Storia

Le uova sode e altri 9 modi incredibili per far circolare documenti segreti prima dei social

La piattaforma social Discord è stata al centro di una fuga di documenti segreti sulla guerra in Ucraina. Ma come circolavano una volta le informazioni segrete? Ecco 10 curiosi sistemi del passato.

Come sono finiti documenti top secret americani sulla guerra in Ucraina sulla piattaforma di messaggistica Discord? Queste informazioni di proprietà del dipartimento della Difesa americano sarebbero circolate dapprima in un piccolo gruppo di membri anonimi di Discord, nato come social di nicchia per gamer e che ora conta su oltre 150 milioni di utenti mensili in tutto il mondo. Non solo: questi documenti (o meglio le foto di un centinaio di documenti) sono girati anche su altri social come 4chan, Telegram e Twitter.

Secondo il New York Times, Il Pentagono starebbe indagando su quella che sembrerebbe più una fuga di notizie che un attacco hacker. Il 13 aprile 2023 è stato arrestato un ventunenne che lavora per l'intelligence dell'Aeronautica militare nel Massachusetts: è lui la spia che avrebbe diffuso questo materiale segreto?

Se oggi lo spionaggio si serve dei social, nel corso dei secoli i metodi delle spie sono stati i più creativi (c'era chi usava le uova sode e chi la testa rasata di un corriere). Ecco i 10 più curiosi.

1. A Sparta per i segreti si usava la scitala

Tucidide racconta che i magistrati spartani (efori) utilizzavano per scambiarsi informazioni militari un sistema di cifratura basato su un bastoncino di legno, la scitala. Si realizzavano due scitale identiche anche come lunghezza e diametro, una in mano agli efori e una consegnata ai generali in partenza per il fronte.

Per le comunicazioni top secret gli efori tagliavano una striscia lunga e sottile di cuoio o tela che veniva avvolta attorno alla scitala e vi scrivevano le istruzioni nel senso della lunghezza del bastoncino. Poi la srotolavano e ripiegavano più volte e la mandavano al generale che la rendeva nuovamente leggibile avvolgendola sul bastoncino "gemello": solo attorno a una bacchetta identica, infatti, si poteva ricostruire la posizione originaria.

2. I messaggi top secret sulla cera e... sulle teste rasate

Sempre a Sparta il re Demarato (V secolo a.C.) per avvertire i compatrioti dell'imminente invasione persiana scrisse su una tavoletta di cera il messaggio di allerta per poi nasconderlo con un altro strato di cera su cui faceva bellavista un innocuo comunicato. A raccontarcelo è Erodoto che ha anche tramandato la storia di tale Istièo che voleva incoraggiare Aristagora di Mileto a ribellarsi al re persiano.

Come fargli recapitare le istruzioni? Fece rasare il capo a un corriere, gli scrisse un messaggio sulla cute e aspettò che gli ricrescessero i capelli. Il corriere attraversò indisturbato il territorio persiano: giunto a destinazione si rasò il capo e lo rivolse al destinatario.

Unica nota: in quel caso evidentemente la fretta non era troppa.

3. Nell'antica Cina, il messaggio segreto si inghiottiva

Nell'antica Cina il messaggero portava le informazioni segrete direttamente nel proprio…  intestino. Il messaggio in questione veniva disegnato su delle micro strisce di seta finissima: queste venivano poi appallottolate e ricoperte di cera in modo da renderle il più compatte possibile. Il messaggero le inghiottiva e si metteva in viaggio, pronto a consegnarle una volta… digerite ed espulse.

4. L'alfabeto segreto degli antichi Romani

Se gli antichi Romani volevano scambiarsi dei messaggi segreti, invece, adottavano il cosiddetto "alfabeto di Cesare", chiamato così perché era il metodo preferito del condottiero romano (I secolo a.C.).

Niente di complicato in realtà: l'alfabeto usato era quello conosciuto ma si procedeva per traslitterazione, ovvero ogni lettera del testo veniva sostituita dalla lettera che la seguiva di tre posti (la A diventava D, la B, E e così via). Dopo di lui, l'imperatore Augusto la fece più facile e semplicemente sostituì ogni lettera con la seguente.

5. Le spie romane usavano anche i segnali di fumo

Nell'antica Roma come facevano gli speculatores, le spie inviate a esplorare il territorio nemico, a inviare informazioni alla base? Al riguardo abbiamo poche certezze: si parla di segnali di fumo di giorno, di fuoco di notte, di piccioni, trombe e bandiere rosse, ma anche di messaggi messi all'interno di pelli cucite, o sotto la coda di un mulo, o sull'interno del fodero di una spada.

In compenso, conosciamo il codice che gli agenti usavano per comunicare rapidamente, senza rischiare di venire scoperti. Si divideva l'alfabeto latino in gruppi di otto lettere; torce erano collocate in tre punti diversi e sollevate da una a otto volte, in base alla lettera che si voleva comunicare. Secondo Plinio il Giovane, gli speculatores erano equipaggiati con una selce particolare, che usavano per accendere il fuoco molto velocemente.

6. Il messaggio segreto nell'uovo sodo

Nel '500 lo scienziato italiano Giambattista Della Porta spiegò come comunicare con un semplice uovo sodo: bastava preparare un inchiostro con 30 grammi di allume in mezzo litro d'aceto e usarlo per scrivere sul guscio.

La soluzione penetrava nel guscio, che è poroso, senza lasciare tracce, e tingeva l'albume solidificato: per leggere il messaggio non restava che sbucciare l'uovo. 

7. Il metodo dei servizi segreti dei papi

In pieno Rinascimento  uno dei decrittatori più famosi d'Europa fu un veneziano: Giovanni Soro, che dal 1506 occupò il posto di segretario alle cifre di Venezia (magistratura incaricata proprio del decrittaggio) e della cui collaborazione si avvaleva spesso anche il Vaticano.

Per inciso: proprio lo Stato della Chiesa e Venezia svilupparono in modo sistematico tecniche e strumenti di crittografia, incoraggiati dal fiorire della diplomazia e delle sempre più assidue corrispondenze tra le corti.

Clemente VII fece testare a Soro anche l'affidabilità dei codici vaticani. Pare che questi, per fedeltà alla Serenissima, avesse rassicurato il papa sull'impenetrabilità dei suoi codici nonostante fosse riuscito a decifrarli: voleva infatti evitare uno scomodo innalzamento dei parametri di sicurezza. Da allora i governi europei aprirono le proprie "camere nere", dove i migliori decrittatori lavoravano fianco a fianco.

8. L'inventore della crittografia moderna

Nel XV secolo nacque anche la crittografia moderna ("scrittura nascosta" dal greco kriptós, "nascosto"): a inventarla fu Leon Battista Alberti, artista poliedrico e frequentatore delle corti rinascimentali, che elaborò una "maniera di scrivere occultissima e comodissima della quale nessuna è più rapida e facile a leggersi e più segreta": il cosiddetto "sistema polialfabetico".

Il sistema era stato messo a punto da Johannes Trithemius, un tedesco contemporaneo dell'Alberti. Il metodo prevede una tabella (tabula recta) formata da 26 righe (le lettere dell'alfabeto inglese) riportanti ognuna un alfabeto che inizia con una lettera scalata di una posizione rispetto a quello precedente. La prima lettera da cifrare rimane la stessa, la seconda si cifra con il secondo alfabeto, la terza lettera col terzo...

9. Arriva "Enigma", la macchina che crea codici segreti

Con l'arrivo del telegrafo e la realizzazione di macchine per cifrare si era comunque entrati in una nuova era della crittografia. Dal 1937 le forze armate tedesche avevano iniziato a usare Enigma, una macchina crittografica con innumerevoli chiavi che cambiavano ogni giorno. Ogni lettera veniva cifrata con un alfabeto diverso dando luogo a un numero spropositato di combinazioni. Ma dal 1940 gli inglesi iniziarono a decifrare quei messaggi, grazie ad alcune Enigma ricostruite con l'aiuto dei servizi polacchi e dopo aver messo al lavoro a Bletchley Park, a nord di Londra, un gruppo di matematici e crittografi (il progetto Ultra), tra i quali Alan Turing, oggi considerato il padre dell'informatica.

A piccoli passi, grazie anche a decifrazioni casuali di parti di codici, Ultra divenne molto efficiente: nel 1942 decrittava 80mila messaggi al mese. I tedeschi, intanto, continuavano a ritenere infallibile il loro sistema. Anche perché i britannici lasciarono che qualche bombardamento, previsto tramite le intercettazioni, si verificasse ugualmente per non destare sospetti.

10. Il microdot ovvero il segreto è nel puntino di una i

Durante la Seconda guerra mondiale era in voga il microdot un sistema attraverso il quale si riduceva uno scritto alle dimensioni di un punto.

Con un procedimento fotografico, gli agenti tedeschi in America Latina trasformavano una pagina scritta in una macchia con un diametro inferiore al millimetro, che poteva essere nascosta nel puntino di una "i".

Alcuni microdot fotografati dalla NSA, l'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America: erano  incollati all'interno dell'etichetta di una busta inviata dalle spie tedesche di Città del Messico a Lisbona durante la Seconda guerra mondiale. Fu intercettata dai servizi segreti alleati.
Alcuni microdot fotografati dalla NSA, l'Agenzia per la sicurezza nazionale degli Usa: erano incollati all'interno dell'etichetta di una busta inviata dalle spie tedesche di Città del Messico a Lisbona durante la Seconda guerra mondiale. Fu intercettata dai servizi segreti alleati. © WikiMedia, P.D.
13 aprile 2023 Anita Rubini
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