Storia

Sacrifici umani: i bambini Inca

Due mummie rinvenute in Perù raccontano come bambini di pochi anni di età venivano preparati alla cerimonia.

Avevano 6-7 anni quando vennero sepolti, cinque secoli fa, con tutti gli onori sul monte del vulcano Ampato, in Perù. I loro corpi si sono poi mummificati naturalmente, a causa del clima freddo e secco. Erano due bambini Inca, morti per una delle pratiche più oscure delle società antiche: quella dei sacrifici umani. Nel caso specifico si trattava di chiedere la protezione degli dei contro carestie ed eventi naturali catastrofici, come le eruzioni vulcaniche. Ed è stata proprio un'eruzione del vicino vulcano Sabancaya a sciogliere la neve anche sull'Ampato e a permettere il ritrovamento (nel 1995) delle sepolture.

Poi, quest'anno, la storia dei due bambini sacrificati è stata approfondita sul numero di giugno del Journal of Archaeological Science, dove Dagmara Socha e colleghi (Università di Varsavia) hanno presentato i risultati di esami tossicologici effettuati partendo dalle unghie e dai capelli delle due piccole mummie - per verificare se nella cheratina che li costituisce fossero conservate tracce di sostanze stupefacenti o psicotropiche. È emerso che i due bambini furono sottoposti, settimane prima del sacrificio, a un trattamento antidepressivo. In più, masticarono foglie di coca.

Conoscenze farmacologiche. I ricercatori hanno trovato due composti dall'effetto antidepressivo, armalina e armina, ricavate da una liana (Banisteriopsis caapi) che a sua volta, con altri ingredienti, era usata nella cultura religiosa indigena delle Ande, per ottenere una bevanda allucinogena, l'ayahuasca. Ma è molto probabile che i sacerdoti Inca conoscessero l'uso autonomo di armalina e armina come antidepressivi, poiché nei capelli e nei denti delle due piccole mummie non è stato trovato il composto che provoca le allucinazioni, cioè il DMT, che viene ricavato da un arbusto chiamato chacruna (Psychotria viridis).

In pratica, la bevanda somministrata escludeva le allucinazioni e si basava solo su un potere antidepressivo, in modo da mantenere calmi i bambini per l'esecuzione rituale. La ricostruzione che emerge, tenendo conto anche delle testimonianze di conquistadores e missionari spagnoli, è che le vittime sacrificali, prese nei vari angoli dell'impero Inca, giovani ragazze e bambini sopra i 3 anni, venivano condotte nella capitale Cusco per prepararle, informandole anche sul loro destino, per essere poi smistate nelle varie località dell'impero Inca dove si tenevano i sacrifici, in un rituale chiamato capacocha.

Per le ragazze e i bambini doveva chiaramente essere un'esperienza scioccante. Se tuttavia dovevano essere "donati agli dei" per la loro purezza e bellezza, era meglio evitare di assistere a pianti e disperazione. I sacerdoti quindi praticavano sulle vittime designate un trattamento antidepressivo per mantenerle calme e persino contente per la loro sorte.

Dalle Ande agli Appennini. Ai sacrifici umani ricorrevano molto spesso gli Aztechi, ma storici e archeologi non nascondono che la pratica riguardasse anche Greci, Fenici, Cartaginesi e Romani (fino ai tempi delle guerre puniche), salvo poi ricorrere agli animali come sostituti. In una ricerca effettuata su decine di gruppi che hanno praticato i sacrifici umani, si è visto che non erano tanto le società più primitive a praticarli, quanto quelle più strutturate, con élite dominanti e persuasive. Si tratta di uno studio dell'Università di Auckland, in Nuova Zelanda, che ha ricostruito l'evoluzione dei sacrifici umani parallelamente allo sviluppo di società basate su classi in 93 culture ancestrali. Quaranta di queste società praticavano i sacrifici umani, e in quasi il 70% dei casi i sacrifici avvenivano in quelle altamente stratificate (anche come monito e dimostrazione alle classi subalterne della solennità del potere, esercitato in nome degli dei).

Secondo l'antropologo Walter Burkert, autore di La creazione del sacro (Adephi 2003), nella storia dell'uomo a un certo punto si elaborò, a livello religioso, un semplice meccanismo presente in natura: per esempio, quando una gazzella catturata da un leone libera di fatto le altre dal pericolo (possono smettere di correre e continuare a brucare). Se al posto di un pericoloso predatore, mettiamo, fra le paure umane, vulcani esplosivi, divinità irritabili e vendicative, epidemie e carestie, il principio che istituzionalizzarono le caste sacerdotali e di potenti, fu quello di sacrificare qualcuno per salvare la comunità (e se stessi al comando).

27 giugno 2022 Franco Capone
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