Storia

Una sepoltura di massa racconta la devastazione seminata dalla Peste Nera

Una fossa con 48 vittime della Peste Nera è stata scoperta nelle campagne inglesi: una sepoltura inusuale che testimonia la gravità della piaga.

Un morbo talmente letale e diffuso da stravolgere le normali pratiche di sepoltura, persino nei contesti più legati alla tradizione: la Peste Nera, l'epidemia che attorno al 1350 si portò via un terzo della popolazione europea, fu anche questo, come confermato ora da un'interessante scoperta archeologica. Nel sito dell'ospedale monastico di Thornton Abbey, nella contea inglese del Lincolnshire, è stata trovata una fossa comune con 48 scheletri di uomini, donne e bambini: tutte vittime della Peste Nera, decedute nel XIV secolo. 

Morte e disordine. Le testimonianze archeologiche dirette dei decessi causati dalla peste del Trecento sono estremamente rare perché, per quanto piegate, le comunità locali tentarono di seppellire i loro cari nelle modalità più tradizionali, nei cimiteri posizionati, come da tradizione, nei cortili parrocchiali. Finora, le uniche due fosse comuni con vittime della Peste Nera erano state ritrovate a Londra, dove le autorità locali furono costrette a ricorrere a tombe di massa per far fronte all'elevato numero di morti, in una città densamente abitata. Ecco perché la scoperta di una sepoltura di gruppo in un villaggio rurale poco popolato dà un'idea della pervasività della piaga, e di come fosse arrivata a turbare anche le prassi più consolidate.

un Ultimo saluto. Del ritrovamento compiuto nel 2013 dagli archeologi dell'Università di Sheffield (Regno Unito) parla un articolo appena pubblicato su Antiquity. L'analisi del DNA estratto dalla polpa dentale degli scheletri ha confermato la presenza del batterio Yersinia pestis, che raggiunse il Lincolnshire nella primavera del 1349. Accanto ai resti umani, in quel che rimane dell'edificio dell'ospedale, è stato trovato un ciondolo con la croce di Tau, un simbolo che veniva indossato da chi doveva guarire dal fuoco di Sant'Antonio, una malattia virale che si manifesta con vescicole sulla pelle. Nonostante le circostanze, i corpi furono deposti in modo ordinato, l'uno accanto all'altro avvolti in sudari, a distanza di pochi giorni l'uno dall'altro. Nemmeno l'urgenza di seppelire impedì di dare ai defunti una sepoltura dignitosa.

In un luogo remoto. Tra il 1346 e il 1353 la Peste Nera dimezzò la popolazione inglese. Per qualche motivo - forse per l'assenza del parroco o per il numero troppo elevato di morti - non fu possibile seppellire queste persone nel retro della chiesa del villaggio, e si dovette ricorrere al terreno dell'abbazia. La scoperta testimonia la forza dirompente con cui l'epidemia irruppe nella quiete di un tranquillo villaggio di campagna, che si trovò impreparato a gestirne le conseguenze.

20 febbraio 2020 Elisabetta Intini
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