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Gli ultimi calchi di Pompei

Ecco come sono stati realizzati i calchi delle ultime due vittime dell'eruzione del 79 d.C. La tecnica? Fu inventata 150 anni fa e ce la spiega nel podcast l'antropologo fisico Valeria Amoretti.

I resti di due vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. sono stati recentemente rinvenuti nei pressi di Pompei, in località Civita Giuliana, nell'area di una grande villa, 700 metri a nord ovest della città. Erano in un corridoio di passaggio della villa che consentiva l'accesso al piano superiore. Ci spiega che cosa c'è dietro questa scoperta Valeria Amoretti, antropologo fisica e responsabile del Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei. L'esperta racconta alla Voce di Focus Storia anche come sono stati realizzati i calchi di gesso di questi resti, utilizzando una tecnica messa a punto 150 anni fa. E come Pompei sia uno scrigno ancora tutto da scoprire.

Focus Storia 170 (dicembre 2020)
Sparta su Focus Storia 170. © Focus

Ma chi inventò la tecnica dei calchi in gesso? Giuseppe Fiorelli, primo direttore ad aprire al pubblico, nel 1861, il sito archeologico di Pompei. L'archeologo perfezionò questa tecnica, già impiegata per recuperare materiali organici come il legno, e la utilizzò con successo il 3 febbraio 1863 per ottenere il calco dei resti di quattro persone.

la tecnica dei calchi di gesso. Il gesso liquido riempiva il vuoto lasciato dalla decomposizione dei corpi e ne riproduceva le fattezze, conservate come un'impronta sulla cenere solidificata intorno alle vittime. Quando il gesso era asciutto infatti si toglieva la crosta di pomici e cenere indurita e si estraeva il calco. "La più fortunata delle sue invenzioni fu la immagine autentica che diede della catastrofe vesuviana, colando nel masso di cenere che copriva gli scheletri il gesso liquido, per cui questi rivivono nelle forme e nelle contrazioni della loro agonia", commentò Gaetano De Petra, uno dei suoi successori. 

Fiorelli, nel 1873-1874, allestì anche il primo Museo Pompeiano dove i visitatori potevano osservare da vicino i calchi delle vittime disposti in vetrine di metallo e vetro. Nel Novecento, invece, si preferì lasciare i calchi a vista sul luogo del rinvenimento. Purtroppo però molti di questi furono distrutti o danneggiati dai bombardamenti del 1943.

Per scoprire di più sull'argomento ascolta questa puntata del podcast La Voce di Focus Storia.

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Il podcast di Focus Storia è a cura di Francesco De Leo. Montaggio di Silvio Farina.

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21 dicembre 2020 Anita Rubini
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