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Storia dell'automobile: la Mobil Economy Run

La Mobil Economy Run era una gara di regolarità che premiava l'auto capace di consumare meno benzina: la prima edizione italiana si svolse nel 1959.

Mobil Economy Run 1973: il passaggio dell'aggressiva FIAT X1/9 a Selva di Fasano (Brindisi).
1973: il passaggio dell'aggressiva FIAT X1/9 a Selva di Fasano (Brindisi). | Archivio Fisogni

Nel 1936 la compagnia petrolifera Mobil (oggi ExxonMobil) organizzò negli USA la prima edizione della Mobil Economy Run, gara di regolarità e "parsimonia" pensata per avere numeri reali di efficienza del carburante lungo un percorso misto molto lungo e complesso, coast-to-coast, dal Pacifico all'Atlantico. Negli anni successivi alla guerra la competizione fu esportata in molti Paesi, Italia compresa, dove si svolse dal 1959 al 1985.

 

Museo Fisogni
Storia dell'automobile: la Mobil Economy Run è realizzato con il contributo di Marco Mocchetti, del Museo Fisogni, storica esposizione della più grande collezione al mondo di pezzi inerenti le stazioni di servizio dal 1892 al 2001. |

Inizialmente questa gara di economia vedeva la partecipazione di vetture italiane ed estere di ogni classe; dal 1969, però, fu organizzata in collaborazione con la Fiat, che forniva le auto per la corsa, dalla 128 alla A112, dalla 131 Mirafiori alla Y10. A quel punto l'Economy Run aveva in parte perso l'iniziale significato: negli USA l'evento era diventato una gara di marketing tra case automobilistiche, in Italia era invece una vetrina per i modelli torinesi, e per il lancio di alcuni, come la 127 o la Y10, fu davvero un trampolino non indifferente.

 

A partecipare alla competizione erano soprattutto giornalisti, italiani e stranieri, ma non mancavano piloti professionisti, come Piero Taruffidivisi in categorie, i più attenti e meno spreconi venivano proclamati vincitori. Lo scopo: «trovare la velocità ottimale, quella che permette di conciliare la nostra eterna fretta con la necessità di consumare poco carburante».

 

La gara ebbe grande risonanza e importanza con l'austerity degli anni '70, la prima, grande crisi petrolifera, quella che inaugurò le domeniche in bicicletta, mentre nelle grandi città si videro di nuovo i carretti a cavallo. Nelle prime edizioni il problema del consumo poteva apparire secondario rispetto alla promozione di nuovi modelli, ma «coi tempi di crisi che corrono», si leggeva, «sapere di poter fare 22 km/litro con una 126 è una bella consolazione!».

 

 

«La gara cambiava percorso ogni anno, in varie parti d'Italia», ricorda Guido Fisogni, la cui azienda forniva assistenza alla Mobil: «facendo un rapporto tra tempi e consumi, vinceva il corridore che usava meno benzina. La Mobil pagava tutto e non trascurava i dettagli: un anno la gara era a Stresa e il giardino del Grand Hotel, sede della premiazione, era in disordine. Incaricarono noi, che già ci occupavamo di fornire vari servizi come la segnaletica, di dare una sistemata, ovviamente tutto a spese della compagnia

 

La competizione era agguerrita e inizialmente non mancarono espedienti e scorrettezze: gomme nuovissime gonfiate come sassi, discese in folle, nastro adesivo steso sulla carrozzeria per migliorare l'aerodinamica... Tra squalifiche e regolamenti, la situazione si normalizzò e alla fine «il controllo dei partecipanti era affidato a un apparecchio incorruttibile sistemato a bordo».

 

Basse, ovviamente, le medie orarie: sia per contenere i consumi, sia perché, per tenere velocità elevate, si sarebbe dovuto «prendere le curve quasi a rompicollo» sui tracciati della competizione. I consigli per la vittoria? Ecco i segreti di un concorrente scozzese del 1974: «guidare con il piede di una ballerina, le mani di un borsaiolo e la serenità di una nonnetta!».

17 ottobre 2020