Storia

Suoni e colori in un verso perduto del Gilgamesh

Una tavoletta perduta arricchisce di nuovi particolari l'antica saga dell'eroe mesopotamico. Riempiendo di versi animali uno dei luoghi toccati dai suoi viaggi.

Un accordo tra un museo iracheno e un contrabbandiere ha riportato alla luce un capitolo perduto di uno dei primi poemi epici di sempre, eredità culturale dell'antica Mesopotamia: il Gilgamesh. Il reperto, una tavoletta d'argilla, aggiunge 20 versi alla saga dell'eroe, riempiendo di versi animali e colori la descrizione di una foresta attraversata dall'eroe.

Nel 2011 il Sulaymaniyah Museum di Slemani, nel Kurdistan iracheno, ha acquistato un'ottantina di antiche tavolette d'argilla da un noto contrabbandiere di reperti archeologici, nel tentativo di riportare alle istituzioni oggetti di valore saccheggiati dai siti storici del paese durante la guerra.

Diversa. Una delle tavole, un blocco d'argilla alto 11 cm in caratteri cuneiformi, ancora coperto di fango e risalente al periodo neo-babilonese (626-539 a.C.), ha subito attirato l'attenzione di Farouk Al-Rawi, della Scuola di Studi orientali e africani dell'Università di Londra.

Rumori. La traduzione dei caratteri ha svelato alcuni particolari del viaggio di Gilgamesh, re di Uruk, e del fidato consigliere Enkidu nella Foresta di Cedri (la casa degli dei), e dell'incontro dei due con il feroce guardiano Humbaba. Il frammento descrive i versi cacofonici di uccelli, scimmie e cicale in un ambiente finora ritenuto silenzioso, con una descrizione a colori della vita naturale rara, per la tradizione letteraria babilonese.

Sensi di colpa. La tavola accenna anche al rimorso di Enkidu per aver distrutto la foresta dopo l'uccisione di Humbaba: una dimostrazione di sensibilità ecologica insolita, per la letteratura antica. Ora il reperto, liberato dal fango e interamente tradotto, è esposto al museo.

6 ottobre 2015 Elisabetta Intini
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