Storia

Storia dei regali: dai "souvenir" della preistoria ai cuori di San Valentino

Festività, compleanni e ricorrenze come San Valentino. L'usanza di scambiarsi regali è antica quanto l'uomo, e nel corso dei secoli è servita a scopi molto diversi.

Compleanni, anniversari, feste comandate e celebrazioni d'ogni sorta come San Valentino: nel mondo contemporaneo tutte le occasioni sono buone per regalare qualcosa, da costosi gioielli a economici souvenir, passando per capi d'abbigliamento e manufatti di qualsiasi foggia e prezzo. Ma quando è nata l'abitudine di scambiarsi dei doni? E quali sono stati, nelle epoche passate, i regali più ambiti e le occasioni di scambio più frequenti?

Doni preistorici. L'usanza del dono ha origini antichissime ed era conosciuta persino dai nostri antenati preistorici, che solevano offrire ai capitribù rudimentali "souvenir" come denti di animali, cortecce e pietre, adatti a essere intagliati per costruire armi o adornare collane o gioielli. «Nelle popolazioni dedite alla caccia e alla raccolta, per loro natura egalitarie, il concetto di dono era tuttavia limitato, ma tutto cambiò con la diffusione dell'agricoltura e dell'allevamento, intorno al X secolo a.C., quando le società diventarono più complesse e opulente introducendo importanti differenze di classe di cui i regali divennero il simbolo tangibile», spiega Davide Torsello, professore di antropologia alla Central European University di Vienna.

Una delle prime civiltà che vide una grande diffusione del dono fi quella dell'Antico Egitto. Nel giorno della loro incoronazione, considerata come una sorta di rinascita, i faraoni ricevevano, tra le altre cose, raffinati monili, vesti, oro, armi e parti del raccolto. Oltre a offerte votive agli dèi, i regali accompagnavano inoltre i defunti nel loro viaggio verso l'aldilà, rendendo più confortevole la loro vita ultraterrena: accanto ad amuleti benauguranti, cibi e suppellettili, i morti erano spesso accompagnati dai cosiddetti ushabti, statuette dalla forma umana che avrebbero "servito" il defunto come fedeli domestici anche nel mondo dei morti.

Dagli egiziani ai romani. Lo scambio di doni continuò a essere comune sia nell'antica Grecia sia a Roma, dove le occasioni per farsi regali non mancavano. «I matrimoni sono stati, fin dall'antichità, una circostanza in cui le famiglie si scambiavano doni che suggellavano un nuovo legame sociale e di parentela», precisa l'esperto. «Nelle società guerriere, tra i beni più ambiti c'erano le armi, il cui scambio tra i combattenti assumeva la valenza di rituale, come testimoniato da episodi raccontati nell'Iliade e nell'Odissea di Omero (VIII secolo a.C.)». Il tipo di regali era spesso legato al sesso del ricevente: gli oggetti "durevoli" come armi e manufatti metallici erano riservati agli uomini, mentre per le donne si preferivano stoffe, tessuti, gioielli e unguenti.

Tra i Greci, una delle usanze più osservate era quella di onorare il viandante concedendogli vitto, alloggio e regalandogli cibi e provviste utili a continuare il viaggio, nella convinzione che sotto le vesti del pellegrino potessero celarsi divinità sotto mentite spoglie che era meglio non offendere.

I giocattoli di terracotta. Incredibilmente simili alle abitudini natalizie moderne furono poi le festività romane dei Saturnali, che si tenevano dal 17 al 23 dicembre di ogni anno in onore del dio Saturno. In quei giorni, tra eventi pubblici, abbondanti banchetti e chiassose ­riunioni familiari, i Romani dimenticavano le differenze sociali regalandosi un'ampia varietà di doni. Da alcuni epigrammi di Marziale scopriamo che in queste occasioni si scambiavano regali economici come dadi, candele di cera colorata, abiti, libri, una moneta, piccoli animali domestici. Per la gioia dei più piccini c'erano variegati giocattoli di terracotta. Tra gli adulti, a spopolare erano invece i cosiddetti sigilla, statuette di ogni foggia e prezzo raffiguranti spesso divinità (dai più economici di creta o coccio a quelli di bronzo o oro) scambiate in segno di buon augurio e vendute nelle affollate baracche del Campo Marzio. 

Nel Medioevo e nel Rinascimento la cultura del dono divenne centrale in molti aspetti della vita sociale, stimolata dall'esempio del Cristianesimo che incoraggiava a elargire gratuitamente ai poveri denaro, cibo e vestiti per alleviare le loro sofferenze. Negli ambienti aristocratici, invece, i regali divennero sempre più raffinati, rimanendo un mezzo per assicurarsi il favore personale del re o del signore o per dimostrare la propria ricchezza di fronte ai propri pari rango: dalle monete ai metalli preziosi, nel novero degli omaggi più ambiti dalla nobiltà rientravano raffinate armature o cavalli e cani di razza da utilizzare a caccia o in guerra.

Le dame del Medioevo. A ciò si aggiunse un nuovo manufatto costosissimo: il libro. Bibbie e preziosi manoscritti intarsiati erano all'epoca delle autentiche opere d'arte di cui gli aristocratici amavano fare sfoggio. Eventi come fidanzamenti, matrimoni o nascite rimasero invece le principali occasioni in cui le dame ricevevano regali decorati con temi che celebravano un'unione fertile ed esaltavano qualità come la purezza e la fedeltà coniugale, tra i quali spiccavano oggetti da toeletta, cofanetti e specchi intarsiati o cassoni dipinti in cui riporre il corredo nuziale. 

san Valentino: l'amore consumistico. Con l'avvento della moderna rivoluzione industriale e lo sviluppo della società consumistica l'usanza del dono ha perso la "solennità" dei secoli passati diventando un business diffuso in tutti gli strati sociali.

A inaugurarlo fu la nascita dello shopping, stimolata a partire dalla metà del XIX secolo dalla costruzione dei primi grandi magazzini e, in seguito, dei centri commerciali, immense aree colme di merci pronte a essere comprate da una borghesia sempre più benestante. Per stimolare l'acquisto dei propri prodotti, le grandi aziende hanno così trasformato festività tradizionali come Natale o San Valentino in celebrazioni incentrate sullo scambio di regali. Le cose non sono cambiate con l'avvento del nuovo millennio, caratterizzato dallo shopping online e dalle sempre più pervasive piattaforme di e-commerce, dove per regalare qualcosa basta un semplice click. Grazie alla tecnologia, un'usanza vecchia di millenni è più viva che mai.

14 febbraio 2024 Massimo Manzo
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