Focus

Ritrovamenti curiosi

Mummie, maschere funerarie, scarpe, cartine del cielo, primordiali computer e i resti di una delle prime chiese cristiane della storia. Un assaggio di quello che è stato trovato negli ultimi anni durante gli scavi archeologici in Italia e nel mondo.

Imbalsamati, liofilizzati, dispersi nello spazio: in tutte le culture ci si preoccupa del “dopo”. In questa immagine, tratta dal numero 267 di Focus (vedi ultima foto), i teschi di Paulino e Juanita stanno per essere portati al cimitero di La Paz (Bolivia), dove l’8 novembre di ogni anno si celebra il “Giorno dei teschi”. Finite le celebrazioni, i parenti dei defunti si riportano i crani a casa.
Nelle foto che seguono mummie, maschere funerarie, ceneri, vampiri... un assaggio di resti umani (e non solo) trovati dagli archeologi.

Sembra riprodurre lo stesso grido disperato dell’Urlo di Munch, la mummia della civiltà Chachapoyas in mostra al Museum of The Nation di Lima (Perù). Ritrovata, insieme ad altre, in piena foresta amazzonica, nel nord del Perù, questa mummia è stata datata tra l’800 e il 1500 d.C.
La cultura preincaica dei Chachapoyas si stabilì sulle alture delle montagne delle sierra settentrionale dove costruì i suoi edifici e città fortificate. Le terre dei “Guerrieri delle nuvole”, come sono anche stati chiamati, furono conquistate dagli Incas poco prima dell’arrivo degli Spagnoli.

Era una donna. Presa dal demonio quand'era in vita, uccisa dalla peste, da non-morta si nutriva dei suoi vicini, cadaveri che si procurava diffondendo la pestilenza, in attesa di raccogliere le forze e uscire dalla sua tomba. Quando l'hanno scoperta hanno interpretato i segni e capito di avere a che fare con un nachzehrer, e c'è un solo modo per fermare questo vampiro: impedirgli di cibarsi. Lo hanno fatto infilandogli a forza un mattone in bocca, giù fino in fondo, spaccando denti e mascelle, secondo un rito consolidato e sfidando il contagio e la morte stessa.
Il ritrovamento è stato fatto a Venezia e qui puoi leggere la storia di questa donna e di come nasce il mito di un vampiro... e come è stato riportato alla luce.

Grandi occhi blu, naso aquilino e labbra sottili. E' questo quello che è apparso agli occhi di alcuni archeologi al lavoro a Huaca Pucllana, a Lima (Perù). La faccia di una bella donna un po' "datata". La maschera funeraria, infatti, appartiene a una mummia di donna, risalente a 1300 anni fa e perfettamente conservata. Secondo gli esperti la donna - ribattezzata “la signora della maschera” - apparteneva alla civiltà Wari, fiorita in Perù prima degli Inca, tra il 600 e il 1100 dopo Cristo. E probabilmente apparteneva a un ceto alto: poche mummie possono "vantare" una maschera così accuratamente lavorata! Nella tomba, probabilmente sfuggita ai furti dei tombaroli, c’erano anche ceramiche e tessuti. Pare infatti che la nobildonna, per ingannare il tempo, facesse la tessitrice.

Un’altra “lady” mummificata e… tatuata
L’ultimo urlo di una mummia

[E. I.]

Povero Ötzi, tutto solo al mondo! Il pastore - rinvenuto nel 1991 su un ghiacciaio al confine tra Austria e Italia - potrebbe oggi non avere "eredi". Apparterrebbe a un sottogruppo di Homo sapiens ormai estinto, o perlomeno rarissimo.
Lo rivelano nuove analisi del DNA. Smentendo l’ipotesi, avanzata in passato, che la mummia possa essere un lontano antenato degli europei odierni. L'uomo di Similaun inoltre non sarebbe nemmeno troppo antico secondo gli scienziati, risalirebbe appena a 5.000 anni fa.
E mentre lo sventurato "sonnecchia" al Museo Archeologico di Bolzano, si infittisce il mistero sulla sua morte. C’è chi è pronto a scommettere sia stato colpito da un asteroide. O che qualcuno l’abbia trafitto alle spalle con una freccia. Sempre che non sia rimasto vittima di un sacrificio rituale.

Leggi la storia di Ötzi
Una mummia al "naturale" (guarda)

[E. I.]

Suda freddo quest’inserviente di un museo messicano. E non ha tutti i torti: ha per le mani una delle mummie più misteriose del mondo. A ridurla così forse non è stato qualche strano rito funebre, ma il clima. Sembra infatti che per le particolari condizioni atmosferiche del cimitero in cui si trovava la salma – una zona collinosa vicino a Guanajuato, in Messico – si sia “rinsecchita” prima ancora di decomporsi.
Nello stesso luogo sono stati rinvenuti più di 100 cadaveri perfettamente conservati.
Il signore incartapecorito della foto morì, insieme ai suoi “vicini” di tomba, durante un’epidemia di colera nel 1833. Per evitare la diffusione della malattia gli "appestati" vennero seppelliti in fretta e furia e probabilmente alcuni creduti morti furono invece sepolti vivi.

L’ “urlo” disperato di una mummia peruviana
La mummia tatuata (guarda)

[E. I.]

Gli egizi nel 3500 a.C. lasciavano l'impronta del piede nella sabbia bagnata e poi producevano con papiro intrecciato una suola delle esatte dimensioni dell'impronta. Per tenerla legata al piede utilizzavano legacci di pelle grezza e così nascevano i primi sandali della storia, anche se tutte le civiltà antiche hanno sviluppato il loro personale modello.
Le scarpine della foto sono state rinvenute in un'antica tomba di Palmyra, città che sorgeva nel cuore del deserto siriano, a 250 chilometri dalla capitale Damasco. Appartenevano a un bambino vissuto almeno 2000 anni fa e oggi sono conservate nel museo della città.
Storia e curiosità della calzatura nella fotogallery "In punta di piedi (e coi tacchi a spillo) nel mondo della scarpa"…

Questa è la più antica rappresentazione della volta celeste che si conosca. Secondo gli esperti infatti questa lastra di bronzo – chiamata Disco di Nebra dal nome della cittadina tedesca vicino alla quale è stata ritrovata – fu scolpita attorno al 1600 a. C.
Raffigura il sole, la luna e le stelle, e alcuni archeologi pensano che sia una specie di “calendario astronomico” portatile: le due linee curve alle estremità infatti indicherebbero il percorso che fa il sole alla latitudine corrispondente alla città di Nebra, tra l'estate e l'inverno. In alto a destra tra la luna e il sole, l'ammasso di sette "placchette" rappresenta secondo qualche esperto le Pleiadi.
Ma non tutti condividono questa interpretazione. Anzi, qualche studioso mette addirittura in dubbio l’autenticità del reperto che è stato scoperto da due saccheggiatori di tombe nell'estate del 1999.

[E. I.]

Un complesso calcolatore astronomico in grado di predire le eclissi, seguire il moto apparente del Sole attraverso le costellazioni, misurare il movimento sinusoidale della Luna e le sue fasi: non stiamo parlando di un moderno strumento di un famoso osservatorio astronomico, ma dell’antichissimo Meccanismo di Antikythera. Recuperato nel fondale davanti all’isola omonima, fra il Peloponneso e Creta, nei primi anni del 1900, questo gigantesco orologio è stato decifrato solo recentemente. Autore di questo studio rivoluzionario, pubblicato da Nature, è stato un gruppo di ricerca dell’Università di Cardiff guidato da Mike Edmunds.
Due sono i display che costituiscono l’ingegnoso meccanismo, uno anteriore e uno posteriore: il primo serviva a calcolare i movimenti degli astri nelle costellazioni, il secondo forniva la misura del tempo in termini astronomici. Quest’antenato del computer sarebbe databile al primo secolo a.C. Il risvolto sensazionale di questa scoperta è che fino ad oggi si pensava che calcoli così complessi fossero stati ideati circa mille anni più tardi rispetto alla costruzione del Meccanismo di Antikythera.

Il Mustang è un antico e sconosciuto regno del Nepal, appeso al cielo (siamo sull'Himalaya) e sospeso nel passato: si vive ancora come nel medioevo, senza luce e telefono e con mulattiere al posto delle strade. Fino al 1992 era proibito visitarlo: soltanto pochi intrepidi esploratori vi erano riusciti. E ancora oggi arrivarci è difficile: per scattare foto o portare telecamere occorre addirittura un permesso speciale. Geograficamente e culturalmente è una parte del Tibet: tra le sue valli chiuse da ripide pareti rocciose e movimentate da caverne nascoste si dipanano villaggi e monasteri tibetani. Le pareti di quest'ultimi sono dipinte con affreschi antichissimi come quello della foto.
Se anche voi siete in vena di esplorazioni, in Mustang o altrove, e vi permettono di scattare foto, inviartecele con i vostri racconti: le migliori saranno premiate.

Del futuro dei tatuaggi vi abbiamo detto nel nostro speciale, dove potete perfino mandarci i vostri indelebili disegni sul corpo. Ma è stata grande la sorpresa di alcuni archeologi peruviani che hanno portato alla luce una mummia risalente a 1500 anni fa, la cui principale caratteristica era un esteso tatuaggio sulla pelle.
Lady di Cao, così l’hanno soprannominata, sarebbe stata una persona di spicco della Civiltà Moche (110-750 d.C.); particolare questo che stravolgerebbe le teorie per cui questa società del Perù sarebbe stata comandata esclusivamente da maschi.
L’ottima conservazione è stata favorita dal sulfide di mercurio con cui è stata seppellita che ha consentito l’eliminazione dei microrganismi.
Guarda il video con il lavoro degli archeologi sulla mummia.

La "signora di Caissargues": così gli archeologi hanno chiamato la giovane donna i cui resti sono stati scoperti in occasione degli scavi eseguiti per la realizzazione di una nuova strada in territorio francese. Agghindata con piccoli gioielli attorno al collo per la cerimonia di sepoltura, la donna è verosimilmente vissuta almeno 5.000 anni fa, nell'ultimo periodo della preistoria europea, vale a dire durante il neolitico.
Solo la scoperta e l'analisi di nuovi fossili consente agli studiosi di risalire ad una quanto più precisa datazione della storia del genere umano.

I primi cristiani sfuggiti alle persecuzioni potrebbero essersi rifugiati proprio qui. Sarebbe questa infatti, secondo gli archeologi che l’hanno scoperta, la chiesa cristiana più antica del mondo.
L’edificio si trova, in Giordania (a Rihab), e sarebbe stato edificato tra il 33 e il 70 d. C. mentre le più antiche chiese finora conosciute risalgono al 400 d.C.
«Ci sono prove - afferma Abdul Qader al-Husan, capo della ricerca archeologica - che questo luogo abbia ospitato i primi 70 discepoli di Gesù che, fuggiti da Gerusalemme, avrebbero riparato in Giordania» .
All’interno della cava, oltre ad alcuni sedili in pietra forse riservati al clero, c’è un profondo tunnel che conduce a una cisterna, da dove probabilmente i rifugiati attingevano l’acqua.
Ma altri esperti si dimostrano più scettici sulla reale datazione dell’edifico e attendono ulteriori analisi sui reperti.

Chissà se Hua Chi, monaco tibetano settantenne, lascerà la sua impronta nella storia. Per ora ne ha lasciate due sul pavimento di un monastero di Tongren in Cina. Duemila preghiere al giorno, per 20 anni, sempre nello stesso angolino, hanno "scavato" nel parquet orme profonde tre centimetri. 
Un po’ meno devoti probabilmente, i proprietari di alcune impronte fossili rinvenute vicino a Ileret in Kenya. I "passetti" preistorici per quanto antichi - risalenti a un milione e mezzo di anni fa - sono tra i più "moderni" che si conoscano, perché appartenuti all’Homo erectus, il predecessore del nostro più immediato antenato, l’Homo sapiens.
Molto più umane di quelle ritrovate qualche tempo fa in Tanzania, appartenute al più "scimmiesco" Australopithecus afarensis, ominide africano vissuto tre milioni e mezzo di anni fa.
Guarda come si è evoluto il nostro

Di monumenti funebri dedicati al gatto in questa sezione, ne abbiamo già visti a volontà. Per non fare torto agli altri quadrupedi di casa quindi, vi mostriamo oggi una mummia di cane. La bestiola conservata - insieme alla sua radiografia - al Guimet Museum di Lione, in Francia, viene direttamente dall'Antico Egitto e fu imbalsamata per tenere compagnia al suo padrone nell'aldilà. Ma anche per propiziare la divinità dalle sembianze di cane, Anubi, protettore delle Necropoli e di tutti i riti funebri.

A vederla così non dice granché, ma questa non è una mummia qualunque. E' infatti la nonna di Tutankhamon, il faraone famoso per la leggenda della maledizione legata alla sua tomba. Tiye, questo il nome della donna, dormirà forse più tranquilla ora che un team di archeologi del Consiglio superiore per le Antichità del Cairo sembra aver fatto luce sulle cause della morte di suo nipote. Il giovane sovrano, che regnò dai 9 anni - tra il 1333 e il 1324 a. C. -morì di malaria a soli 19 anni. La scoperta è stata fatta grazie all'analisi del DNA che ha messo in luce anche un problema alle ossa dovuto forse a una malattia genetica. In questo modo si sono potute scartare ipotesi come l'assassinio per avvelanamento o per un colpo alla nuca.
I ritro

Napoli è una città con due facce: quella di sopra, che conoscono tutti, ha un “doppio” sotterraneo, dove si trovano cunicoli, chiese, enormi cavità, pozzi e acquedotti. La città di sotto è stata scavata fin dai tempi degli antichi Greci per costruire quella di sopra: le antiche cave di tufo sono state collegate tra loro da altri cunicoli e trasformate in cisterne, cimiteri e (durante la Seconda guerra mondiale) rifugi antiaerei.
In questa foto, il cimitero delle fontanelle, creato nelle cave del rione Sanità in seguito alle epidemie che colpirono la città a partire dal ’600.

Viaggia alla scoperta dell'Italia sotterranea

Imbalsamati, liofilizzati, dispersi nello spazio: in tutte le culture ci si preoccupa del “dopo”. In un articolo del numero 267 di Focus vi presentiamo una selezione dei trattamenti post mortem più curiosi.

Guarda l'anteprima del numero e acquista il numero in formato digitale (iOS - Android - Amazon - Zinio (web))

Imbalsamati, liofilizzati, dispersi nello spazio: in tutte le culture ci si preoccupa del “dopo”. In questa immagine, tratta dal numero 267 di Focus (vedi ultima foto), i teschi di Paulino e Juanita stanno per essere portati al cimitero di La Paz (Bolivia), dove l’8 novembre di ogni anno si celebra il “Giorno dei teschi”. Finite le celebrazioni, i parenti dei defunti si riportano i crani a casa.
Nelle foto che seguono mummie, maschere funerarie, ceneri, vampiri... un assaggio di resti umani (e non solo) trovati dagli archeologi.