Storia

Sbarco in Normandia: il lato oscuro del D-Day

D-Day: lo sbarco in Normandia è ricordato da tutti come un momento epico nella lotta per la liberazione dell'Europa dal nazismo, ma l'azione fu accompagnata da violenze ed eccessi compiuti dagli Alleati sulla popolazione civile.

Il 6 giugno 1944, lo sbarco in Normandia, segna l'inizio della liberazione dell'Europa dal nazismo. L'articolo "Il lato oscuro del D-Day", tratto dagli archivi di Focus Storia, Matteo Liberti ne svela i retroscena.

Il lato oscuro. "Temo l'effetto negativo che potrebbe avere sulla popolazione francese il bombardamento che si svolgerà nelle prime fasi dello sbarco… La mia paura è che i liberatori alleati possano lasciarsi alle spalle un senso di repulsione e una lunga scia di odio". Con queste parole il primo ministro inglese Winston Churchill metteva in guardia il presidente americano Roosevelt pochi giorni prima del 6 giugno 1944, data fissata per lo sbarco in Normandia (D-Day). L'interlocutore liquidò la cosa senza darvi peso, ma i fatti avrebbero dimostrato che le paure di Churchill erano fondate.

I rapporti tra la popolazione e le truppe alleate furono caratterizzati in più occasioni da tensioni e violenze, e anche sul piano militare l'operazione rischiò più volte di arenarsi. «Ancora si tende a sorvolare sugli aspetti negativi legati allo sbarco in Normandia», afferma il saggista inglese Antony Beevor, autore di D-Day, the battle for Normandy (Penguin Studio), «eppure quell'impresa eroica nasconde un lato oscuro». D'altronde, se a un certo punto apparve su alcuni muri francesi la scritta Usa go home! ("Americani tornatevene a casa!"), qualcosa non dovette andare per il verso giusto.

Arrivano i nostri. I primi a toccare il suolo francese furono i paracadutisti, lanciati durante la notte dopo una serie di bombardamenti preparatori. I soldati avrebbero dovuto raggiungere alcuni punti chiave all'interno dello scacchiere normanno, diviso per l'occasione in cinque zone: da ovest a est vi erano le spiagge Utah, Omaha, Gold, Juno e Sword, con le prime due assegnate agli Usa e le restanti agli inglesi supportati dai canadesi. Ma dopo il lancio, per molti iniziò un vero viaggio verso l'orrore. Decine di paracadutisti furono uccisi in aria dal fuoco nemico e la maggior parte di chi toccò terra incolume si trovò il più delle volte nel luogo sbagliato (nel paese di Sainte-Mère-Eglise vi fu addirittura chi rimase impigliato sul campanile della chiesa). «Dei primi 600 lanci, solo 160 raggiunsero gli obiettivi prefissati, per via del forte vento e di manovre errate dei piloti», spiega Beevor.

Crudeltà. A qualcuno capitò poi di ritrovarsi impigliato tra le fronde degli alberi, dove venne torturato dai tedeschi a colpi di baionetta.

«Ma appena la notizia si diffuse», prosegue lo storico «iniziarono le vendette più atroci». Un esempio? Con un'iniziativa degna di Bastardi senza gloria ci fu chi iniziò a far collezione di orecchie mozzate ai nemici, mentre altri si divertirono a fare a pezzi i cadaveri tedeschi. La cosa inquietante è però che «di lì a poco tale violenza avrebbe caratterizzato anche il rapporto tra alleati e popolazione francese», rivela ancora Beevor, che per questo libro ha scovato documenti e prove in archivi finora inaccessibili o trascurati.

Lo sbarco vero e proprio cominciò all'alba, condotto dalla più grande armata marittima della Storia e con il supporto di una flotta aerea altrettanto vasta: "Ogni cosa in grado di volare fu spedita in aria" dirà poi un ufficiale della Raf. Le nuvole basse limitarono però la visuale di molti aerei e così "il più grande bombardamento mai visto" – come lo definì il generale Dwight Eisenhower, capo supremo delle forze alleate – fu un mezzo fiasco. I bombardieri iniziarono, infatti, a mancare gran parte degli obiettivi fissati, colpendo al loro posto i tetti delle abitazioni.

Spiagge di sangue. Il flop si ripercosse poi sull'umore delle truppe in mare, dove qualcuno commentò sarcastico: "L'unica cosa che stiamo ottenendo è svegliare i tedeschi". «All'arrivo sulle spiagge i soldati erano già psicologicamente distrutti», prosegue Beevor, «e a peggiorare le cose arrivò l'alta marea, che rese invisibili le mine e gli ostacoli difensivi». A Omaha (che si guadagnerà presto il soprannome di bloody Omaha, ovvero insanguinata) il benvenuto alle divisioni alleate venne dato dalle batterie di cannoni piazzate a ridosso della costa. I fortunati che riuscirono ad attraversare incolumi la spiaggia si ritrovarono poi, nell'80% dei casi, con armi e munizioni inutilizzabili per via dell'acqua e della sabbia, nonostante le custodie stagne in dotazione e l'ingegnoso tentativo di usare i condom (sì, proprio i preservativi) a protezione delle canne dei fucili.

Le varie truppe riuscirono infine a riunirsi e iniziarono la marcia verso le zone interne al grido di shot the bastards, "spara ai bastardi". Sulle altre spiagge le cose andarono meglio, ma in ogni caso la giornata si sarebbe chiusa con quasi 10 mila soldati alleati morti, di cui oltre 2 mila nella sola Omaha (con altrettanti civili francesi uccisi dalle bombe). «Interi villaggi erano andati distrutti, come nel caso di Vierville- sur-Mer», aggiunge Beevor.

Erano state gettate le premesse affinché i timori di Churchill si trasformassero in realtà. «La Normandia sarebbe presto divenuta l'agnello sacrificale della liberazione francese», scrive lo storico britannico.

Un massacro inutile. Fu a Caen, nel capoluogo del dipartimento del Calvados, che si ebbe una delle più clamorose stragi di civili dell'intera guerra (una carneficina simile c'era stata in Italia con il bombardamento da parte alleata dell'abbazia di Montecassino). La conquista di Caen era stata ritardata da una contro-offensiva tedesca guidata dalla divisione Hitlerjugend, ma nel frattempo la Raf aveva iniziato a far piovere bombe sulla città. Molti dei 60 mila abitanti si ritrovarono così sepolti tra le macerie e a migliaia cercarono rifugio sottoterra, tra i cunicoli della città medioevale. Qui sarebbero rimasti per un mese intero, senza cibo e con il boato delle bombe nelle orecchie. "Stanno sventrando la nostra città in maniera feroce e senza pietà" disse un testimone a un giornalista. Per poi aggiungere: "Si tratta di un massacro tanto inutile quanto criminale, anche perché qui di tedeschi ce ne sono sempre stati pochissimi".

Obitorio a cielo aperto. Il 9 luglio gli alleati ebbero infine la meglio e riuscirono a penetrare in quel che rimaneva della città, ormai un obitorio a cielo aperto, mentre migliaia di profughi vagavano disperati nelle aree vicine. «Eppure non tutti si resero conto di ciò che Caen aveva subìto», commenta Beevor. «Non certo quell'ufficiale canadese che, appena entrato in città, domandò candidamente a un ragazzo se sapesse indicargli il nome di un buon ristorante». Nel frattempo, fin dall'8 giugno il grosso delle truppe alleate era in marcia in direzione del porto di Cherbourg, a nord di Utah beach. Qui alcuni generali ordinarono di uccidere qualsiasi nazista incontrato lungo la strada senza risparmiare i civili sospettati di collaborazionismo. Fu in questo clima che iniziò a spargersi fra le truppe una voce inquietante: i tedeschi stavano utilizzando le francesi come cecchini.

Guerra alle donne. «In effetti, vi furono alcuni casi di stretta collaborazione tra nazisti e donne francesi (spesso costrette)», spiega Beevor, «ma quella che colpì i soldati alleati fu una vera e propria paranoia, e numerose donne subirono aggressioni ingiustificate ». Oltre a ciò, iniziava a diffondersi il saccheggio delle abitazioni private. A darne conferma è lo storico statunitense William Hitchcock, che nel suo The bitter road to freedom (L'amara strada verso la libertà) rivela come nell'estate del '44 le ruberie a danno della popolazione francese proseguirono senza freni, tanto che le segnalazioni furono più numerose che durante l'occupazione tedesca.

Come spiega Beevor, «quel che si andava delineando era un preoccupante doppio volto dell'impresa di Normandia: eroica liberazione da una parte, umana violenza dall'altra».

E senza dubbio violento era il trattamento riservato a uomini e donne accusati di collaborazionismo. Si andava dalle cosiddette "feste del taglio dei capelli" – con le vittime che venivano rasate a zero e poi derise o, nel peggiore dei casi, prese a calci e pugni – alla fucilazione. In questi casi gli Alleati agivano spesso insieme a membri della Resistenza francese. Ma la maggior parte dei civili morì durante gli scontri a fuoco tra le truppe naziste e gli eserciti alleati, trovandosi spesso in mezzo a una grandinata di colpi. «In questa situazione molte mamme scrivevano sopra ai vestiti dei figli gli indirizzi dei parenti. In caso fossero morte, chi li avesse trovati avrebbe saputo dove portarli», racconta Beevor.

Errori. Il doppio volto del D-Day continuò intanto a esprimersi, oltre che attraverso le violenze, anche con diversi errori militari. Fu tragicomico quanto accadde ad alcune truppe canadesi. Queste avevano segnalatori di fumo giallo da usare nel caso di bombardamento, visibili agli aerei alleati che così avrebbero evitato di colpirli. Per una svista alcune divisioni americane adoperarono segnalatori simili per evidenziare invece le aree da bombardare! Tra quelli scampati al fuoco amico si diffuse così l'abitudine di urlare, al primo rumore di aereo: "Al riparo, potrebbero essere i nostri!". Humor nero a parte, nel campionario di atrocità fecero la loro comparsa anche gli stupri. A macchiarsi di questi crimini fu solo una piccola percentuale di soldati alleati, ma le cifre fornite dal criminologo statunitense Robert Lilly (ricavate dagli archivi dell'esercito Usa) fanno comunque paura: le violenze sessuali furono oltre 3 mila. Numeri tragicamente simili furono riscontrati nell'Italia del Sud, quando le truppe coloniali del Nord Africa francese si abbandonarono a stupri e saccheggi.

Liberi a caro prezzo. Intanto, mentre il generale americano William Hoge dichiarava sconsolato che alcuni dei suoi uomini si stavano comportando "peggio dei tedeschi", Charles De Gaulle, comandante delle forze della Francia Libera e futuro presidente della Repubblica, convinse i vertici militari alleati a far convergere la manovra in direzione di Parigi, la cui liberazione avrebbe avuto un importante valore simbolico. Il 25 agosto le truppe alleate sfilarono per le vie della capitale tra le grida festose dei suoi abitanti. Racconta però Beevor che, «qualche americano scambiò Parigi per un parco giochi senza regole e tra i suoi monumenti organizzò feste a base di alcol e prostitute».

Il quartiere di Pigalle, già luogo di distrazioni, venne ribattezzato Pig alley ("vicolo del maiale").

Molti parigini non gradirono il generale atteggiamento di superiorità e spocchia mostrato dagli americani. Beevor racconta che una ragazza rimase perplessa quando si sentì domandare: "Ma voi sapete cos'è il cinema?". Conclude: «Questi episodi, insieme ai più gravi eccessi compiuti prima, avrebbero prodotto un peggioramento nelle relazioni franco-americane che si fa sentire ancora oggi. Ma se le cose non andarono proprio come previsto, dando vita a un vero martirio in Normandia, lo sbarco alleato fu comunque un successo fondamentale per le sorti europee. Impedì che a fare la parte del leone fosse la sola Armata rossa sovietica (impegnata sul fronte orientale) con le conseguenze geopolitiche che ne sarebbero derivate». Con buona pace dei civili francesi morti per la causa.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

6 giugno 2023 Focus.it
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