Ritrovata una nave dei tempi di Alessandro Magno

Il relitto è stato scoperto grazie all'uso di droni sottomarini e di una vecchia nave spia degli anni della guerra fredda, oggi trasformata in un'imbarcazione ipertecnologica.

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Una serie di anfore vuote ritrovate nei pressi del relitto.|Ocean Exploration Trust

Un team di archeologi ha trovato sul fondo del Mediterraneo un relitto con 149 manufatti risalente ai tempi di Alessandro Magno (IV secolo a.C.). L'imbarcazione affondata era vicino al monte sottomarino Eratostene, a 100 km a sud di Cipro.

 

La spedizione era guidata da Ban Ballard dell'Ocean exploration Trust (OET), uno che ha nel Dna la passione per l'esplorazione dei fondali marini: suo padre Robert fu infatti l'uomo che scoprì il relitto del Titanic.

 

Il ritrovamento è stato effettuato grazie all'uso di droni sottomarini e del Nautilus, una nave spia della Germania Orientale degli anni Settanta che è stata riconvertita per "spiare" il fondo marino in cerca di relitti.

La nave Nautilus ha due sottomarini a comando remoto a bordo (ROV) che lavorano in tandem. Si tratta di un laboratorio robotico d'avanguardia in grado di esplorare in profondità fino a 4.000 metri. Ognuno dei ROV è dotato di telecamere e sensori che ricevono energia elettrica dalla superficie attraverso un cavo a fibra ottica, che trasmette anche dati e video. Ingegneri e scienziati controllano i veicoli da una sala di controllo a bordo di Nautilus. | Ocean Exploration Trust

come Pollicino. Il caso ha voluto che la nave sia naufragata in un punto ideale, dove il fondale si adagia tra i 600 e gli 800 metri: non troppo vicino alla superficie da venire disturbato dall'attività dei pescherecci; e neppure inaccessibile agli studiosi dal momento che il resto del Mediterraneo è profondo tra 2.100 e 2.600 metri. Non solo. Il relitto era anche lontano dalla riva, quindi non è stato rovinato dai detriti portati dalla corrente.

 

Per trovare il relitto i ricercatori hanno seguito una traccia di "rifiuti" lasciati dall'equipaggio della nave. Gli antichi marinai, infatti, erano soliti gettare in mare le anfore vuote dopo aver bevuto il vino. Nella zona del relitto ne sono state trovate così tante che il Nautilus le ha potute seguire come fossero le bricioline della fiaba di Pollicino, fino ad arrivare all'imbarcazione.

 

DATAZIONE. Sono state proprio le anfore che hanno permesso di datare la scoperta, facendola risalire agli anni di Alessandro Magno. In Grecia era il momento in cui le città stato si erano ormai consolidate e i rapporti tra loro, l'Asia Minore e l'Egitto erano fiorenti.

 

Le anfore provenivano da tutto il Mediterraneo: alcune erano dell'isola greca di Chios, allora conosciuta per il suo ottimo vino. Altre erano di fattura fenicia (provenivano quindi dall'odierno Libano). Altre ancora  erano molto antiche: un pezzo potrebbe risalire addirittura al 1500 a.C., l'epoca micenea, quando secondo la leggenda si combatté la guerra di Troia. 

Il monte sottomarino Eratostene, dove è stato trovato il relitto. A 100 chilometri a sud dalla costa di Cipro.

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Mare aperto. Come detto, il relitto è stato trovato in mare aperto. Il che rimette in discussione una convinzione diffusa, quella secondo cui i marinai - prima dell'invenzione della bussola - non osassero navigare lontano dalle coste. Il ritrovamento conferma invece che non era la regola. E che già allora c'era chi, sprezzante del pericolo, prendeva il largo... A volte, come in questo caso, facendo viaggi senza ritorno.

 

Il ritrovamento della nave greca, insieme alla scoperta di due altri relitti ottomani del XIX secolo, sono stati effettuati dalla spedizione di Ballard nel 2010 e nel 2012, ma sono stati descritti su una pubblicazione scientifica soltanto ora.

11 Dicembre 2017 | Giuliana Rotondi