nuove puntano alla cima. Qualcuno stava quindi scalando il vulcano, affondando i piedi nelle ceneri ancora calde di una violenta eruzione: i flussi piroclastici, le valanghe di cenere, gas e rocce che precipitano a valle da alcuni vulcani durante le eruzioni esplosive, si stavano ancora solidificando. La camminata rilassata (non sono le impronte di qualcuno che correva) può indicare una frequentazione regolare del vulcano, e l'assenza di bambini fa pensare che i piccoli fossero stati lasciati altrove, al sicuro.

 

Strumenti e cibo. Perché salire su un vulcano irrequieto? Forse, per il suolo fertile e frequentato da piccole creature animali da cacciare, o forse per ricavare la pietra da usare nella produzione di utensili: nel nuovo studio, sono stati trovati uno strumento in pietra appuntito e un masso scheggiato in più punti. Può darsi inoltre che il sito avesse sorgenti di acqua geotermale sfruttate per lavarsi, e in fondo, ancora oggi milioni di persone vivono alle pendici di vulcani attivi e potenzialmente letali.

 

9 febbraio 2020 | Elisabetta Intini