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Sotto i ghiacci in Norvegia, un passo di montagna usato dai Vichinghi

Il ritiro di un ghiacciaio ha lasciato esposta un'antica rotta commerciale usata dai Vichinghi 1.000 anni fa, con un tesoro di resti archeologici.

Archeologia: reperto vichingo
Un "morso" in legno di ginepro che veniva dato agli agnelli per limitare il loro consumo di latte (da destinare al consumo umano): è uno dei reperti lasciati scoperti dalla fusione dei ghiacci sulle Jotunheim Mountains, in Norvegia. | Pilø et al., 2020, Antiquity

Il ritiro di un ghiacciaio sulle montagne della Norvegia ha permesso la scoperta di una rotta commerciale d'altura, usata dai Vichinghi oltre 1.000 anni fa. Prima che la Peste Nera dilagasse in Europa e prima della costruzione di strade larghe e comode a valle, il passo montano di Lendbreen, a 1.900 metri di quota, fu uno snodo importante degli scambi economici scandinavi. La scoperta è descritta su Antiquity.

Umani di passaggio. Un indizio dell'importanza di questo passo era arrivato già nel 2011, quando un'estate particolarmente calda aveva lasciato scoperta, nei ghiacci ritirati di Lendbreen, una tunica di lana di 1.700 anni fa perfettamente conservata. Con il tempo e complice la fusione dei ghiacci nelle estati più calde di sempre sono emersi altre centinaia di reperti: antiche testimonianze di viaggio come pezzi di slitte, ferri di cavallo, bastoni da camminata, calzari di pelle, persino guanti. Il nuovo articolo dell'Università di Cambridge (Regno Unito) e del NTNU University Museum in Norvegia ne analizza una sessantina: la datazione dei reperti al radiocarbonio rivela che il passo fu frequentato a partire dall'Età del Ferro dei Romani, dal 300 d.C., fino al 1500 d.C., anche se il periodo di maggiore traffico fu quello attorno all'anno 1000.

 

All'epoca i Vichinghi erano in piena espansione nella Penisola Scandinava e nel resto d'Europa, attraverso guerre e traffici commerciali. L'eco della loro fortuna è visibile persino in questa remota località di montagna. Secondo gli archeologi il passo era uno snodo importante per gli spostamenti locali tra le fattorie permanenti a valle e gli alpeggi estivi; ma era anche una via per trasportare merci rare come pellame, burro, corna animali in altre parti della Norvegia e dell'Europa. Ghiacci e neve rendevano il cammino più facile e rapido rispetto ad altre vie più basse ma rocciose e pericolose.

 

Una veduta del passo di Lendbreen con quel che resta dei suoi ghiacci. | Pilo et. al

L'ombra della peste. Tra i manufatti più curiosi restituiti dai ghiacci ci sono una conocchia per filare, un coltello con un manico di legno e un morso che veniva dato ai cuccioli degli animali allevati per evitare che fossero allattati e serbare il latte per il consumo umano; ma sono emersi anche letame e ossa di cavallo e tumuli di pietra disposti da valle quasi come a segnare il sentiero.

 

A partire dall'undicesimo secolo, il numero di reperti diminuisce. Il passo cadde progressivamente in disuso, per una serie di contingenze economiche e sociali, non ultima la Peste Nera che in Norvegia arrivò tra il 1348 e il 1349. La riduzione della popolazione e il declino della domanda dei prodotti di montagna segnarono il progressivo abbandono di questa via commerciale. Quando l'Europa si riprese dalla pandemia, si optò per nuove rotte e quelle antiche furono dimenticate.

 

25 aprile 2020 | Elisabetta Intini