Oro e altri preziosi, animali sacrificati: il tesoro archeologico del Lago Titicaca

I Tiwanaku, potente civiltà preincaica, organizzavano sontuose cerimonie rituali sull'acqua, consegnando ai fondali del Lago Titicaca manufatti preziosi e animali sacrificali, rimasti nascosti dall'acqua per secoli.

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Una tradizionale imbarcazione peruviana sul Lago Titicaca. | Shutterstock

Un antico sito cerimoniale precolombiano è stato scoperto nel cuore delle Ande. A riportarlo alla luce è stato un gruppo di archeologi marini: il deposito di offerte rituali giace infatti al centro del Lago Titicaca, un mare interno tra Bolivia e Perù, a 3.800 metri di altitudine.

 

Nelle acque intorno al Khoa Reef, poco distante dall'Isola del Sole, a cinque metri di profondità, sono stati ritrovati oggetti in oro, miniature animali in pietra, porta incensi a forma di puma e i resti di lama sacrificati a una divinità con il volto incorniciato da raggi, rappresentata su diversi manufatti.

 

Una fortuna sommersa. I reperti - descritti su PNAS - sono i resti di offerte rituali compiute dai Tiwanaku, una civiltà fiorita sul bacino del lago tra il V e il XII secolo, tra le più potenti delle Ande, prima dell'impero Inca. Gli oggetti riemersi sono alcuni dei migliori esempi dell'artigianato di pregio dell'epoca: oltre all'oro, ai lapislazzuli e alle altre pietre decorate ci sono i resti di un bivalve spinoso proveniente dall'Ecuador, dunque fatto arrivare da 2.000 km di distanza.

 

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Tra gli oggetti più interessanti ritrovati in fondo al lago ci sono la statuetta di un puma in lapislazzuli, miniature animali in pietra, foglie d'oro traforate, un medaglione dedicato a una divinità circondata da raggi di luce, porta-incensi con resti di materiale carbonizzato, e decorazioni in oro e pelle destinate forse ad abbellire gli animali da sacrificare. | Teddy Seguin

I lama in fondo al lago. I reperti, datati tra il 700 e il 900 d.C., non finirono in fondo al lago per caso, ma vi furono portati di proposito. Si pensa che i più alti rappresentanti Tiwanaku organizzassero sontuose cerimonie religiose vicino al reef, durante le quali le autorità religiose depositavano sul fondale statuine, gioielli e animali preparati per il sacrificio. Oltre ai resti di pesci e alle ossa di uccelli e anfibi, nel sito sono state trovate infatti ossa di giovani lama, probabilmente uccisi a scopo rituale. Al centro dei rituali potrebbe esserci stata una figura divina a volte menzionata come Viracocha.

 

Quelle ritrovate sembrerebbero le più antiche prove di fede nel soprannaturale nell'area. I reperti sono inoltre in ottimo stato di conservazione, perché rimasti per secoli al riparo da incursioni umane, protetti dalle acque del lago.

 

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Il Khoa reef, dove sono stati trovati i reperti, si trova a una decina di km dalla vicina Isola del Sole. | Teddy Seguin

Una funzione politica. Gli scienziati della Pennsylvania State University, che hanno coordinato gli scavi, avevano mappato il reef con scavi e rilevazioni 3D nel 2013, e sono tornati sul posto dopo le segnalazioni di alcuni sub. Dal reef di Khoa, chi prendeva parte alle cerimonie doveva avere una visuale mozzafiato sulla vicina isola e sulle montagne circostanti: non stupisce che l'élite dei Tiwanaku si facesse coinvolgere in queste sfarzose cerimonie. I rituali dovevano avere un ruolo fondamentale come collanti sociali, ma funzionavano anche da leva economica: attorno al lago doveva essere infatti fiorita una ricca attività di turismo sacro.

 

8 aprile 2019 | Elisabetta Intini