Vita quotidiana dei Rom

Viaggio alla scoperta degli Zingari: storia, vizi e virtù di un popolo che suscita diffidenza. L'articolo principale si trova qui.

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Liberi come il vento? - Nessun lavoro, neanche una legge cui sottostare, liberi di viaggiare e di abitare dove credono, di guadagnarsi da vivere al di fuori di ogni regola.
I “figli del vento”, come alcuni definiscono i Rom, a prima vista vivono in una società completamente libera.
La realtà è ben diversa: i Rom hanno un codice comportamentale molto rigido e una legge orale (non avendo una scrittura propria) tramandata da padre in figlio, alla cui base c’è la reciprocità e un fortissimo senso di solidarietà.

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Senza classi - Le automobili, soprattutto quelle di lusso, sono considerate degli status symbol. Ma fra i Rom non esistono le classi sociali come noi le intendiamo. Le uniche distinzioni all’interno della comunità sono quelle tra i sessi e un po’ meno quelle relative all’età.
Vi possono essere comunque Rom più ricchi o più poveri, ma la ricchezza o la povertà, sono sempre congiunturali, causate dal momento.

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Qui comando io? - Non si può dire che la società rom sia maschilista. Ma il potere lo hanno, di fatto, gli uomini. All’interno della famiglia il ruolo della donna è però fondamentale: in molti gruppi sono loro a comandare, anche se “ufficialmente”, all’esterno, è il maschio a essere il capofamiglia. La donna di occupa della tavola di tutti i giorni (menu tradizionale: minestre pepate di verdura e carne, molti formaggi), ma spetta all’uomo arrostire la capra per le feste.
Di solito i Rom cucinano all’aperto.

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Tradizioni e moda - I Rom adottano molto in fretta le usanze dei paesi che attraversano o in cui vivono. In alcuni casi diventano stanziali, aprono conti in banca per esempio, senza rinunciare completamente alle loro usanze. In Italia sono presenti 120-150 mila Rom di “tribù” diverse (le principali sono i Rom al Sud e i Sinti al Nord). Soltanto un terzo di loro è nomade.

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Senza capi - All’interno delle comunità Rom non ci sono capi, re o presidenti. Ci sono leaders che possono essere considerati più prestigiosi degli altri, ma la loro autorità è morale e dipende dalle singole capacità: non sono investiti di potere da parte dalla comunità.
Nei Paesi dove sono più numerosi, come nell’Est Europa, si integrano maggiormente nelle istituzioni.

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Antichi mestieri - La leggenda nera, perpetrata nei secoli di incomprensioni e persecuzioni, vuole che i Rom siano ladri, accattoni dediti a traffici illeciti e alla prostituzione. Non è proprio così.
In molte tribù “manghèl”, il mendicare è un lavoro antico, affidato soprattutto alle donne. Il furto è praticato da alcuni ma spesso come conseguenza della crisi degli antichi mestieri.
La prostituzione, diffusa tra i Rom albanesi e slavi, è inconcepibile e quasi assente tra i Rom cristiani.

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“Lavorare” tutti, “lavorare” meno - Il primo anno i bambini vivono attaccati alle madri che li allattano e li portano a tracolla con una fascia come si usa in India, loro terra di origine. Ma appena camminano devono procurarsi il cibo da soli, spesso seguendo la madre nel “manghèl”, il mendicare.
Ma non vengono mai abbandonati: crescono in un ambiente duro, senza educazione (il 95% dei Rom è analfabeta) sebbene circondati dalla solidarietà tipica tra i membri dello stesso gruppo.

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Ore rubate - Secondo la filosofia Rom, ogni uomo desidera essere padrone del proprio tempo, di amministrare la propria giornata. Dal momento che il lavoro salariato impone un ritmo che “ruba” il tempo, i Rom non l’hanno mai accettato o l’accettano sporadicamente e soltanto temporaneamente.

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La giostra non gira più - Da sempre i Rom hanno la passione per ammaestrare gli animali e una grande esperienza nell'acrobazia e nei giochi di prestigio. Queste caratteristiche non sono comuni a tutte le tribù, ma sono molto diffuse tra i Sinti, in particolare quelli che abitano in Italia e in particolare in Piemonte. Giostrai e domatori sono infatti tre le professioni ancora presenti tra i Sinti, sebbene in un settore che oggi è in crisi a causa della tv e di altre forme di spettacolo.

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Il nuovo che avanza - Oggi i Rom sono soprattutto meccanici, carrozzieri al Sud, al Nord lavorano in imprese di pulizia o aprono macellerie equine, nel Nord Europa commerciano in cavalli, mentre negli Stati Uniti sono idraulici.
Ovunque riescono ad adattarsi e a trovare un lavoro per vivere, pur mantenendo vive le tradizioni della comunità.

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Coacervo di religioni - Quando apparvero per la prima volta in Europa, i Rom sorpresero la gente per il loro modo di vestire originale, per i loro tratti somatici caratteristici e per le loro curiose usanze. Da allora però è iniziato un lento e continuo processo di adattamento ai costumi e alle usanze locali. In particolare i diversi gruppi Rom hanno accolto la religione dei Paesi che li hanno ospitati. In Italia, i Rom meridionali sono in genere cattolici. Come quelli che vivono in Francia e in Spagna.
Nel Nord Europa sono generalmente protestanti, mentre quelli che provengono dai Balcani sono musulmani. In Romania e in Bulgaria sono invece ortodossi.

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Piccoli uomini e piccole donne - Nelle comunità Rom ci si sposa giovanissimi e generalmente il matrimonio è combinato tra le famiglie. «Una volta ho battezzato un ragazzo di 9 anni e ho celebrato il suo matrimonio quando ne aveva 12» racconta un sacerdote ortodosso rumeno.

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Estremo saluto - I Rom e Sinti talvolta vivono una tradizione religiosa piuttosto blanda; molti si dicono musulmani, ma di fatto non sono praticanti; anche per i cristiani, sopratutto per gli ortodossi, la fede è quella che si vive in alcune feste importanti come il Natale e la Pasqua e in occasione particolari, come durante i funerali /nella foto, un funerale rom a Milano nel 1969).
Nei secoli passati, quando i Rom erano meno sedentari, era viva l'usanza di visitare le tome dei defunti a Natale.

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- Un tempo i piccoli rom nascevano per terra, discosti dal carro o dalla tenda per non contaminarli finché l’anziana della famiglia non purificava madre e figlio aspergendoli d’acqua. Oggi molto è cambiato. Le donne rom usano la contraccezione, i bambini nascono all’ospedale, spesso vengono battezzati. Ma altre cose sono rimaste com’erano un tempo. Il primo anno i piccoli vivono attaccati alle madri, che li allattano e li portano a tracolla con una fascia come usava in India, loro terra d’origine. Ma appena camminano devono procurarsi il cibo da soli, spesso seguendo la madre nel “manghèl”, il mendicare.

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Rispetto per gli anziani - Sono loro a conservare la memoria delle tradizioni e scelgono i nomi dei neonati.

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Alfabeto cifrato -«I rom non hanno una scrittura vera e propria ma una sorta di al- fabeto cifrato. Segnano le porte della case con particolari simboli, che possono significare “già passato”, “qui non danno nulla”, oppure “qui ho già rubato”», spiegava la grande amtropologa Cecilia Gatto Trocchi.
Il furto, per lo più di gioielli e contante, viene praticato spesso ma non da tutte le comunità ed è un vanto per il Rom esercitarlo senza rompere o spostare nulla nella casa presa di mira.
«Con la crisi degli antichi mestieri molti bambini vengono avviati al furto e qualche volta le ragazze, soprattutto tra i rom albanesi e slavi, sono costrette a prostituirsi per 4 o 5anni, anche per “guadagnarsi” la dote per il matrimonio. Arrivato il grande giorno, la sposa, di solito quindicenne, viene sdraiata sul letto e ricoperta di fiori di campo, simbolo di continuità della vita, bellezza e fertilità», proseguiva l’antropologa.

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Un popolo che incanta - Al centro dell’universo Rom c’è l’uomo (lo stesso termine Rom con cui lo definiscono significa uomo).
È certamente un popolo strano quello che designa l’ieri e il domani con la stessa parola, che non ha un verbo per tradurre il termine “avere” (bisogna comporlo con “a me è, a te è…).
Un popolo nel quale non esiste il concetto di eredità nel quale non esiste la scrittura, ma soltanto la tradizione orale. Tutto questo non ha impedito però la nascita di una cultura, di svariate espressioni artistiche dalla musica alla letteratura.

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Ma legge e scrive poco - Sono circa 600 i Rom iscritti in un ateneo universitario in tutta Europa (dati 2008).
Secondo l' Osservatorio 21 luglio i bambini Rom in Italia non hanno nessuna probabilità di accedere a un percorso universitario, hanno solo l’1% di probabilità di frequentare la scuola superiore, mentre hanno il 20% di probabilità di non cominciare affatto un percorso scolastico regolare. Nell’anno scolastico 2013-2014 nel sistema scolastico italiano sono stati registrati 11.657 minori Rom che vivono in emergenza abitativa. Il tasso di abbandono scolastico nel passaggio dalla scuola primaria a quella secondaria è del 50% e di circa il 95% nel passaggio dalla scuola media alla scuola superiore.
Per loro la lingua locale è solitamente la terza lingua dopo quella materna (il romanes o il sinto) e il dialetto locale. I Rom adulti sono per lo più analfabeti.

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Moda Rom - Appena arrivati in Europa, i vestiti dei Rom non passorono inosservati. E ancora oggi molti rimangono ancorati ai loro capi tradizionali, realizzati con fibre naturali come seta, cotone, canapa, lino e lana.
Gonne a balze, pantaloni palazzo, scailli colorati e corpetti avvolgenti, interamente ricamati a mano e abbelliti da centinaia di perline.

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Vuoi ballare con me - La dnza è sempre stata una delle attività gitane più attraebti. Tra i balli più apprezzati (e nel passato talvolta proibiti dalle autorità) ci sono la sarabanda e la lola.

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È qui la festa? - I Rom sono un popolo molto sereno. Vive la quotidianità con un senso di fatalità e sa gioire delle piccole cose.
Gli basta poco per organizzare una festa, scendere in strada a ballare o suonare, ogni piccolo avvenimento è motivo per gioire con gli amici, anche se vive in condizioni precarie.

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Maghi della musica - «Dotati di un senso musicale d'incredibile profondità, certamente sconosciuto a qualsiasi altro popolo». Parola di Franz Liszt, il grande compositore ungherese del '800.
I Rom e i Gitani sono grandi elaboratori di musica e da sempre modificano la loro matrice originaria - che sembra essere ungherese e turco-araba - con i ritmi dei Paesi che li ospitano.
L'armonizzazione e l'orchestrazione, invece, risentono dello stile europeo.

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Doppia anima - In passato le grandi famiglie magiare possedevano un'orchestra zingara personale. E lo stesso accadeva per nobili e notabili di tutta Europa. Nella trasizione esiste una netta distinzione tra canto e musica. Il primo rimane rivolto all'ambito ristretto della comunità ed è puramente sentimentale; l'esecuzione di motivi strumentali per violino, chitarra, fisarmonica (nella foto) e ottoni viene fatta per professione, cioè dietro pagamento.

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Le star di oggi - Anche oggi esistono grandi artisti Rom. Django Rheinhardt e il suo successore "Manitas de Plata" sono leggendari chitarristi di flamenco.
Più conosciuti i Gipsy King, nipoti di Manitas, e il compositore Goran Bregovic che, pur non essendo Rom, mescola le sonorità delle fanfare zigane con le polifonie tradizionali bulgare, il folk balcanico con l'elettronica.
Altri artisti sono i Gabrielli, famiglia di Sinti del Sudtirolo, i Bratch, gli Ando Drom, i Kaly Jag e il musicista greco Yiorgos Mangas.

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Senza scrittura, ma con molto da raccontare - Presso i Rom la trasmissione della memoria è affidata alla tradizione orale. I Rom, infatti, non hanno una propria scrittura e non stupisce che manchino testi, racconti, canzoni e poesie se non quelle tramandate da padre in figlio.
Particolarmente ricca è la produzione di favole e proverbi (vedi foto seguenti)

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Liberi - Molte delle canzoni Rom raccontano della loro terra, dove i fiumi sono puliti, i boschi verdi e dove si è sempre allegri.
Dice una loro canzone: "Il gaggiò (come definiscono i non Rom) lavora sempre, sperando di diventare qualcosa e sperando così, muore. Poi ha fatto le leggi. La libertà è bella: vai dove vuoi".

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Proverbi zingari
Se vuoi essere saggio, ascolta.
Un uomo saggio ride quando può. Sa bene che ci sarà molto da piangere nella vita.
Se ti siedi sul cavallo rivolto all’indietro, quell o continua ad andare avanti.
Una lepre in pentola vale per sei nel campo.
Se piove, non coprirti la testa con un setaccio.
Se entri nel torrente, non accusare le scarpe di essersi bagnate.
Un topo con una rosa all’orecchio è sempre un topo.
Se non vuoi vedere, a che serve una stella?
Vedere un gagiò che sorride è più raro che vedere una mucca che fa un uovo.

Qui comando io? - Non si può dire che la società rom sia maschilista. Ma il potere lo hanno, di fatto, gli uomini. All’interno della famiglia il ruolo della donna è però fondamentale: in molti gruppi sono loro a comandare, anche se “ufficialmente”, all’esterno, è il maschio a essere il capofamiglia. La donna di occupa della tavola di tutti i giorni (menu tradizionale: minestre pepate di verdura e carne, molti formaggi), ma spetta all’uomo arrostire la capra per le feste.
Di solito i Rom cucinano all’aperto.
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