Cultura

Torna alla luce una città romana perduta

Un rilevamento geofisico mostra la bellezza e la ricchezza di Interamna Lirenas, la città romana sepolta da 1550 anni.

Nacque al tempo dei romani e i suoi abitanti l’abbandonarono misteriosamente dopo circa 800 anni. Per 1550 anni ha dormito sotto terra. Ora Interamna Lirenas, questo il nome della città sepolta, è stata mappata da un team internazionale di ricercatori che hanno rilevato con estrema precisione il teatro, il mercato e altri edifici della città di cui non si conosceva e non si immaginava l’esistenza.

Radio scoperte
La città nasce come colonia romana attorno al 312 avanti Cristo sul percorso della Via Latina, la strada che da Roma scendeva verso sud-est. Sorse vicino al fiume Liri e al Rio Spalla Bassa, da qui il nome Interamna, ossia tra i due fiumi, in quella che ora è la provincia di Frosinone. Abbandonata attorno al 500 dopo Cristo, la città venne dapprima utilizzata per asportare materiali da costruzione, poi, via via, se ne persero le tracce con il passare dei secoli. Oggi l’area è completamente ricoperta da aree agricole. Ma ora, finalmente, i ricercatori sono riusciti a tracciare una mappa quasi completa della città, sfruttando la tecnica delle onde radio. Vengono dirette sottoterra e si interpreta il loro ritorno in superficie dopo essere rimbalzate dalle mura nascoste nel sottosuolo.

Le immagini ottenuto hanno portato a diverse sorprese. Fino ad oggi gli archeologi pensavano che la città fosse un luogo sonnolente, dove offrirà ristoro a chi passava lungo la via; in realtà si trattava di una città estremamente vivace. Lo conferma la scoperta di un importante teatro e di un grande mercato. Spiega Martin Millett dell’Università di Cambridge che ha seguito i lavori: «Oggi abbiamo l’intero sistema viario della città e questo ci permette di capire come si svolgeva la vita e come essa è cambiata nel tempo». A conferma che la città era particolarmente attiva sono anche le ricerche condotte sui vicini terreni agricoli che mostrano che al tempo dei romani erano molto sfruttati, segno che la città era fiorente e che richiedeva quindi molto cibo. Dalle prime ricerche risulta che la città, nonostante le sue importanti dimensioni, non si è espansa più di tanto anche durante il massimo fiorire dell’Impero romano e ha mantenuto nel tempo la sua figura di città coloniale. Questo studio rientra in una ricerca più vasta partita nel 2010 e che si propone di capire come fossero organizzate le città fondate dai romani e tenute come colonie.

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L’esistenza dell’area archeologica era nota da tempo, ma poiché si sviluppa su un’area molto vasta era impensabile portarla interamente alla luce e così non si sono mai fatti scavi di una certa entità. L’unico modo per avere una planimetria della città dunque, sarebbe stato quello seguito dalla ricerca in atto: inviare onde radar e studiare le micro variazione del campo magnetico indotte dalla presenza di oggetti artificiali, come case, edifici vari o altri manufatti. Senza dubbio la sorpresa più grande è stata quando i ricercatori si sono trovati di fronte ad un edificio a raggiera che inizialmente è stato difficile da identificare. Poi scendendo ad un maggior dettaglio si è capito che si trattava di un teatro. Ora gli studi si muoveranno su due linee diverse: da un lato si cercherà di migliorare la visione ottenuta della città, sempre con la tecnica geofisica, dall’altro si pianificheranno degli scavi per portare alla luce almeno gli edifici più significativi.

7 settembre 2012
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