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Scoperto un anello di megaliti vicino a Stonehenge

Si tratta della più grande costruzione neolitica mai rinvenuta nel Regno Unito e, come il celeberrimo sito archeologico di Stonehenge, avrebbe un carattere sacro.

Stonehenge
I monoliti di Stonehenge all'alba. | PTZ Pictures | Shutterstock

Un team di archeologi provenienti da diverse università britanniche ha rinvenuto vicino al sito archeologico di Stonehenge (nell'insediamento di Durrington Walls, distante appena tre chilometri) un anello di megaliti, costruiti oltre 4.500 anni fa, durante il Neolitico. La struttura costituisce il più grande monumento preistorico mai scoperto in Gran Bretagna: «Le dimensioni dei monoliti sono impressionanti», afferma Vince Gaffney, uno dei capi dello studio pubblicato su Internet Archeology.

Sacralità. Secondo gli esperti, i megaliti delimiterebbero il confine di quella che doveva essere un'area sacra: «Mentre Stonehenge ha una chiara connessione con le stagioni e il passare del tempo», spiega Gaffney, «il cerchio di megaliti di Durrington ha un significato cosmologico». Con i loro dieci metri di diametro e cinque metri di profondità, i massi formano un cerchio ampio due chilometri che attualmente circonda l'antico insediamento di Durrington Walls..

Gente che conta. Questa scoperta, che aggiunge un tassello a ciò che già conosciamo della storia dell'epoca, è la prova che i primi abitanti della Bretagna, perlopiù comunità agricole, sapevano contare: gli archeologi ritengono infatti che chiunque abbia posizionato i megaliti in modo così preciso e per nulla casuale, dovesse utilizzare un sistema di calcolo.

 

«Considerando che fu il luogo dove vissero i costruttori di Stonehenge, Durrington Walls rappresenta la chiave per scoprire la storia di una parte più vasta di questo territorio», afferma Nick Snashall, archeologa allo Stonehenge World Heritage Site, che ha definito la scoperta «stupefacente».

L'importanza della tecnologia. Questa scoperta non sarebbe avvenuta senza l'utilizzo delle più moderne tecnologie di telerilevamento e campionamento: inizialmente, infatti, le buche dove sorgevano i megaliti erano state scambiate per caratteristiche naturali del territorio. «È anche grazie alla tecnologia se siamo riusciti a scoprire una tale struttura preistorica», afferma Gaffney.

 

29 giugno 2020 | Chiara Guzzonato