I satelliti Landsat usati per localizzare relitti sui fondali marini

Nuovi strumenti di analisi dei dati satellitari permettono di localizzare con precisione relitti di navi e aerei su fondali marini relativamente bassi.

a2
Tracce di relitti localizzati grazie a immagini Landsat.|NASA/USGS Landsat/Jesse Allen/NASA Earth Observatory/Matthias Baeye et al

Cercatori di tesori sottomarini, attenzione: da oggi avete un formidabile concorrente, e basta lo schermo di un computer per trovare ciò che cercate. Con la nuova tecnologia, per avere successo è sufficiente saper leggere e interpretare le fotografie satellitari di Landast 8, da poco in orbita per studiare il nostro pianeta. Come sempre, però, galeoni o meno, non è tutto oro quello che luccica: la comodità ha il suo rovescio della medaglia, e la tecnologia qualche limite.

 

A milioni. Non esiste un registro delle navi affondate dall'inizio della marineria, ma secondo alcune fonti (per esempio l'Unesco) sarebbero almeno 3 milioni gli scafi di ogni epoca che giacciono sui fondali di tutto il mondo. Tra questi ci sono certamente i "classici" galeoni carichi d'oro, ma anche navi militari col loro carico di bombe e munizioni, navi cargo con rifiuti tossici e mercantili di ogni epoca e con ogni genere di carico.

 

 

Un buon numero di queste navi si trova nel nord dell'Oceano Atlantico, soprattutto lungo le coste del Belgio e dei Paesi Bassi (Mare del Nord), affondate durante la Seconda guerra mondiale. Navi pericolose per l'ambiente, tant'è una raccomandazione del Parlamento Europeo invita gli Enti nazionali a realizzare una mappa di questi relitti.

 

L'occhio del satellite. Fino a oggi, per cercare uno scafo affondato si poteva scegliere tra due strade: con una nave appoggio (con un laser che scandaglia il fondale) oppure con un aereo (con il radar). Il primo metodo è lento e richiede acque limpide, il secondo è molto costoso.

Da oggi si possono utilizzare anche le immagini di Landsat 8, grazie a un metodo di analisi delle foto messo a punto da un team di ricercatori della Royal Belgian Institute of Natural Sciences coordinati da Matthias Baeye e Michael Fettweis (vedi Detection of shipwrecks in ocean colour satellite imagery).

 

L'interpretazione delle immagini si basa sul fatto che, quando una nave affonda, crea sul fondale una cavità: in particolari condizioni del mare, la cavità può riempirsi di materiale molto fine, differente dall'area circostante, quello stesso materiale può creare dei pennacchi - che spiccano anch'essi rispetto a ciò che c'è attorno. Bisogna insomma sapere che cosa si cerca e aguzzare la vista.

 

L'analisi di questa immagine ripresa il 1° aprile 2014 da Landsat-8 ha permesso di localizzare un relitto al largo del porto di Zeebrugge, in Belgio. | NASA/USGS Landsat/Jesse Allen/NASA Earth Observatory/Matthias Baeye et al

 

I ricercatori hanno hanno messo alla prova il metodo cercando sulle immagini di Landsat gli indizi di alcuni relitti di cui già si conosce la posizione: la SS Sansip (135 metri), la U.S. Liberty e la SS Samvurn, tutte affondate da mine nel 1944, e la SS Nippon affondata nel 1938. Utilizzando 21 immagini del Landsat 8 gli autori della ricerca hanno localizzato con precisione i pennacchi dei sedimenti prodotti dalle navi, e di conseguenza i relitti.

 

Sono oltre 3 milioni i relitti di navi, sommergibili e aerei che giaciono sui fondali degli oceani. | G. Adams / UNESCO

L'occhio miope. Superata la prova... Basta fotografare gli oceani per trovare ogni possibile relitto?

 

Anche questo metodo ha i suoi limiti, anzi, uno in particolare: con questo sistema, la ricerca è efficace per fondali fino a 15-20 metri di profondità.

 

Non sarebbe stato possibile usarlo per trovare il Titanic, che sta a 3.810 metri di profondità, né aiuterà a trovare i galeoni affondati in acque profonde tra l'Europa e le Americhe.

 

Ma, in fondo, il sistema è pensato per trovare i relitti più pericolosi, e questi quasi certamente si trovano vicino alle coste, adagiati su fondali bassi. I cercatori di tesori possono dormire sonni tranquilli, per adesso.

15 Marzo 2016 | Luigi Bignami